Racconti Piccanti
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Il suo harem

Il suo harem

05 Maggio 2026·8 min di lettura

Non so come ci siamo arrivati, ma ormai è diventato un rituale. Ogni venerdì sera, io, Matteo e Luca ci ritroviamo a casa di Silvia. Lei la chiama “serata cinema”, ma di film non se ne parla proprio. Non c’è niente di romantico o di complicato in quello che succede: è puro istinto, un gioco di potere e desiderio che ci tiene tutti appesi a un filo. Silvia ha trentacinque anni, un corpo che sembra scolpito per provocare e un modo di fare che ti fa sentire sempre un passo indietro. Non ci sono chiacchiere inutili o pretese di intimità emotiva. Solo regole, chiare e nette, e una fame che ci divora tutti.

Il primo venerdì che sono andato da lei, ero nervoso. Non sapevo cosa aspettarmi, anche se Matteo mi aveva avvisato. “È una che sa quello che vuole,” mi aveva detto con un ghigno, “e se non stai al gioco, sei fuori.” Quando sono arrivato, Silvia mi ha aperto la porta con una vestaglia di seta nera, aperta sul davanti, che lasciava intravedere tutto: i seni pieni, i capezzoli scuri già turgidi, la pelle liscia che scendeva fino a quel triangolo di peli curati. Mi ha squadrato con un sorriso appena accennato. “Sei in ritardo, ragazzino,” ha detto, con quella voce bassa che ti entra dentro. “Gli altri sono già qui. Spogliati e mettiti in fila.”

Non ho fatto domande. Mi sono tolto i vestiti, lasciandoli in un mucchio vicino alla porta, e ho seguito le sue istruzioni. Matteo e Luca erano già lì, nudi, in piedi uno accanto all’altro in salotto. Silvia si è seduta su una poltrona di pelle, le gambe accavallate, la vestaglia che scivolava di lato mostrando ancora di più. “Bene,” ha detto, guardandoci uno per uno. “Sapete come funziona. A turno, mi fate godere. Io tengo il punteggio. Chi mi fa venire di più, vince. E il premio lo sapete già.” Ha passato una mano tra le cosce, sfiorandosi con un gesto lento, provocatorio. “Niente preservativo. Tutto al naturale. Ma dovete guadagnarlo.”

Ho sentito il sangue pomparmi nelle vene, un calore che partiva dallo stomaco e scendeva più in basso. Matteo mi ha dato una gomitata leggera. “Tu vai per ultimo, novellino. Guarda e impara.” Silvia ha riso piano, un suono che sembrava quasi una sfida. “Non farti intimidire,” mi ha detto, fissandomi negli occhi. “Voglio vedere di cosa sei capace.”

Abbiamo iniziato. Luca è stato il primo. Si è inginocchiato davanti a lei, che ha aperto le gambe senza pudore, appoggiandosi allo schienale della poltrona. Ho guardato mentre lui le baciava l’interno delle cosce, le sue mani che le stringevano i fianchi. Silvia ha chiuso gli occhi per un attimo, ma poi li ha riaperti, guardandoci con un’espressione che sembrava dire: “Vediamo quanto valete.” Luca ha iniziato a leccarla, con movimenti lenti ma decisi, la lingua che scivolava tra le pieghe della sua carne. Lei ha emesso un gemito basso, quasi un ringhio, e ha afferrato i suoi capelli, spingendolo più vicino. “Sì, così,” ha mormorato. “Non fermarti.”

Io e Matteo stavamo lì, in piedi, a guardare. Sentivo il mio corpo reagire, il desiderio che montava mentre ascoltavo i suoni umidi della bocca di Luca su di lei, i respiri pesanti di Silvia che si trasformavano in piccoli ansiti. Dopo qualche minuto, il corpo di Silvia si è irrigidito, le sue cosce hanno tremato e ha lasciato andare un gemito forte, quasi un urlo. “Uno,” ha detto, con il fiato corto, spingendo via Luca con un gesto della mano. “Non male. Prossimo.”

Matteo si è fatto avanti, un sorrisetto sulle labbra. “Ora ti faccio vedere io,” ha detto, inginocchiandosi. Silvia lo ha guardato con un sopracciglio alzato. “Parole, parole. Fammi vedere i fatti.” Lui non ha perso tempo. Le ha aperto le gambe ancora di più, le sue mani grandi che le stringevano le natiche, e ha iniziato a lavorarla con la lingua, alternando movimenti veloci e lenti. Poi ha spostato l’attenzione più in basso, leccandole anche il culo con una dedizione quasi feroce. Silvia ha inclinato la testa indietro, i suoi gemiti che riempivano la stanza. “Oh, cazzo, sì,” ha ansimato, le sue mani che gli stringevano la nuca. “Proprio lì. Continua.”

Quando è venuta per la seconda volta, il suo corpo si è contratto così forte che sembrava sul punto di spezzarsi. Ha spinto via Matteo, ansimando. “Due,” ha detto, con un sorriso soddisfatto. Poi ha guardato me. “Tocca a te, ragazzino. Non deludermi.”

Mi sono inginocchiato, il cuore che mi batteva all’impazzata. Il suo odore mi ha colpito subito, un mix di sudore e desiderio che mi ha fatto girare la testa. Le sue cosce erano calde sotto le mie mani, la sua pelle umida e scivolosa. Ho iniziato piano, assaporandola, la mia lingua che esplorava ogni centimetro. Il sapore era forte, salato, con una dolcezza che non mi aspettavo. Lei ha sospirato, un suono che mi ha spinto a continuare. “Non male,” ha detto, la voce roca. “Ma puoi fare di meglio. Più forte.”

Ho obbedito. Ho aumentato il ritmo, succhiando e leccando con più intensità, alternando tra la sua figa e il suo culo, sentendo i suoi muscoli contrarsi sotto la mia bocca. I suoi gemiti sono diventati più frequenti, più profondi, e ho capito che ero sulla strada giusta. “Cazzo, sì,” ha ringhiato, spingendomi la testa contro di lei. “Proprio così. Non fermarti.” Quando è venuta, il suo corpo si è scosso violentemente, un urlo che mi ha vibrato nelle orecchie. Mi ha spinto via, ansimando. “Tre. Non male per un novellino.”

Abbiamo continuato così per un’altra ora, a turni, ognuno di noi che cercava di superarsi. Silvia teneva il punteggio con una precisione quasi clinica, ma il suo corpo tradiva ogni emozione: il sudore che le colava lungo il collo, i capezzoli duri come pietre, i respiri che si trasformavano in rantoli. Alla fine, il punteggio era vicino: Luca aveva fatto venire Silvia cinque volte, Matteo sei, e io, incredibilmente, sette. Lei ci ha guardato, la vestaglia ormai completamente aperta, il corpo lucido di sudore. “Complimenti, ragazzino,” ha detto, con un sorriso predatorio. “Hai vinto. Vieni qui.”

Mi sono avvicinato, il cuore che mi martellava nel petto. Lei si è alzata dalla poltrona, lasciandosi scivolare la vestaglia di dosso, e si è chinata sul bracciolo, offrendomi la vista del suo culo perfetto e della sua figa ancora bagnata. “Niente gomma,” ha detto, voltandosi a guardarmi. “Fammi sentire tutto. Ma fai piano all’inizio. È grosso, lo vedo.”

Ho sentito il sangue affluirmi al volto, ma anche un’ondata di eccitazione pura. Mi sono posizionato dietro di lei, le mani sui suoi fianchi, e ho iniziato a spingere piano. La sensazione era indescrivibile: il calore, la stretta, l’umidità che mi avvolgeva centimetro dopo centimetro. Era stretta, ma scivolosa, e ogni movimento mi faceva perdere un po’ di più il controllo. “Cazzo,” ho mormorato, senza riuscire a trattenermi. Lei ha riso piano. “Sì, è grosso. Ma ce la faccio. Spingi più forte.”

Ho obbedito, aumentando il ritmo, le mie mani che le stringevano i fianchi mentre la penetravo con spinte sempre più profonde. Il suono dei nostri corpi che si scontravano riempiva la stanza, un rumore umido e ritmico che si mescolava ai suoi gemiti e ai miei respiri pesanti. “Così, bravo,” ha ansimato. “Fammi sentire quanto lo vuoi.” Ho sentito i suoi muscoli contrarsi intorno a me, una pressione che mi faceva impazzire, e ho dovuto concentrarmi per non venire subito.

Matteo e Luca guardavano, in silenzio, ma potevo sentire la tensione nell’aria, il loro desiderio di essere al mio posto. Silvia si è voltata a guardarmi, i suoi occhi pieni di sfida. “Non rallentare,” ha detto, con la voce spezzata dal piacere. “Voglio venire di nuovo. Fammi vedere che sai fare.” Ho spinto più forte, più veloce, sentendo il suo corpo rispondere, i suoi gemiti che diventavano urli. Quando è venuta, il suo corpo si è contratto così forte che quasi mi ha spinto fuori, un’ondata di calore e umidità che mi ha portato al limite.

“Non ancora,” ha ringhiato, accorgendosi che stavo per perdere il controllo. “Girami.” L’ho fatto, sollevandola con facilità e sdraiandola sulla poltrona, le gambe spalancate. Mi sono chinato su di lei, penetrandola di nuovo, guardandola negli occhi mentre lo facevo. La sua espressione era pura estasi, la bocca socchiusa, i respiri che uscivano in rantoli. “Dammi tutto,” ha sussurrato, le sue mani che mi graffiavano la schiena. “Fammi sentire ogni centimetro.”

L’ho accontentata, spingendo con tutta la forza che avevo, il mio corpo che sbatteva contro il suo, il sudore che ci incollava l’uno all’altra. Il suo odore era ovunque, un mix di sesso e desiderio che mi ubriacava. I suoi capezzoli sfregavano contro il mio petto, duri e caldi, e ogni gemito che le usciva dalla bocca era un colpo diretto al mio autocontrollo. “Sto per venire di nuovo,” ha ansimato, le sue cosce che tremavano intorno a me. “Non fermarti. Cazzo, non fermarti.”

Quando è venuta, è stato come un’esplosione: il suo corpo si è irrigidito, un urlo che mi ha perforato le orecchie, le sue unghie che mi scavavano nella carne. Non ce l’ho fatta più. “Sto venendo,” ho detto, la voce roca, e lei mi ha stretto più forte. “Fallo dentro,” ha sussurrato, con un sorriso che era pura malizia. “Hai vinto. Goditelo.” Mi sono lasciato andare, un’ondata di piacere che mi ha travolto, svuotandomi dentro di lei, ogni spasmo più intenso del precedente.

Siamo rimasti così per un momento, ansimanti, i corpi ancora uniti. Poi lei mi ha spinto via con un gesto gentile ma deciso. “Bravissimo,” ha detto, con un sorriso soddisfatto. “Ma la serata non è finita. Ragazzi, tocca a voi. Vediamo chi vince la prossima volta.” Ho guardato Matteo e Luca, che già si stavano preparando, e ho capito che questo gioco non sarebbe mai finito. E, sinceramente, non volevo che finisse.

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