Racconti Piccanti
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Sul sedile posteriore

Sul sedile posteriore

30 Marzo 2026·9 min di lettura

Mi chiamo Giulia, ho trentotto anni, e sono sposata con Marco da quasi dieci. La nostra vita sessuale è sempre stata… diciamo soddisfacente, ma negli ultimi anni si era un po’ appiattita. Sempre le stesse posizioni, gli stessi orari, la stessa camera da letto. Non che mi lamentassi, ma sentivo che mancava qualcosa, un brivido, un rischio. Marco lo sapeva, anche se non ne parlavamo mai apertamente. Poi, una sera di fine estate, tutto è cambiato.

Erano le nove passate, avevamo appena cenato, e Marco mi ha guardato con un’espressione che non gli vedevo da anni. “Andiamo a fare un giro,” ha detto, con un tono che non ammetteva repliche. Non mi ha spiegato nulla, ma ho sentito un fremito nello stomaco. Mi sono infilata un vestitino leggero, di quelli che uso per stare comoda in casa, senza nemmeno pensarci troppo. Lui ha preso le chiavi della macchina e siamo usciti.

Abbiamo guidato per una ventina di minuti, in silenzio. La tensione nell’aria era palpabile, come se entrambi sapessimo che stava per succedere qualcosa di diverso. Siamo arrivati sul lungomare, un posto che frequentiamo spesso di giorno, ma che di sera assume un’atmosfera più intima, quasi clandestina. Marco ha parcheggiato in una zona un po’ defilata, vicino a un muretto basso che dava sulla spiaggia. C’erano poche macchine intorno, ma si vedevano coppie che passeggiavano a una cinquantina di metri, con le loro risate che arrivavano a tratti, portate dal vento salmastro.

“Scendi un attimo,” mi ha detto, con quella voce bassa e decisa che usa quando vuole prendere il controllo. Sono scesa, un po’ confusa, ma eccitata. Ha aperto il bagagliaio, ha tirato fuori una piccola busta di plastica nera e me l’ha mostrata. “Ho preso una cosa per noi,” ha detto, con un sorrisetto che mi ha fatto battere il cuore più forte. Non ho avuto il tempo di chiedere, perché mi ha preso per mano e mi ha spinto verso il sedile posteriore. “Sali e sdraiati,” ha ordinato. Ho obbedito, con le guance che bruciavano, non sapendo cosa aspettarmi.

Mi sono sdraiata sui sedili, il tessuto ruvido sotto la schiena, e ho sentito il cuore martellarmi nel petto. Marco si è chinato su di me, chiudendo la portiera con un movimento secco. “Alza il vestito e apri le gambe verso il finestrino,” ha detto, guardandomi dritto negli occhi. Ho esitato un secondo, sentendo il peso di quelle parole. Il finestrino era abbassato a metà, e anche se non c’era nessuno proprio davanti, l’idea che qualcuno potesse passare e vedere mi faceva tremare. Ma ho fatto come mi ha chiesto, tirando su il vestito fino alla vita e divaricando le cosce. L’aria fresca della sera mi accarezzava la pelle, facendomi venire la pelle d’oca.

Marco ha tirato fuori dalla busta un piccolo oggetto di silicone nero, lucido, a forma di cono con la base larga. Ho capito subito cos’era, e un misto di vergogna e curiosità mi ha travolto. “Lo sai cos’è, vero?” ha chiesto, con un tono che era quasi una sfida. Ho annuito, incapace di parlare. “Bene. Voglio provarlo con te. Qui. Ora.” Ha aperto una boccettina di lubrificante che aveva nella tasca e ne ha versato un po’ sul plug, spalmendolo con le dita. Il suono del liquido viscoso che si spargeva era quasi osceno nel silenzio dell’auto.

“Rilassati,” mi ha detto, mentre si chinava tra le mie gambe. Ho sentito la punta fredda del plug premere contro di me, proprio lì, dove non avevamo mai osato andare oltre qualche timido tocco. “Respira,” ha sussurrato, e io ho provato a obbedire, anche se il mio corpo era teso come una corda. Lentamente, con una pressione costante, ha spinto il plug dentro di me. Ho emesso un gemito soffocato, un misto di disagio e una sensazione nuova, intensa. “Brava, così,” ha detto, con una voce che grondava soddisfazione. “Lo senti tutto dentro, vero? Piccolo ma presente.”

Ho annuito, mordendomi il labbro. La sensazione era strana, ma non spiacevole. Mi riempiva in un modo che non avevo mai provato, e ogni piccolo movimento mi faceva percepire la sua presenza. Marco si è tirato indietro un attimo per guardarmi, con le gambe spalancate verso il finestrino, il vestito arrotolato in vita, e il suo sguardo mi ha fatto arrossire ancora di più. “Sei uno spettacolo,” ha detto, con un tono che era quasi un ringhio. “Chissà cosa penserebbero quelle coppie laggiù se ti vedessero così, tutta aperta per me.”

Le sue parole mi hanno colpito come un’ondata, facendomi sentire esposta e desiderata allo stesso tempo. Ho girato la testa verso il finestrino, temendo di vedere qualcuno, ma c’era solo il buio punteggiato dalle luci lontane del lungomare. “Non guardano, tranquilla,” ha detto Marco, intuendo i miei pensieri. “Ma potrebbero. E a me piace che tu lo sappia.” Si è chinato di nuovo su di me, e ho sentito la sua mano scivolare tra le mie cosce, sfiorarmi sopra le mutandine. “Sei già bagnata,” ha constatato, con un ghigno. “Ti eccita essere così, eh? Con quel coso nel culo e le gambe aperte per chiunque passi.”

“Marco, smettila,” ho mormorato, ma la mia voce era debole, tradita dal respiro affannoso. Lui ha riso piano, tirando di lato le mutandine con un gesto secco. “Non vuoi che smetta,” ha detto, infilando due dita dentro di me senza preavviso. Ho trattenuto un gemito, stringendo i denti, mentre le sue dita si muovevano con decisione, esplorando ogni centimetro. La combinazione del plug e delle sue dita era quasi troppo, un sovraccarico di sensazioni che mi faceva girare la testa. Sentivo l’odore del lubrificante, un vago sentore chimico misto al mio stesso calore, e il suono delle sue dita che si muovevano dentro di me era umido, insistente.

“Ti piace?” ha chiesto, guardandomi negli occhi mentre spingeva più a fondo. “Dimmi come ti senti.” Ho esitato, con il viso in fiamme, ma lui ha insistito. “Parla, Giulia. Voglio sentirtelo dire.” Ho deglutito a fatica, poi ho sussurrato: “Mi sento… piena. Strana, ma… bene. Mi piace.” La mia voce era un filo, ma lui ha sorriso, soddisfatto. “Brava. Vedrai, sarà ancora meglio.”

Si è tirato indietro per slacciarsi i jeans, e io ho guardato, ipnotizzata, mentre tirava fuori il suo cazzo, già duro, con la punta lucida. Non è enorme, ma è spesso, e in quel momento mi sembrava la cosa più desiderabile del mondo. “Lo vuoi, vero?” ha detto, accarezzandosi lentamente davanti a me. Ho annuito, incapace di distogliere lo sguardo. “Dillo,” ha ordinato. “Voglio sentirlo.”

“Lo voglio,” ho detto, con la voce tremante. “Ti voglio dentro di me.” Lui ha sorriso, un sorriso predatorio, e si è chinato su di me, posizionandosi tra le mie gambe. “Tienile bene aperte,” ha detto, e io ho obbedito, spingendo le cosce verso i lati finché non ho sentito i muscoli tirare. Ha sfregato la punta contro di me, stuzzicandomi, facendomi fremere. “Sei pronta?” ha chiesto, ma non ha aspettato la risposta. Ha spinto dentro con un movimento deciso, riempiendomi completamente.

Ho lasciato uscire un gemito più forte, incapace di trattenermi. La sensazione del plug e di lui dentro di me allo stesso tempo era intensa, quasi al limite del sopportabile, ma incredibilmente eccitante. Marco ha iniziato a muoversi, con spinte lente ma profonde, e ogni volta che si ritirava e spingeva di nuovo sentivo tutto, ogni centimetro, ogni dettaglio. “Cazzo, sei stretta così,” ha grugnito, con il respiro pesante. “Lo senti quanto ti stringe con quel coso dentro?”

“Sì,” ho ansimato, aggrappandomi ai sedili con le mani. “Lo sento… troppo.” Lui ha riso, una risata roca, e ha accelerato il ritmo, facendomi sobbalzare a ogni spinta. La macchina dondolava appena, e il suono dei nostri corpi che sbattevano l’uno contro l’altro riempiva l’abitacolo, insieme ai nostri respiri e ai miei gemiti che non riuscivo a controllare. Sentivo il suo sudore gocciolare sulla mia pelle, l’odore salato del suo corpo mischiato al mio, e il calore che si accumulava tra di noi, appiccicoso e reale.

“Guarda fuori,” ha detto a un certo punto, con la voce spezzata dallo sforzo. “Guarda quelle coppie che passeggiano. Pensi che ci vedano? Pensi che sentano i tuoi versi?” Ho girato la testa verso il finestrino, con il cuore che mi martellava, e ho visto le sagome lontane di due persone che camminavano lungo il muretto. Non potevano vederci davvero, ma l’idea mi ha travolto come un’ondata, facendomi stringere ancora di più intorno a lui. “Ti piace, eh?” ha detto Marco, notando la mia reazione. “Ti piace sapere che sei qui, tutta spalancata, mentre loro non sanno niente.”

“Sei un bastardo,” ho mormorato, ma non c’era rabbia nella mia voce, solo un’eccitazione che mi bruciava dentro. Lui ha riso di nuovo, poi si è chinato su di me, con la mano che scivolava intorno alla mia gola. Non stringeva forte, ma la pressione era lì, un controllo che mi faceva sentire sua in un modo che non avevo mai provato. “Apri la bocca,” ha detto, e io l’ho fatto, senza pensare. Ha sputato dentro, un gesto crudo, diretto, e io ho sentito il sapore salato sulla lingua, caldo e inaspettato. “Ingoia,” ha ordinato, e io l’ho fatto, con il viso che bruciava di vergogna ma anche di un desiderio che non riuscivo a spiegare.

“Brava,” ha detto, con un tono di approvazione che mi ha fatto fremere. Ha continuato a muoversi dentro di me, con la mano ancora sulla mia gola, e io sentivo ogni cosa: il plug che premeva ogni volta che lui spingeva, il suo peso sopra di me, il suo respiro caldo sul mio viso. “Dimmi come ti senti,” ha detto di nuovo, e questa volta non ho esitato. “Mi sento… tua,” ho ansimato. “Mi sento piena, usata, e… mi piace.” Lui ha grugnito, chiaramente eccitato dalle mie parole, e ha aumentato il ritmo, spingendo più forte, più veloce.

“Sto per venire,” ha detto dopo un po’, con la voce tesa. “Dove lo vuoi?” Ho esitato un attimo, poi ho detto, con un filo di voce: “Dentro. Lo voglio dentro.” Lui ha annuito, con un’espressione quasi feroce, e ha dato un’ultima serie di spinte, profonde e decise. Ho sentito il calore del suo orgasmo riempirmi, un’esplosione che ha scatenato anche il mio. Ho gridato, un suono che non sono riuscita a trattenere, mentre tutto il mio corpo si contraeva intorno a lui, tremando per l’intensità del momento.

Siamo rimasti così per qualche istante, ansimando, con i corpi ancora incastrati l’uno nell’altro. Marco si è tirato indietro lentamente, e io ho sentito il plug ancora dentro di me, un promemoria di quello che era appena successo. “Sei stata perfetta,” ha detto, con un tono più dolce ora, mentre si ricomponeva. Io ho abbassato il vestito, con le mani che tremavano, e mi sono seduta, sentendomi stordita ma soddisfatta.

Fuori, il lungomare era ancora tranquillo, le coppie continuavano a passeggiare ignare, e io ho sentito un ultimo brivido di eccitazione al pensiero di quello che avevamo fatto, proprio sotto i loro occhi, senza che lo sapessero. Marco mi ha guardato, con un sorriso complice, e ha detto: “La prossima volta troviamo un posto ancora più affollato.” Ho riso, un po’ nervosa, ma dentro di me sapevo che non vedevo l’ora.

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