Racconti Piccanti
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Il camerino troppo stretto… e troppo caldo

Il camerino troppo stretto… e troppo caldo

12 Marzo 2026·5 min di lettura

Matteo aveva 21 anni, un viso carino con quegli occhi scuri un po’ timidi e i capelli spettinati che sembravano sempre appena usciti dal letto. Non era il tipo che attirava folle di ragazze, più che altro perché apriva bocca solo quando strettamente necessario. Quel giorno, però, si era lasciato convincere da Valentina, sua sorella maggiore di 28 anni, a farle compagnia per una sessione di shopping. “Dai, non fare il musone, mi serve un parere maschile,” gli aveva detto con quel tono che non ammetteva repliche. Valentina era l’opposto di lui: spigliata, sicura di sé, con un modo di parlare che poteva farti arrossire in tre secondi netti. Alta, snella, con curve che non passavano inosservate e un sorriso da stronza che usava come arma letale.

Erano in un negozio di abbigliamento in centro, uno di quelli con luci al neon e musica da discoteca a volume troppo alto. Valentina aveva preso una pila di vestiti e si era infilata in un camerino, lasciando Matteo fuori con le mani in tasca e l’aria di uno che preferirebbe essere ovunque tranne lì. “Matte, mi passi la taglia più grande di questo top? È lì sulla sedia,” gli aveva urlato da dietro la tenda. Lui aveva sbuffato, aveva preso il top e aveva scostato la tenda quel tanto che bastava per passare il capo. Ma non aveva calcolato che lei fosse praticamente nuda, con addosso solo un perizoma nero minuscolo, di quelli che coprono giusto il necessario. Le sue gambe lunghe e lisce, il culo tondo che spuntava da quel filo di stoffa, e i seni pieni, con i capezzoli appena visibili mentre si chinava a prendere qualcosa dal pavimento: Matteo era rimasto impalato, con il top in mano e la bocca mezza aperta.

Valentina aveva alzato lo sguardo, lo aveva fissato per un secondo e poi era scoppiata a ridere, una risata bassa e maliziosa. “Già duro, eh?” aveva detto, squadrandolo da capo a piedi con un sopracciglio alzato. Matteo aveva sentito il sangue salirgli alla testa, e non solo lì. Aveva provato a balbettare qualcosa, ma lei non gli aveva dato tempo. Con un passo deciso gli si era avvicinata, gli aveva messo una mano sul petto e lo aveva spinto dentro il camerino, chiudendo la tenda dietro di lui. “Shh, non fare casino,” aveva sussurrato, con un ghigno che non prometteva niente di buono.

Il cuore di Matteo batteva come un tamburo. Era sbagliato, lo sapeva, ma il profumo di Valentina – un mix di crema per il corpo alla vaniglia e qualcosa di più selvaggio – lo stava mandando fuori di testa. Lei lo guardava con quegli occhi verdi che sembravano leggergli dentro, e lui non riusciva a staccarsi da quella visione: i suoi capelli castani mossi che le cadevano sulle spalle nude, la pelle leggermente abbronzata, le labbra piene che si incurvavano in un sorrisetto. “Vale, ma che cazzo fai?” aveva mormorato lui, con la voce che gli tremava. “Rilassati, fratellino. Non è mica un dramma,” aveva risposto lei, e senza dargli il tempo di ribattere gli aveva abbassato la zip dei jeans con una mossa rapida, come se lo avesse fatto mille volte.

Matteo aveva sentito un brivido quando la mano di Valentina era scivolata dentro i suoi boxer, afferrandolo con una sicurezza che lo aveva lasciato senza fiato. “Oh, guarda qua,” aveva detto lei, con un tono ironico ma eccitato, mentre lo tirava fuori. Lui era già duro, non c’era modo di nasconderlo, e lei lo aveva stretto con decisione, facendolo gemere piano nonostante tutto. “Zitto, che ci sentono,” gli aveva ordinato, inginocchiandosi sul pavimento del camerino, tra i vestiti appesi e una borsa buttata lì. Le sue ginocchia erano appoggiate su un tappetino ruvido, e i vestiti le sfioravano la schiena nuda mentre si posizionava proprio davanti a lui.

Fuori, la voce della commessa si era fatta sentire: “Tutto bene lì dentro? Serve una mano?” Valentina aveva alzato gli occhi verso Matteo, con un sorriso perfido, e aveva mimato un “shh” con l’indice sulle labbra, prima di chinarsi e prenderlo in bocca senza alcun preavviso. Matteo aveva stretto i pugni, mordendosi il labbro per non fare rumore. La sensazione era pazzesca: la bocca di Valentina era calda, umida, e lei ci sapeva fare, eccome. Muoveva la lingua con una precisione che lo stava mandando al manicomio, succhiando con forza mentre con una mano lo teneva stretto alla base, guidando il ritmo. Lui le guardava la testa andare avanti e indietro, i capelli che dondolavano a ogni movimento, e il modo in cui le sue labbra si chiudevano intorno a lui, lucide di saliva.

La commessa aveva insistito: “Sicuri che non serve niente?” Valentina si era fermata un attimo, giusto il tempo di rispondere con voce normale, quasi annoiata: “No, grazie, stiamo provando un po’ di roba!” Poi aveva ripreso, ancora più veloce, come se volesse farlo crollare in fretta. Matteo aveva sentito le gambe tremare, il fiato corto, e un calore insostenibile che gli saliva dal basso. “Vale, sto per…” aveva bisbigliato, ma lei lo aveva ignorato, aumentando il ritmo, con piccoli suoni umidi che riempivano il silenzio del camerino. L’odore del suo profumo si mischiava a quello più crudo, intimo, del momento, e lui non ce la faceva più a resistere.

Quando era arrivato al limite, aveva cercato di trattenersi, ma Valentina lo aveva guardato negli occhi, con un’espressione che diceva “non osare tirarti indietro”. “Non urlare, coglione,” gli aveva sussurrato proprio mentre lui si lasciava andare, venendole in bocca con un gemito strozzato che aveva cercato di soffocare. Lei non si era mossa, aveva continuato a tenerlo dentro finché non aveva finito, poi si era pulita le labbra con il dorso della mano, alzandosi con un movimento fluido. “Beh, direi che abbiamo fatto un bel fitting,” aveva detto con una risata leggera, come se nulla fosse.

Matteo era ancora senza fiato, con i jeans mezzo calati e il cuore che gli martellava nel petto. Si era tirato su la zip in fretta, mentre Valentina si rimetteva il perizoma e afferrava un vestito a caso da provare. “Dai, muoviti, che sembriamo due deficienti,” gli aveva detto, dandogli una leggera spinta verso la tenda. Quando erano usciti dal camerino, la commessa li aveva guardati con un sorriso educato, ma un po’ curioso. Matteo aveva le guance rosse come un pomodoro, e Valentina non era da meno, con le labbra ancora lucide e un’aria fin troppo tranquilla. “Abbiamo trovato tutto, grazie,” aveva detto lei, prendendo la pila di vestiti come se niente fosse successo.

Matteo l’aveva seguita verso la cassa, con la testa che gli girava e il corpo ancora in subbuglio. Non sapeva bene cosa pensare, ma una cosa era certa: quel giorno di shopping non se lo sarebbe scordato tanto facilmente.

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