Racconti Piccanti
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Voglio il tuo cazzo nel parco

Voglio il tuo cazzo nel parco

05 Marzo 2026·5 min di lettura

Non so nemmeno perché sto scrivendo questa roba, ma ho bisogno di tirarla fuori. Sono Luca, ho 22 anni, e sì, sono un tipo che non si fa problemi a dire quello che pensa. Vivo per le serate in cui posso bere, ballare e, se capita, rimorchiare qualcuno che mi faccia perdere la testa. Non sono il tipo da storie d’amore, io voglio solo divertirmi, sentire il cuore che batte forte e il corpo che trema. E quella notte in discoteca, be’, è andata proprio così.

Era un sabato sera, uno di quelli afosi di luglio, con la pelle che ti si appiccica ai vestiti. Ero al “Black Hole”, una discoteca di periferia dove la musica ti spacca i timpani e la gente si struscia senza vergogna. Ero già un po’ brillo, avevo in mano una birra tiepida e guardavo la pista. Poi l’ho visto. Un ragazzo, più o meno della mia età, capelli scuri spettinati, jeans aderenti e una maglietta nera che gli segnava i muscoli. Ballava da solo, con una sicurezza che mi ha fatto venir voglia di avvicinarmi subito. Non so, aveva un’aria da stronzo, ma di quelli che ti fanno venir voglia di scoprire quanto sono stronzi davvero.

Mi sono fatto strada tra la folla, il cuore che già mi batteva un po’ più veloce. Non sono timido, ma c’era qualcosa in lui che mi faceva sentire un misto di eccitazione e insicurezza. Gli sono arrivato vicino, ho iniziato a ballare a mezzo metro da lui, guardandolo dritto negli occhi. Lui ha ricambiato lo sguardo, un sorrisetto che sembrava dire “E tu chi cazzo sei?”. Ho fatto un passo in più, gli ho sfiorato il braccio con la mano, come per sbaglio. La sua pelle era calda, sudata, e quel contatto mi ha mandato una scossa dritta allo stomaco. Dentro di me pensavo: “Luca, stai tranquillo, non fare il coglione”, ma un’altra parte urlava di andare avanti, di provarci. Alla fine, ho tirato fuori un “Ti va di bere qualcosa con me?”. Lui ha alzato un sopracciglio, poi ha annuito. “Perché no.”

Abbiamo preso un paio di shottini al bancone, e mentre parlavamo di stronzate – tipo la musica di merda che mettevano – ho iniziato a sfiorargli la gamba con la mia sotto il tavolo. Lui non si è tirato indietro, ma non diceva niente. Mi guardava e basta, con quegli occhi che sembravano volermi spogliare. Ero confuso, non capivo se mi stesse prendendo per il culo o se ci stesse. Però sentivo il sangue che mi ribolliva, e non potevo fermarmi. Gli ho chiesto se voleva uscire a prendere una boccata d’aria. Ha detto di sì, e siamo finiti fuori, appoggiati al muro della discoteca, lontani dalla calca.

Lì, al buio, con l’odore di fumo e alcol nell’aria, ho fatto il passo. Gli ho messo una mano sul fianco, tirandolo verso di me. Lui non si è mosso, ma ha inclinato la testa, come per sfidarmi. “Che vuoi fare?” ha chiesto, con un tono che mi ha fatto venire i brividi. Non ho risposto, gli ho solo passato una mano dietro la nuca e l’ho baciato. La sua bocca sapeva di vodka e sigarette, e mi ha morso il labbro, forte, facendomi gemere. Ero già duro nei pantaloni, e sentivo che anche lui lo era. Ma avevo paura, cazzo, paura che qualcuno ci vedesse, che facessi una figura di merda. Però non potevo tornare indietro.

Ci siamo spostati poco lontano, verso un parco che sta dietro la discoteca. C’era un cespuglio alto, uno di quelli fitti, che ci nascondeva. Lì ci siamo lasciati andare. Mi ha spinto contro il tronco di un albero vicino, con una mano mi ha afferrato i capelli e con l’altra mi ha abbassato i jeans. Io gli ho slacciato i suoi, tremando, mentre ci baciavamo come due animali. Mi ha girato di spalle, premendomi contro il tronco ruvido, e ha iniziato a toccarmi il culo, prima piano, poi con più forza, allargandomi con le dita. “Ti piace, eh?” ha ringhiato, e io ho solo annuito, con il fiato corto. Ha sputato sulla mano, se l’è passato sul cazzo, e ha iniziato a strusciarmelo contro. Io mi sono chinato di più, appoggiando le mani al tronco, con le gambe che mi tremavano. Non volevo pensare, volevo solo sentire.

Quando ha iniziato a spingere dentro di me, ho stretto i denti per il dolore, ma anche per il piacere che mi faceva impazzire. “Cazzo, sei stretto,” ha detto, con la voce roca, mentre si muoveva piano, centimetro per centimetro. Io respiravo a fatica, sentendo ogni spinta, ogni movimento. L’odore di terra umida e sudore mi riempiva il naso, e il suono dei nostri corpi che sbattevano era l’unica cosa che sentivo, oltre ai suoi gemiti e ai miei. “Più forte,” gli ho detto, quasi implorandolo, e lui non si è fatto pregare. Mi ha afferrato i fianchi con entrambe le mani, tirandomi verso di lui, e ha iniziato a scoparmi come un pazzo. Ogni colpo mi faceva vedere le stelle, e io mi mordevo il labbro per non urlare. Sentivo il suo respiro sul collo, i suoi denti che mi sfioravano la pelle, e il calore del suo corpo che mi schiacciava.

Non so quanto è durato, ma quando ho sentito che stavo per venire, gliel’ho detto. “Sto per esplodere, cazzo.” Lui ha riso, un suono basso e sporco, e ha accelerato ancora di più, fino a che non ho potuto più trattenermi. Sono venuto con un gemito strozzato, sporcando il tronco davanti a me, mentre lui continuava a spingere. Poi l’ho sentito irrigidirsi, ha imprecato sottovoce e si è tirato fuori all’ultimo, venendo sul mio culo. Eravamo un disastro, sudati, sporchi, con i pantaloni calati e il fiato corto.

Ci siamo rivestiti in silenzio, evitando di guardarci. Gli ho chiesto se voleva tornare in discoteca, ma lui ha scosso la testa. “Ci vediamo in giro,” ha detto, e se n’è andato senza aggiungere altro. Io sono rimasto lì un attimo, con le gambe molli e il cuore che ancora batteva forte. Poi sono tornato dentro, ho preso un’altra birra e ho cercato di far finta che non fosse successo niente.

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