“La Musica Arriva Forte”
Non avrei mai pensato di rivederlo proprio lì, al matrimonio di Chiara. Eravamo al ricevimento, in una villa elegante appena fuori città, con le luci soffuse e il profumo di fiori freschi che aleggiava ovunque. Io ero al tavolo con qualche vecchia conoscenza dell’università, sorseggiando un bicchiere di prosecco, quando l’ho notato. Lorenzo. Era dall’altra parte del salone, vicino al buffet, con una camicia bianca che gli stava fin troppo bene e un sorriso che sembrava non essere cambiato di un giorno. I nostri sguardi si sono incrociati per un istante, e ho sentito un calore improvviso salirmi dal petto. Non ci vedevamo da anni, ma quel vecchio fuoco, quell’attrazione che ogni tanto tornava a bruciare tra noi, era ancora lì, intatta.
Mi sono alzata per prendere un altro bicchiere, solo per avere una scusa per avvicinarmi. Lui mi ha visto venire e si è mosso nella mia direzione, con quella calma sicura che mi aveva sempre fatto perdere la testa. “Ehi, non pensavo di trovarti qui,” ha detto, la voce bassa, quasi intima, nonostante la musica e le risate intorno a noi. “Neanch’io,” ho risposto, cercando di sembrare disinvolta mentre il cuore mi batteva più forte. “Ma sai, Chiara ha sempre avuto il dono di riunire tutti.” Abbiamo chiacchierato per un po’, ricordi dell’università, qualche battuta su quanto fossimo cambiati o no. Ma c’era qualcosa nei suoi occhi, un’intensità che non riuscivo a ignorare. E quando mi ha sfiorato il braccio per indicarmi qualcosa, un gesto banale, ho sentito la pelle d’oca.
“Ti va di fare due passi? Qui è un po’ troppo rumoroso,” ha proposto a un certo punto, con un tono che non lasciava spazio a malintesi. Ho annuito, il fiato corto, sapendo benissimo dove potevamo andare a finire. Mi ha guidato fuori dal salone principale, lontano dagli occhi degli altri invitati, verso una piccola sala relax che probabilmente serviva per chi voleva prendersi una pausa dalla festa. La porta era socchiusa, e la musica arrivava ancora forte, un ritmo pulsante che sembrava scandire i battiti del mio cuore. Appena entrati, ha chiuso la porta dietro di sé, non a chiave, e questo dettaglio mi ha fatto rabbrividire. Sapevamo entrambi che chiunque avrebbe potuto entrare, magari cercando il bagno o un angolo tranquillo. Ma quel rischio, invece di spaventarmi, mi eccitava da morire.
Mi ha guardato per un istante, poi si è avvicinato. “Sai che non dovremmo,” ha detto, ma il suo tono era tutto tranne che serio. “E da quando ti importa di quello che si dovrebbe fare?” ho ribattuto, la voce già un po’ roca. Ha sorriso, un sorriso che conoscevo bene, e mi ha spinto con decisione contro il divanetto di pelle nera al centro della stanza. Il contatto con il tessuto freddo mi ha fatto sobbalzare, ma il calore del suo corpo premuto contro il mio ha cancellato tutto il resto. “Sei sempre la stessa,” ha mormorato, le mani che già scivolavano sui miei fianchi, alzando leggermente il vestito lungo che indossavo. “E tu sei sempre un bastardo che non sa tenere le mani a posto,” ho risposto, ma non c’era rimprovero nelle mie parole, solo voglia.
Le sue dita hanno trovato l’orlo delle mie mutandine, sfiorando la pelle sensibile dell’interno coscia. Ho trattenuto il fiato mentre lui si chinava a baciarmi il collo, il suo respiro caldo che mi faceva venire i brividi. “Dimmi che non lo vuoi,” ha sussurrato, ma sapevamo entrambi che era una provocazione. “Sta’ zitto e muoviti,” ho detto, spingendo i fianchi contro di lui. Ha riso piano, un suono profondo che mi ha attraversato come una scossa. Ha tirato giù le mutandine in un gesto rapido, lasciandole cadere a terra, e io ho sentito l’aria fresca sulla pelle nuda, subito sostituita dal calore delle sue mani che mi stringevano le cosce.
Si è slacciato i pantaloni con una mano, senza mai smettere di guardarmi negli occhi. Ho visto il rigonfiamento evidente sotto i boxer, e quando li ha abbassati, il suo membro è saltato fuori, duro e pronto. Era grosso, più di quanto ricordassi, con una vena che pulsava lungo l’asta. Ho deglutito, sentendo un’ondata di calore tra le gambe. “Ti piace quello che vedi?” ha chiesto, con un ghigno che mi ha fatto venir voglia di schiaffeggiarlo e baciarlo allo stesso tempo. “Smettila di fare il cretino e vieni qui,” ho detto, la voce carica di impazienza.
Mi ha sollevato una gamba, appoggiandola sullo schienale del divanetto, aprendomi davanti a lui. Ho sentito il tessuto ruvido sotto il ginocchio, ma non ci ho fatto caso. Ero troppo concentrata sul modo in cui mi guardava, come se volesse divorarmi. Ha sfregato la punta del suo membro contro di me, facendomi gemere piano. Ero già bagnata, e lui lo sapeva. “Cazzo, sei fradicia,” ha detto, la voce roca, spingendosi appena dentro, solo per stuzzicarmi. “E tu sei lento,” ho ribattuto, afferrandogli i fianchi per tirarlo verso di me. Ha riso di nuovo, ma questa volta ha spinto con decisione, entrando tutto in una volta. Ho sentito un bruciore iniziale, seguito da un piacere profondo che mi ha fatto inarcare la schiena. Era grosso, mi riempiva completamente, e ogni movimento sembrava accendere ogni terminazione nervosa.
Ha iniziato a muoversi con un ritmo fluido, dentro e fuori, senza fretta ma con una forza che mi toglieva il fiato. Il suono dei nostri corpi che si scontravano era coperto a malapena dalla musica che arrivava dal salone, un basso profondo che vibrava nell’aria. “Ti piace così, vero?” ha detto, chinandosi per mordicchiarmi il lobo dell’orecchio. Il suo fiato caldo, l’odore della sua pelle misto a un accenno di colonia, mi mandavano fuori di testa. “Più forte,” ho ansimato, stringendogli le spalle. “Non ti basta mai, eh?” ha replicato, ma ha obbedito, aumentando il ritmo, le sue mani che mi tenevano ferma per i fianchi mentre mi penetrava con colpi decisi.
Ogni spinta sembrava spingermi più a fondo nel divanetto, la pelle che scricchiolava sotto di noi. Sentivo il sudore formarsi sulla mia schiena, il tessuto del vestito che si appiccicava alla pelle. Il suo membro scivolava dentro di me con facilità, grazie a quanto ero bagnata, e il suono umido che accompagnava ogni movimento era quasi osceno. “Senti come sei stretta,” ha grugnito, rallentando per un attimo per guardarmi, gli occhi pieni di una fame che mi faceva tremare. “E tu senti come mi fai impazzire,” ho risposto, spingendomi contro di lui per farlo continuare. Non volevo pause, non volevo che si fermasse.
Mi ha girato di colpo, senza preavviso, facendomi appoggiare le mani sullo schienale del divanetto. Ero piegata in avanti, il vestito alzato fino alla vita, il culo esposto mentre lui si posizionava dietro di me. “Così è meglio,” ha detto, la voce carica di soddisfazione mentre mi penetrava di nuovo, da dietro questa volta. La nuova angolazione mi faceva sentire tutto ancora di più, ogni centimetro di lui che scivolava dentro e fuori, colpendo punti che mi facevano vedere le stelle. “Cazzo, Lorenzo,” ho gemuto, incapace di trattenermi. “Lo so, lo so,” ha detto, stringendomi i fianchi con forza, le dita che affondavano nella carne.
Il rischio che qualcuno entrasse era sempre lì, costante. Ogni tanto sentivo voci dal corridoio, passi che si avvicinavano e poi si allontanavano. Ma invece di spaventarmi, questo mi eccitava ancora di più. L’idea che potessimo essere scoperti, che qualcuno potesse vedere cosa stavamo facendo in un contesto così pubblico, mi mandava il sangue in ebollizione. “Se entra qualcuno, non ti fermo,” ha detto lui, come se mi leggesse nel pensiero, la voce spezzata dall’affanno. “Nemmeno io voglio che ti fermi,” ho risposto, voltandomi appena per guardarlo. I suoi occhi erano scuri, pieni di desiderio, e i suoi capelli leggermente scompigliati dal sudore.
Ha accelerato, i colpi sempre più rapidi, il suono della sua pelle contro la mia che si mescolava al ritmo della musica. Sentivo il suo respiro pesante, i suoi gemiti bassi ogni volta che spingeva più a fondo. L’odore del sesso, misto al profumo dei fiori che arrivava dal salone, era inebriante. Ho abbassato una mano tra le gambe, sfregandomi mentre lui continuava a muoversi, e il piacere è diventato quasi insostenibile. “Sì, toccati,” ha detto, la voce un ringhio. “Voglio vederti venire.” Le sue parole mi hanno spinto oltre il limite. Ho sentito l’orgasmo montare, un’onda che mi ha travolto senza darmi scampo. Ho stretto i denti per non gridare, il corpo che tremava mentre lui continuava a spingere, prolungando il piacere fino a farmi quasi male.
Ma non si è fermato. Ha rallentato solo per un attimo, lasciandomi riprendere fiato, poi ha ricominciato, questa volta con movimenti più lenti ma profondi, come se volesse farmi sentire ogni dettaglio. “Non ho ancora finito con te,” ha detto, una mano che scivolava sul mio seno, stringendolo attraverso il tessuto del vestito. Ho sentito il capezzolo indurirsi sotto le sue dita, e un altro gemito mi è sfuggito dalle labbra. “Sei insaziabile,” ho detto, ma la mia voce era debole, quasi un sussurro. “Colpa tua,” ha ribattuto, spingendosi dentro con un colpo secco che mi ha fatto sobbalzare. “Mi fai venir voglia di non smettere mai.”
Abbiamo continuato così per quella che mi è sembrata un’eternità, cambiando posizioni, esplorandoci come se non ci fosse un domani. Mi ha fatta sedere sopra di lui, sul divanetto, le mie gambe che lo avvolgevano mentre lo cavalcavo con un ritmo che mi faceva bruciare i muscoli. Le sue mani erano ovunque, sulle mie cosce, sul mio culo, stringendo con una forza che mi lasciava i segni. “Guardati, sei uno spettacolo,” ha detto, gli occhi fissi su di me mentre mi muovevo. Il suo membro sembrava ancora più duro dentro di me, e ogni movimento mi faceva tremare. “E tu sei una tortura,” ho risposto, chinandomi per baciarlo, il sapore del suo sudore sulle labbra che mi eccitava ancora di più.
Alla fine, quando ho sentito che stava per raggiungere il limite, mi ha spinto di nuovo contro il divanetto, penetrandomi con una forza disperata. “Sto per venire,” ha grugnito, il respiro spezzato. “Fallo,” ho detto, stringendomi intorno a lui, volendo sentirlo fino in fondo. Con un ultimo colpo, ha emesso un gemito profondo, il corpo che si tendeva mentre si svuotava dentro di me. Ho sentito il calore del suo piacere mescolarsi al mio, e un secondo orgasmo mi ha colpita, più breve ma altrettanto intenso, lasciandomi senza fiato.
Siamo rimasti così per qualche istante, ansimanti, il sudore che ci colava lungo la schiena. La musica arrivava ancora forte dal salone, un promemoria di dove eravamo e di cosa avevamo appena fatto. Lui si è tirato indietro piano, sistemandosi i pantaloni mentre io abbassavo il vestito, cercando di riprendere un aspetto decente. “Non è cambiato niente, vero?” ha detto, con un sorriso stanco ma soddisfatto. “No,” ho risposto, guardandolo negli occhi. “E non cambierà mai.”
Abbiamo lasciato la sala relax separatamente, tornando alla festa come se niente fosse. Ma mentre mi mescolavo di nuovo tra gli invitati, sentivo ancora il suo odore sulla pelle, il ricordo di quello che era successo che mi bruciava dentro. E sapevo che, finché ci fosse stato quel fuoco tra noi, avremmo continuato a infrangere ogni regola, ovunque ci fossimo ritrovati.
