Racconti Piccanti
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Le lezioni di guida

Le lezioni di guida

20 Marzo 2026·9 min di lettura

Mi chiamo Sara, ho appena compiuto diciotto anni e, per essere onesta, non mi sento ancora del tutto pronta per il mondo. Sono sempre stata timida, di quelle che arrossiscono per niente, ma quando mi metto in testa qualcosa non mollo. E in questo momento, il mio unico obiettivo è prendere la patente. Non voglio più dipendere dai passaggi di mia madre o dai bus che arrivano sempre in ritardo. Voglio la mia libertà. Ho il corpo di una ragazza che sta ancora trovando la sua forma: magra, con le curve appena accennate, il seno piccolo ma evidente sotto le magliette aderenti, i capelli castani che mi arrivano alle spalle e che non so mai come sistemare. Mi guardo allo specchio e non so bene cosa pensare di me stessa, ma so che voglio crescere, e la patente è il primo passo.

Per le guide, non ho potuto permettermi una scuola vera e propria, così mia madre ha chiesto ad Alessio, il mio cugino di secondo grado, di aiutarmi. Alessio ha venticinque anni, fa il meccanico in un’officina fuori città ed è il tipico tipo che non passa inosservato. È alto, robusto, con le braccia muscolose piene di tatuaggi che raccontano chissà quali storie. Ha i capelli corti, sempre un po’ spettinati, e una barba leggera che gli dà un’aria vissuta. È diretto, a volte troppo, ma ha un modo di fare che ti fa sentire protetta, anche se non lo ammetteresti mai ad alta voce. Mi ha detto subito sì, che mi avrebbe insegnato a guidare con la sua vecchia Fiat Punto, un’auto che ha visto giorni migliori ma che, secondo lui, è perfetta per imparare. Ci vediamo in un piazzale industriale abbandonato, un posto isolato dove non ci sono occhi curiosi, solo capannoni dismessi e l’eco di qualche auto che passa sulla statale lontana.

Le prime volte sono state un disastro. Io che non riuscivo a coordinare frizione e acceleratore, lui che cercava di non perdere la pazienza mentre mi spiegava per l’ennesima volta come fare una partenza in salita. Ma oggi, dopo qualche settimana, mi sento un po’ più sicura, o almeno lo spero. Siamo nel piazzale, il sole sta calando e c’è quell’aria pesante di fine estate. Sono al volante, Alessio è seduto accanto a me, con una mano appoggiata al cruscotto e l’altra che tamburella sul ginocchio.

“Vai, Sara, dacci dentro con la seconda, non aver paura,” mi dice con quel tono che sembra sempre un po’ un ordine. Io annuisco, stringo il volante e provo a cambiare marcia, ma faccio un casino. Il motore singhiozza, l’auto si spegne di colpo e io sbatto la fronte contro il volante, più per frustrazione che per dolore.

“Ma porca miseria, Sara, cos’hai fatto? Devi ascoltare quando ti parlo!” sbotta Alessio, alzando la voce. So che non ce l’ha con me, non davvero, ma quelle parole mi colpiscono come una sberla. Mi sento una completa incapace. Gli occhi mi si riempiono di lacrime, non riesco a trattenermi. Mi volto dall’altra parte, fuori dal finestrino, per non fargli vedere che sto per piangere.

“Ehi, dai, non fare così,” dice lui, abbassando il tono. Sento la sua mano grande posarsi sulla mia spalla. “Non volevo urlare, scusami. È che ci tengo che tu impari bene, ok? Non voglio che ti fai male per strada.”

Io tiro su col naso, ancora girata. “Lo so, ma mi sento un’idiota. Non ci riesco, è come se non fossi capace di niente.”

“Non dire cazzate,” replica lui, con una risata secca. “Sei solo all’inizio. Ci vuole tempo. Guardami.” Mi tira leggermente per farmi voltare verso di lui. I suoi occhi scuri mi fissano, e per un momento mi dimentico di tutto il resto. C’è qualcosa nel suo sguardo, un’intensità che mi fa battere il cuore più forte. Non so perché, ma mi sento scoperta, come se potesse leggermi dentro.

“Non piangere, ok? Sei più forte di quanto pensi,” aggiunge, e poi, senza che me lo aspetti, si avvicina e mi bacia. È un bacio veloce, quasi istintivo, ma mi lascia senza fiato. Mi ritraggo di scatto, con le guance che bruciano e il cuore che mi martella nel petto.

“Che… che stai facendo?” balbetto, guardandolo con gli occhi spalancati.

Lui si passa una mano sulla nuca, sembra imbarazzato ma non troppo. “Scusa, non so cosa mi è preso. È che… non lo so, Sara. Sei così… non importa. Facciamo finta di niente.”

Ma non riesco a fare finta di niente. Il suo bacio mi ha lasciato un calore strano, un misto di paura e curiosità. Non so cosa dire, ma non voglio che si allontani. “No, aspetta,” dico piano, quasi sussurrando. “Non ti sto dicendo di smettere.”

Alessio mi guarda per un lungo secondo, poi sorride appena, un sorriso che non è né gentile né cattivo, solo… reale. “Sei sicura? Non voglio che fai qualcosa di cui poi ti penti.”

“Sono sicura,” rispondo, anche se dentro di me c’è un casino di pensieri. Voglio sapere come va avanti. Voglio sentirlo di nuovo vicino. È sbagliato, lo so, ma in questo momento non mi importa.

Scendiamo dall’auto senza dire una parola e ci spostiamo sul sedile posteriore. L’abitacolo è stretto, puzza un po’ di benzina e di vecchio, ma non ci faccio caso. Ci sediamo vicini, le nostre ginocchia si sfiorano. Alessio mi guarda, poi mi prende il viso con una mano, ruvida per il lavoro in officina, e mi bacia di nuovo, questa volta più a fondo. La sua lingua cerca la mia, e io lo lascio fare, anche se sono impacciata. Sento il suo respiro caldo, il suo odore di sudore e metallo, e non so perché, ma mi piace. Le mie mani tremano un po’ mentre gli tocco le spalle, dure sotto la maglietta.

“Rilassati, Sara,” mi sussurra, con la bocca vicino al mio orecchio. “Non c’è fretta. Dimmi se vuoi fermarti.”

“Non voglio fermarmi,” rispondo, con la voce che mi esce più sicura di quanto mi senta. Lui annuisce e inizia a sfiorarmi il collo con le labbra, scendendo piano verso la clavicola. Mi slaccio i primi bottoni della camicia, e lui mi aiuta, con movimenti lenti ma decisi. La sua mano scivola sotto il tessuto, sulla mia pelle, e io rabbrividisco. Mi tocca il seno sopra il reggiseno, con una delicatezza che non mi aspettavo da uno come lui. Poi lo sgancia con un gesto rapido, e io mi sento nuda, vulnerabile, ma anche eccitata.

“Sei bella, lo sai?” dice, guardandomi negli occhi mentre le sue dita mi sfiorano la pelle. Io arrossisco, non so cosa rispondere, ma il suo sguardo mi fa sentire desiderata, per la prima volta davvero. Mi tolgo la camicia del tutto, restando in jeans, e lui si sfila la maglietta, mostrando il petto largo, segnato da qualche cicatrice e dai tatuaggi scuri che si intrecciano sulle braccia. Lo guardo, incantata, e poi gli tocco il torace, sentendo i muscoli sotto le dita.

Ci baciamo ancora, più a lungo, e le sue mani scendono sui miei fianchi, slacciandomi i jeans. Io lo lascio fare, anche se il cuore mi batte così forte che sembra voler uscire dal petto. Mi abbassa i pantaloni quel tanto che basta, e poi si ferma, guardandomi come per chiedere il permesso. Io annuisco, e lui sorride appena, prima di tornare a baciarmi. Le sue dita si muovono lente, esplorano, e io sento un calore che non avevo mai provato, un misto di imbarazzo e piacere che mi fa stringere a lui.

“Dimmi se ti piace,” mi sussurra, con la voce roca, mentre continua a toccarmi. Io non riesco a parlare, riesco solo ad annuire, con il fiato corto. Siamo ancora mezzi vestiti, con i jeans abbassati e le magliette ammucchiate sul sedile. Fuori, ogni tanto, sento il rumore di un’auto che passa sulla statale, ma è lontano, come se fossimo in un mondo tutto nostro.

Dopo un po’, quando il desiderio diventa quasi insopportabile, Alessio si tira indietro e si siede meglio sul sedile, tirandomi verso di lui. “Vieni qua,” dice, aiutandomi a mettermi sopra di lui, a cavalcioni. Mi tiene per i fianchi, con le mani forti, mentre io mi appoggio alle sue spalle. Sento il suo corpo sotto di me, il suo respiro pesante, e il calore tra di noi. Si è abbassato i pantaloni, e io sento la sua durezza contro di me, anche attraverso la biancheria. Mi muovo piano, incerta, mentre lui mi guida con le mani.

“Così, brava, vai piano,” mi dice, con la voce bassa, quasi un ringhio. “Fai come ti senti, ok?”

“Ok,” rispondo, con il fiato corto. Mi muovo sopra di lui, sentendo ogni suo movimento, ogni suo respiro. Siamo stretti in quello spazio angusto, con il sedile che cigola sotto di noi e l’odore di sudore che si mischia a quello dell’auto. Lui mi stringe più forte, poi mi tira giù per baciarmi, con la lingua che sa di urgenza. Io mi lascio andare, dimenticando tutto il resto, anche il fatto che non dovremmo essere qui, che non dovremmo fare questo.

“Porca troia, Sara, sei incredibile,” mi dice, con il fiato spezzato, mentre io continuo a muovermi, trovando un ritmo che mi fa tremare le gambe. Sento il suo odore, il suo calore, e il suono dei nostri respiri che si mischiano. Fuori, il mondo va avanti, ma qui dentro c’è solo questo, solo noi. Lui mi tocca ovunque, le sue mani sono ruvide ma attente, e io sento il piacere crescere, un’onda che non riesco a controllare.

“Più forte, dai,” mi incita, e io obbedisco, spingendomi contro di lui, sentendo ogni cosa con una chiarezza che mi spaventa e mi eccita allo stesso tempo. I nostri vestiti sono un casino, ancora mezzi addosso, ma non importa. Il sedile è scomodo, la mia schiena sbatte contro il tettuccio, ma non ci penso. Siamo solo corpi che si cercano, che si vogliono.

“Nessuno deve saperlo, ok?” mi sussurra all’orecchio, con la voce tesa, mentre stiamo per raggiungere il limite. Io annuisco, senza parole, con il cuore che mi scoppia. E poi succede, tutto insieme, un’esplosione di sensazioni che mi fa stringere a lui, con un gemito che non riesco a trattenere. Anche lui si lascia andare, con un grugnito basso, tenendomi ferma contro di sé.

Restiamo così per un po’, ansanti, con il sudore che ci bagna la pelle e il respiro che piano piano torna normale. Mi appoggio al suo petto, sentendo il suo cuore battere forte, e non dico niente. Non c’è bisogno di parole. Non mi sento in colpa, non mi sento sbagliata. Mi sento solo… viva.

Scendiamo dal sedile posteriore, ci sistemiamo i vestiti senza guardarci troppo negli occhi, ma con un’intesa che non ha bisogno di essere spiegata. So che torneremo qui, so che le “lezioni” non finiranno con la patente. E so che, almeno per ora, questo è il nostro segreto.

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