Una doccia bollente
Sono Francesco, ho 23 anni e passo un sacco di tempo in palestra. Non è solo per i muscoli, ma perché mi sfogo, mi scarico, lascio tutto lo schifo della giornata lì, sotto i pesi. Quel giorno, un giovedì sera, ero stravolto dopo un allenamento pesante. La palestra era quasi vuota, solo qualche ritardatario come me. Mi sono diretto alle docce, con la testa vuota, pensando solo all’acqua calda che mi avrebbe rilassato.
Entro nello spogliatoio, mi spoglio e prendo l’asciugamano. Le docce sono comuni, un open space con i soffioni attaccati al muro, niente divisori, tutto a vista. C’era un altro ragazzo lì, Giacomo, lo conoscevo di vista. Stesso giro, più o meno la mia età, uno che si fa i cazzi suoi ma che ha un fisico da paura. Non so perché, ma mentre mi insaponavo, il mio sguardo è caduto su di lui. O meglio, sul suo cazzo. Non volevo fissarlo, giuro, ma era lì, grosso anche da moscio, pesante, che pendeva come se fosse una cosa a parte. Mi sono sentito strano, un misto di imbarazzo e curiosità. Non sono mai stato con un ragazzo, ma quella cosa mi ha colpito. Troppo.
Lui se n’è accorto. Mi ha guardato negli occhi e ha fatto un occhiolino, un sorrisetto di chi ha capito tutto. Io sono diventato rosso, ho abbassato lo sguardo, ma non riuscivo a togliermelo dalla testa. Poi, con la coda dell’occhio, vedo che inizia a toccarsi. Lentamente, senza fretta, come se fosse la cosa più normale del mondo. Si accarezza il cazzo sotto l’acqua, e quello inizia a gonfiarsi, a diventare duro. Cristo, non avevo mai visto una bestia così. Era enorme, spesso, con le vene in evidenza. Mi sentivo la gola secca, il cuore che batteva forte. Volevo distogliere lo sguardo, ma non ci riuscivo. Era come se mi avesse ipnotizzato.
Dentro di me c’era un casino. Una parte urlava di andarmene, di ignorarlo, che non era roba per me. Ma un’altra parte, più forte, mi diceva di avvicinarmi, di vedere cosa sarebbe successo. Non so perché, ma avevo un bisogno assurdo di toccarlo, di sentirlo. Mi sono avvicinato, un passo alla volta, con l’acqua che mi scorreva sulla schiena. Giacomo non ha detto niente, mi guardava e basta, con quel sorrisetto del cazzo che mi faceva impazzire. Quando sono stato a un metro da lui, mi sono inginocchiato. Non ci ho pensato due volte, era come se il mio corpo si muovesse da solo.
Mi sono trovato davanti quel cazzo gigantesco, duro come il marmo, lucido per l’acqua. Ho allungato una mano, l’ho preso alla base, sentendo quanto era caldo, quanto pesava. Giacomo ha lasciato fare, senza dire una parola. Ho aperto la bocca e l’ho preso dentro, lentamente, sentendo il sapore salato sulla lingua. Non sapevo cosa stavo facendo, ma lo succhiavo come un ossesso, muovendo la testa avanti e indietro, cercando di prenderne il più possibile. Era enorme, mi riempiva tutta la bocca, quasi non riuscivo a respirare. Sentivo i suoi gemiti bassi, le sue mani che mi sfioravano i capelli. “Cazzo, sì, così,” ha mormorato, e quelle parole mi hanno fatto andare fuori di testa. Lo succhiavo come una troia in calore, con la saliva che mi colava sul mento, l’acqua della doccia che mi bagnava la faccia.
Mentre ero lì, perso in quello che facevo, ho sentito un rumore. Qualcuno era entrato nelle docce. Ho alzato lo sguardo, senza smettere, e ho visto un altro ragazzo, uno che non conoscevo, fermo sulla soglia. Era giovane, con un fisico scolpito, e ci guardava con la bocca semiaperta, come se non credesse ai suoi occhi. Pensavo che se ne sarebbe andato, invece si è avvicinato, togliendosi l’asciugamano. Aveva il cazzo già mezzo duro, e ha iniziato a toccarsi mentre ci fissava. “Posso?” ha chiesto con voce roca. Giacomo ha fatto un cenno con la testa, e io, non so perché, ho annuito. Ero in un’altra dimensione, non ragionavo più.
Il nuovo arrivato si è messo accanto a Giacomo, e io ho passato lo sguardo da uno all’altro. Due cazzi davanti a me, uno più grosso dell’altro. Ho lasciato quello di Giacomo per un attimo e ho preso in bocca quello del nuovo, più piccolo ma comunque duro come la pietra. Lo succhiavo con la stessa fame, alternandomi tra i due, con le mani che lavoravano quello che non riuscivo a prendere in bocca. Sentivo i loro gemiti, l’acqua che scrosciava, l’odore di sapone misto a quello di sesso. Ero fuori di me, non capivo più niente, solo che volevo di più.
Poi Giacomo mi ha tirato su per un braccio. “Girati,” ha detto, con un tono che non ammetteva repliche. Mi sono alzato, un po’ tremante, e mi sono appoggiato al muro, con le mani contro le piastrelle bagnate. Sentivo il cuore in gola, ma non volevo fermarmi. Lui si è messo dietro di me, e ho sentito la punta del suo cazzo spingere contro il mio culo. Era enorme, e avevo paura che facesse male, ma ero troppo eccitato per dire di no. Ha sputato sulla mano, si è lubrificato un po’, e ha iniziato a spingere piano. “Rilassati, cazzo,” ha detto, e io ho cercato di fare come diceva, anche se bruciava da morire all’inizio.
Quando è entrato, ho sentito un dolore acuto, ma anche un piacere strano, profondo. Ha iniziato a muoversi, piano all’inizio, poi più forte, sbattendomi contro il muro. Ogni spinta era un mix di dolore e goduria, sentivo il suo cazzo riempirmi completamente, i suoi fianchi che sbattevano contro il mio culo con un rumore bagnato. “Cazzo, sei stretto,” ha grugnito, e io ho solo gemuto, incapace di parlare. Davanti a me, l’altro ragazzo si masturbava guardandoci, con gli occhi pieni di voglia. Poi ha detto: “Tocca a me,” e Giacomo si è tirato indietro per un attimo, lasciandogli spazio.
Il secondo ha preso il suo posto, entrando più facilmente, ma comunque con forza. Mi sbatteva senza sosta, tenendomi per i fianchi, mentre io mi aggrappavo al muro, con le gambe che tremavano. Sentivo l’acqua scorrere su di noi, i loro respiri affannosi, i loro insulti sporchi. “Ti piace, eh, troia?” ha detto uno dei due, e io ho solo annuito, perso in quello che provavo. Si alternavano, uno dopo l’altro, e io li prendevo entrambi, lasciando che mi usassero come volevano. Il culo mi bruciava, ma non mi importava, era come se fossi fatto solo per quello in quel momento.
Alla fine, dopo non so quanto tempo, hanno iniziato a venire. Giacomo mi ha tirato indietro, mi ha fatto inginocchiare di nuovo, e mi ha schizzato in faccia, con getti caldi che mi colavano sulle guance. L’altro ha fatto lo stesso, venendomi sulla bocca, e io ho aperto le labbra, lasciandolo fare. Ero un disastro, con la faccia piena del loro sperma, l’acqua che lo lavava via a metà, ma non mi importava. Ero sfinito, ma soddisfatto in un modo che non riuscivo a spiegare.
Ci siamo sciacquati in silenzio, senza guardarci troppo. Non c’era bisogno di dire niente. Ci siamo asciugati e rivestiti, come se non fosse successo nulla. Prima di andarmene, Giacomo mi ha fatto un altro occhiolino, e io ho sorriso, un po’ imbarazzato ma senza rimpianti. Non so se succederà di nuovo, ma so che non dimenticherò mai quella sera nelle docce. Ho preso la mia borsa e sono uscito, con le gambe ancora molli, ma con una strana calma dentro.
