Racconti Piccanti
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Guarda come sono brava

Guarda come sono brava

26 Marzo 2026·7 min di lettura

Sono le tre del pomeriggio, il sole picchia come un martello sulla spiaggia di Riccione. La sabbia è bollente sotto i piedi, l’aria salata mi pizzica il naso, e il rumore delle onde si mischia alle voci di famiglie e ragazzini che gridano poco lontano. Sono seduto su un lettino sotto l’ombrellone, con Debora sdraiata accanto a me, il suo bikini verde che le fascia il culo in un modo che mi fa già tirare nei boxer. Abbiamo venticinque anni, stiamo insieme da due, e cazzo, lei sa come farmi perdere la testa. La guardo: i capelli castani bagnati le scendono sulle spalle, la pelle lucida di crema solare, e quel sorrisetto che mi dice che ha già in mente qualcosa.

“Che cazzo guardi?” mi dice, sollevandosi su un gomito, la voce bassa ma tagliente. Mi piace quando fa così, quando mi provoca.

“Te. E quel culo che sembra urlare il mio nome,” rispondo, senza giri di parole. Lei ride, un suono corto e secco, poi si guarda intorno. La spiaggia è piena, ma sotto il nostro ombrellone c’è una specie di intimità, con la tela che ci copre un po’ dalla vista. Non del tutto, però. Vedo un ragazzo, sui vent’anni, a una decina di metri da noi, sdraiato da solo su un asciugamano. Ci sta fissando, gli occhiali da sole non nascondono del tutto i suoi occhi puntati su Debora.

“Quel tizio laggiù ti sta mangiando con gli occhi,” le dico, accennando con la testa. Lei gira appena lo sguardo, poi torna su di me, con un lampo di malizia.

“E allora? Gli faccio vedere qualcosa di meglio,” risponde, e senza darmi il tempo di replicare si sposta più vicina, mettendosi a pancia in giù sul lettino, la testa vicina al mio bacino. Sento il sangue pomparmi già più forte. “Tira fuori quel cazzo, dai. Voglio succhiartelo proprio qui.”

Il cuore mi salta in gola. “Sei seria? Ci vedono, Debo.”

“E chi se ne frega. Sotto l’ombrellone non vedono un cazzo. E poi, quel tipo laggiù sembra uno che si eccita a guardare. Facciamogli un favore.” La sua mano è già sui miei boxer, tira l’elastico senza aspettare una risposta. Mi guardo intorno, nervoso, ma il pensiero di quel ragazzo che ci fissa e di lei che vuole farlo qui, in mezzo alla gente, mi fa indurire in un secondo. La lascio fare.

Tira fuori il mio cazzo, già mezzo duro, e lo stringe alla base con una mano. La sua presa è ferma, calda, e sento il respiro accelerare. “Cazzo, sei già pronto,” sussurra, e si abbassa, la bocca a pochi centimetri. La vedo leccarsi le labbra, poi mi guarda negli occhi. “Se quel tipo si sega guardandoci, voglio che veda come ti faccio venire.”

Non ho il tempo di rispondere. La sua lingua mi sfiora la cappella, un tocco leggero ma deciso, e un brivido mi corre lungo la schiena. Mi mordo il labbro per non fare rumore, mentre lei inizia a leccarmi, lenta, partendo dalla base e salendo fino alla punta. La sua saliva è calda, appiccicosa, e sento ogni movimento, ogni guizzo della sua lingua. Mi guarda ogni tanto, gli occhi che brillano di sfida. “Ti piace, eh? Sapere che ci guarda mentre ti spompino.”

“Cazzo, Debo, sì,” riesco a dire, la voce roca. Mi appoggio con le mani al lettino, stringendo la plastica dura sotto di me. Guardo di lato, e quel ragazzo laggiù ha una mano sul costume, si sta toccando sopra il tessuto, senza vergogna. I nostri occhi si incrociano per un attimo, e lui non distoglie lo sguardo. Mi eccita ancora di più, non lo nego.

Debora se ne accorge. “Lo sta facendo, vero? Si sta segando guardandoci,” dice, la voce spezzata mentre mi prende in bocca per la prima volta. La sensazione è pazzesca: la sua bocca è calda, stretta, e si muove piano, succhiando appena. Sento la sua lingua girare intorno alla cappella, poi scendere lungo l’asta, e il rumore leggero, quasi impercettibile, della sua bocca che lavora mi arriva dritto al cervello.

“Sì, si sta toccando,” le dico, guardandola. I suoi capelli mi sfiorano le cosce, il suo fiato caldo mi manda fuori di testa. “Gli piace vedere come me lo succhi. Dai, fammi vedere quanto sei brava.”

Lei sorride, con il mio cazzo ancora in bocca, poi si tira indietro un attimo, la saliva che le cola sul mento. “Oh, te lo faccio vedere eccome. Voglio che quel tipo si faccia una sega come si deve guardandoci.” E si ributta giù, prendendomi più a fondo. Sento la sua gola stringersi intorno a me, un calore umido che mi fa quasi gemere ad alta voce. Mi trattengo, ma è dura. Le sue mani mi stringono le cosce, le unghie che mi graffiano appena la pelle, e il suo ritmo accelera. Succhia più forte, la testa che si muove su e giù, e ogni tanto si ferma per leccarmi la base, lenta, come se volesse assaporarmi.

“Debo, cazzo, così mi fai venire subito,” le dico, con il fiato corto. Lei si ferma un attimo, mi guarda con un ghigno.

“No, non ancora. Voglio che duri. Voglio che quel coglione laggiù si ecciti per bene.” Si volta appena, guardando verso il ragazzo. Lui sta ancora toccandosi, il costume teso, e si vede chiaramente il contorno del suo cazzo duro sotto il tessuto. Non si nasconde più, sa che lo stiamo guardando. Debora ride piano, poi torna su di me. “Gli piace lo spettacolo. Facciamogli vedere di più.”

Si mette in una posizione un po’ diversa, sollevandosi leggermente, il culo un po’ in alto, coperto solo dal bikini. Sa che così quel tipo ha una visuale migliore, sia di lei che di quello che mi sta facendo. Riprende a succhiarmi, ma stavolta una mano scende sotto, massaggiandomi le palle con movimenti lenti ma decisi. Sento il sudore colarmi lungo la schiena, il sole che mi scalda la pelle anche sotto l’ombrellone, e il suo tocco che mi fa impazzire. Ogni tanto emette dei piccoli suoni, mugolii leggeri che mi vibrano contro il cazzo, e il rumore della sua bocca, quel risucchio bagnato, mi manda in tilt.

“Ti piace come te lo succhio davanti a lui, vero?” mi dice, tirandosi indietro per un attimo, la voce bassa e roca. La sua mano mi stringe l’asta, facendomi scivolare il pollice sulla cappella, spalmando la mia eccitazione e la sua saliva. “Dimmi quanto ti piace.”

“Mi fa impazzire, Debo. Sei una fottuta regina. Continua così, non fermarti,” le rispondo, e lei sorride soddisfatta. Torna a prendermelo in bocca, più veloce stavolta, la testa che si muove con un ritmo costante, implacabile. Sento il piacere montare, una pressione che parte dal basso e mi stringe tutto. Le mie mani si muovono da sole, le appoggio sulla sua nuca, non per forzarla ma per sentirla, per accompagnare i suoi movimenti. Lei non protesta, anzi, sembra che le piaccia, perché aumenta il ritmo, succhiando più forte, la lingua che mi stimola in punti che mi fanno tremare.

Guardo di nuovo il ragazzo. Ha la mano dentro il costume adesso, si sta toccando senza vergogna, il volto teso, gli occhi fissi su di noi. Debora lo nota e si ferma un attimo, solo per dire: “Cazzo, si sta segando sul serio. Guarda come ci fissa. Vuole vedere di più, glielo diamo?”

“Sì, dai, fagli vedere come mi fai venire,” le dico, ormai senza più filtri. Sono al limite, lo sento. Lei mi guarda, gli occhi che brillano, poi si abbassa di nuovo, prendendomi fino in fondo. La sua gola mi stringe, un calore intenso, bagnato, e le sue mani mi massaggiano le palle con più forza. Il piacere è una scarica elettrica, mi scuote tutto, e non riesco più a trattenermi.

“Debo, sto per venire, cazzo,” la avverto, la voce spezzata. Lei non si ferma, continua a muoversi, succhiando con una forza che mi fa vedere le stelle. Sento l’orgasmo arrivare, un’ondata che mi travolge, e vengo nella sua bocca, un’esplosione che mi fa stringere i denti per non urlare. Lei non si tira indietro, lo prende tutto, ingoiando senza battere ciglio, mentre il mio corpo trema sotto di lei. Il calore della sua bocca, il sapore salato che immagino sulle sue labbra, tutto mi manda fuori di testa.

Alla fine si tira su, si pulisce il mento con il dorso della mano, un sorriso soddisfatto sul volto. “Ti è piaciuto lo spettacolo, eh?” mi dice, guardandomi negli occhi. Poi lancia un’occhiata al ragazzo. Lui si è fermato, la mano ancora sul costume, il petto che si alza e si abbassa veloce. Sembra che abbia finito anche lui, e ci guarda con un’espressione tra l’imbarazzato e l’eccitato.

“Gli abbiamo fatto un bel regalo,” dico, ancora con il fiato corto. Debora ride, si sdraia accanto a me, la testa appoggiata al mio petto. Sento il suo respiro caldo sulla pelle, il suo corpo vicino al mio, e il sole che continua a picchiare sopra di noi.

“La prossima volta lo invitiamo a guardare da vicino,” sussurra, e so che non sta scherzando. Mi viene da ridere, ma allo stesso tempo sento già un nuovo calore che mi sale dentro. Con Debora, non si sa mai cosa succederà. Ma una cosa è certa: non mi annoio mai.

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