Una notte da ricordare
Dario, 22 anni, aveva un talento innato per provocare. Era il tipo di ragazzo che non passava inosservato: capelli tinti di platino, unghie sempre smaltate di nero, un modo di parlare effemminato e tagliente che sembrava fatto apposta per stuzzicare. Viveva in un appartamento condiviso con altri due ragazzi, ma il suo obiettivo fisso era uno solo: Mihai, il coinquilino rumeno di 29 anni, un operaio edile con mani callose, spalle larghe e un accento pesante che lo faceva sembrare uscito da un film di mafia dell’Est Europa. Mihai era rozzo, sì, ma aveva un cuore d’oro: sempre pronto ad aiutare, a offrire una birra o a sistemare qualcosa in casa. Però, quando Dario gli girava intorno con quei suoi pantaloncini aderenti, muovendo il culo come se stesse ballando in un club, Mihai diventava un fascio di nervi. E Dario lo sapeva.
Da mesi lo tormentava. “Oh, Mihai, ma con quelle mani grandi che hai, non è che mi spacchi qualcosa se mi tocchi?” diceva con un sorrisetto, passandosi una mano sui fianchi. Oppure, mentre Mihai si faceva la doccia, Dario entrava in bagno con la scusa di prendere qualcosa, lanciandogli occhiate sfacciate. “Non ti copri mai, eh? Beato te che hai ‘sta roba da mostrare,” ammiccava, indicando il pacco del rumeno con un cenno del mento. Mihai borbottava qualcosa in rumeno, rosso in faccia, e cercava di ignorarlo, ma Dario vedeva benissimo come gli si tendevano i muscoli del collo, come stringeva i pugni per non reagire. E questo lo eccitava da morire.
Una sera, però, le cose presero una piega diversa. Era venerdì, Mihai era tornato dal cantiere con una cassa di birra sottobraccio, stanco ma con voglia di rilassarsi. Dario, come al solito, non aveva perso tempo a stuzzicarlo. Indossava una canottiera rosa shocking che gli lasciava scoperto l’ombelico e un paio di leggings che sembravano dipinti addosso. Si era stravaccato sul divano accanto a Mihai, con una gamba accavallata sull’altra, sorseggiando un cocktail da due soldi. “Allora, grande lavoratore, non ti stanchi mai di spaccarti la schiena? Se vuoi, ti faccio un massaggio io, eh. Sono bravo con le mani,” aveva detto, ridacchiando e appoggiandogli una mano sulla coscia. Mihai aveva grugnito, scolandosi mezza birra in un sorso, ma i suoi occhi scuri avevano squadrato Dario con un’intensità che lo aveva fatto fremere.
“Stai attento, Dario. Non giocare con me stasera. Sono stanco e ho bevuto,” aveva borbottato Mihai, la voce roca e un po’ impastata. Ma Dario non era tipo da fermarsi. Anzi, si era avvicinato ancora di più, sfiorandogli il braccio con le dita. “Oh, e che fai se non sto attento? Mi sculacci? Dai, non fare il duro, lo so che ti piace quando ti provoco.” Mihai aveva stretto la bottiglia così forte che sembrava sul punto di romperla, ma non aveva risposto. Aveva solo bevuto un altro sorso, guardandolo di sbieco. Dario sentiva il cuore battere più veloce: quella sera, lo sentiva, qualcosa sarebbe successo.
Dopo un paio d’ore, Mihai era visibilmente ubriaco. Rideva forte per niente, parlava un misto di rumeno e italiano che non si capiva, e continuava a fissare Dario con uno sguardo che non lasciava spazio a dubbi. Il terzo coinquilino, Luca, un ragazzo di 23 anni silenzioso e riservato, si era già ritirato in camera sua, come faceva sempre quando i due iniziavano a scaldarsi. Dario, invece, era al settimo cielo. Si era alzato per prendere un’altra birra dal frigo, ancheggiando più del necessario, e quando era passato davanti a Mihai aveva sentito una mano pesante afferrargli il polso.
“Dove vai, eh? Sempre a fare la troietta davanti a me,” aveva ringhiato Mihai, tirandolo verso di sé con una forza che aveva fatto sobbalzare Dario. Per la prima volta, il ragazzo aveva sentito un brivido di paura misto a eccitazione. “Ehi, calmati, grande uomo. Che vuoi fare, picchiarmi?” aveva detto, cercando di ridere, ma la voce gli era uscita tremolante. Mihai non aveva riso. Lo aveva tirato giù, facendolo inginocchiare tra le sue gambe, e con un gesto secco gli aveva sbottonato i jeans. “Hai voluto giocare? Mo’ vediamo se sai giocare davvero,” aveva detto, tirando fuori il cazzo già mezzo duro. Dario aveva spalancato gli occhi: era grosso, molto più di quanto si aspettasse, e l’odore forte di sudore e birra lo aveva colpito come un pugno.
“Non fare lo schizzinoso, dai, prendilo,” aveva ordinato Mihai, afferrandolo per i capelli tinti e spingendogli la testa verso il basso. Dario, che non era certo uno che si tirava indietro, aveva aperto la bocca senza pensarci due volte, avvolgendo quella cappella spessa con le labbra. Mihai aveva emesso un grugnito profondo, buttando la testa indietro mentre Dario iniziava a succhiare con una foga che lo aveva sorpreso lui stesso. “Cazzo, sì, così, troietta,” aveva mormorato il rumeno, spingendo i fianchi in avanti per infilarglielo più in fondo. Dario si era strozzato un paio di volte, con gli occhi che gli lacrimavano, ma non si era fermato. Gli piaceva sentirsi usato così, con quella mano ruvida che gli stringeva i capelli e quella voce che lo insultava in due lingue.
Mihai, ormai completamente perso nell’alcol e nel piacere, lo aveva tirato su di colpo, facendolo tossire. “Basta con la bocca, mo’ voglio il tuo culo,” aveva detto, con un ghigno che non ammetteva repliche. Dario, con il fiato corto e la bocca ancora bagnata, aveva cercato di fare lo spavaldo. “Ehi, piano, non sono mica un pupazzo, sai?” Ma Mihai non lo ascoltava. Lo aveva girato di forza, spingendolo contro il bracciolo del divano, e con un movimento rapido gli aveva abbassato i leggings fino alle cosce. “Zitto, che tanto ti piace,” aveva ringhiato, sputandosi sulla mano e passandogliela tra le chiappe senza troppe cerimonie.
Quando Mihai lo aveva penetrato, Dario aveva urlato. Un urlo acuto, quasi comico, che aveva riecheggiato nell’appartamento. “Cazzo, Mihai, piano, mi spacchi!” aveva gridato, stringendo i denti mentre il rumeno iniziava a spingere con una forza brutale. Ma Mihai non rallentava, ansimava come un toro, con le mani piantate sui fianchi di Dario. “Te l’ho detto di non giocare, no? Mo’ goditelo tutto,” aveva detto, dandogli una sculacciata così forte che Dario aveva urlato di nuovo, un misto di dolore e piacere che lo faceva tremare.
Le urla di Dario erano così forti che, inevitabilmente, avevano svegliato Luca. Il ragazzo silenzioso era uscito dalla sua stanza con i capelli arruffati e un’espressione confusa, ma quando aveva visto la scena – Dario piegato sul divano con Mihai che lo scopava senza pietà – si era bloccato. “Che cazzo fate?” aveva mormorato, ma la sua voce era incerta, e nei suoi occhi c’era qualcosa che Dario, anche in quel momento, aveva notato: curiosità, forse eccitazione.
“Vieni qua, Luca, non stare a guardare,” aveva ansimato Dario, con la voce rotta dai gemiti mentre Mihai continuava a martellarlo. “Dai, prendimi la bocca, sono una troia, no? Fatemi godere tutti e due.” Luca aveva esitato per un istante, ma poi, come ipnotizzato, si era avvicinato, slacciandosi i pantaloni del pigiama. Il suo cazzo non era grosso come quello di Mihai, ma era duro come il marmo, e Dario lo aveva preso in bocca senza pensarci, mugolando di piacere mentre veniva scopato da entrambe le parti.
Mihai aveva riso, una risata grassa e ubriaca. “Guarda ‘sto stronzo, si fa fare da tutti e due e gode pure. Vero che ti piace, eh?” aveva detto, dandogli un’altra sculacciata. Dario non poteva rispondere, con la bocca piena, ma i suoi gemiti erano una risposta più che chiara. Luca, che all’inizio sembrava a disagio, aveva iniziato a spingere i fianchi con più decisione, afferrando la testa di Dario per tenerlo fermo. “Cazzo, è bravo con la bocca,” aveva mormorato, quasi tra sé, mentre il ragazzo sotto di lui si dimenava, sopraffatto dal piacere.
La scena era un caos di gemiti, insulti e rumori osceni. Mihai scopava Dario con una furia che sembrava non avere fine, ogni spinta accompagnata da un grugnito animalesco. “Ti sfondo, troietta, ti faccio ricordare stasera,” ripeteva, sudando e ansimando. Dario, con le lacrime agli occhi per l’intensità, si lasciava andare completamente, mugolando intorno al cazzo di Luca mentre il suo corpo veniva sballottato tra i due. “Sì, cazzo, fatemi tutto, sono vostra,” biascicava nei rari momenti in cui riusciva a parlare, la voce roca e spezzata.
Luca, che fino a quel momento era stato il più riservato, sembrava aver perso ogni inibizione. “Tieni, succhia bene, non fermarti,” ordinava, spingendogli la testa più in fondo. Dario obbediva, con una foga che lo faceva sembrare insaziabile, mentre il suo culo veniva devastato da Mihai. Il rumeno, ormai vicino al limite, aveva accelerato il ritmo, le sue spinte così violente che Dario urlava a ogni colpo, un misto di dolore e estasi che lo faceva tremare tutto. “Mo’ vengo, cazzo, mo’ vengo dentro,” aveva ringhiato Mihai, e con un ultimo affondo aveva scaricato tutto dentro di lui, stringendogli i fianchi con una forza che gli avrebbe lasciato i segni.
Dario, con il culo che bruciava e il respiro mozzato, aveva sentito un’ondata di piacere travolgerlo, venendo senza neanche toccarsi, con un gemito lungo e acuto che sembrava non finire mai. Luca, vedendolo così, aveva perso il controllo a sua volta, venendo nella sua bocca con un grugnito soffocato. “Prendilo tutto, dai,” aveva detto, tenendogli la testa ferma mentre Dario deglutiva, con il viso rosso e gli occhi lucidi.
Per qualche istante, nessuno aveva parlato. Si sentiva solo il respiro pesante dei tre, il silenzio dell’appartamento rotto solo dal ronzio del frigo in cucina. Mihai si era tirato indietro, sistemandosi i pantaloni con un sorrisetto soddisfatto. “Beh, troietta, sei contento adesso? Ti abbiamo fatto divertire,” aveva detto, dandogli una pacca sul culo che lo aveva fatto sobbalzare. Dario, ancora sdraiato sul divano con i leggings abbassati e il viso un disastro, aveva riso, una risata stanca ma soddisfatta. “Cazzo, sì, siete due animali. Però rifacciamolo presto, eh,” aveva detto, ammiccando nonostante fosse distrutto.
Luca, che sembrava già tornato al suo solito silenzio, si era limitato ad annuire, un po’ imbarazzato, prima di sparire di nuovo in camera sua. Mihai, invece, aveva preso un’altra birra dal frigo, offrendone una a Dario. “Dai, bevi, che te lo sei meritato,” aveva detto con una risata. E Dario, con il corpo dolorante ma il cuore che ancora gli batteva forte, aveva accettato, sapendo che quella notte non l’avrebbe dimenticata tanto presto.
