Una libraia molto perversa
Paola aveva cinquant’anni e una piccola libreria erotica nascosta in un vicolo del centro, un buco di pochi metri quadri con una vetrina opaca e un’insegna discreta che diceva solo “Letture private”. Dentro, l’odore di carta vecchia e inchiostro si mescolava a quello del cuoio delle copertine di certi libri rilegati a mano. Lei era una donna morbida, con curve abbondanti che non cercava di nascondere sotto maglie larghe e gonne al ginocchio. Le sue tette, pesanti e difficili da contenere anche nei reggiseni più robusti, erano spesso il primo dettaglio che i clienti notavano, anche se lei faceva di tutto per sembrare invisibile. Aveva un atteggiamento timido, parlava a voce bassa, ma dietro quegli occhiali da lettura e i capelli grigi raccolti in una crocchia c’era una donna che da vent’anni divorava racconti hard, storie di ogni tipo, dalle più leggere alle più spinte. Non si limitava a venderli, li studiava, li assorbiva, e da qualche tempo aveva persino iniziato a scriverne.
Simone, invece, era un habitué della libreria da un paio di mesi. Vent’anni, alto, magro ma con spalle larghe da nuotatore, aveva un viso da angelo caduto: lineamenti perfetti, zigomi alti, occhi verdi che sembravano sempre persi da qualche parte. Era di una bellezza imbarazzante, ma anche di una timidezza patologica. Ogni volta che entrava, arrossiva solo a sfogliare le copertine dei libri, con quei titoli espliciti e quelle illustrazioni che non lasciavano nulla all’immaginazione. Non parlava mai più dello stretto necessario, pagava in fretta e usciva con la testa bassa, la busta di carta stretta al petto. Però tornava. Sempre.
Quel pomeriggio di novembre, la pioggia batteva sui ciottoli del vicolo e la libreria era deserta, come spesso capitava. Paola era dietro il bancone, intenta a sistemare un nuovo arrivo di riviste vintage, quando Simone entrò, fradicio, con i capelli scuri appiccicati alla fronte. Indossava una giacca leggera, troppo sottile per quel tempo, e un paio di jeans aderenti che mettevano in evidenza le gambe lunghe e muscolose. Lei lo guardò da sopra gli occhiali, con un sorrisetto che nascondeva anni di pensieri sporchi. “Ti bagni sempre così per venire a comprare libri?” chiese, con una punta di ironia che lo fece arrossire all’istante.
“Ehm, sì, cioè, no… non ho l’ombrello,” balbettò lui, evitando il suo sguardo e andando dritto verso uno scaffale. Paola lo osservò mentre fingeva di leggere i titoli, le mani che tremavano leggermente. Sapeva che tipo di libri comprava: storie di dominazione leggera, donne mature che prendevano il controllo, fantasie di sottomissione appena accennate. Non era difficile capire cosa lo attraeva, e lei, che aveva passato metà della vita a decifrare i desideri altrui, aveva deciso che quel giorno avrebbe fatto un passo avanti.
“Simone,” disse, alzandosi dal bancone con una calma studiata. “Perché non ti siedi un attimo? Ho una cosa da farti sentire.” Lui la guardò, confuso, ma obbedì, lasciandosi cadere sulla vecchia poltrona di pelle nell’angolo, quella che usava lei per leggere di sera. Paola si avvicinò alla saracinesca, la abbassò con un gesto deciso e girò la chiave. Il rumore metallico risuonò nel silenzio del negozio, e Simone si irrigidì. “Tranquillo,” gli disse con un sorriso, “non voglio mangiarti. Voglio solo leggerti una cosa. Una storia nuova, che ho scritto io.”
Prese un quaderno dal cassetto, si sedette su uno sgabello di fronte a lui, abbastanza vicina da sfiorargli le ginocchia con le sue, e iniziò a leggere. La sua voce, solitamente timida, si fece profonda, quasi ipnotica, mentre descriveva una scena di sesso crudo, senza filtri: una donna che seduceva un ragazzo giovane in una stanza piena di libri. Ogni parola era scelta con cura, ogni dettaglio era vivido. Simone era rigido, le mani strette sui braccioli della poltrona, il viso sempre più rosso. Paola lo guardava di tanto in tanto, notando il modo in cui stringeva le gambe, il respiro che si faceva più corto. “Ti piace?” chiese, interrompendo la lettura. Lui annuì, incapace di parlare. Lei sorrise, maliziosa. “Lo vedo.”
Senza dire altro, si alzò, posò il quaderno e si avvicinò. Con una mano gli sfiorò la gamba, risalendo piano verso l’interno coscia. Lui trattenne il fiato, ma non si mosse. “Paola, io… non so se…” iniziò, ma lei lo interruppe. “Shh. Non devi fare niente. Solo ascoltare. E sentire.” Le sue dita raggiunsero la cintura dei jeans, slacciandola con una lentezza deliberata. Lui la guardava, ipnotizzato, mentre lei gli abbassava la zip e infilava una mano dentro i boxer. Il contatto lo fece sobbalzare, ma non si tirò indietro. Era già duro, e lei lo accarezzò con movimenti lenti, guardandolo dritto negli occhi. “Hai mai pensato a questo, mentre leggevi i miei libri?” chiese, con un tono che era un misto di curiosità e sfida. Lui annuì, deglutendo a fatica. “Sempre.”
Paola si inginocchiò tra le sue gambe, il pavimento duro sotto le ginocchia, ma non le importava. Gli abbassò i jeans e i boxer quel tanto che bastava per liberarlo completamente. Il suo cazzo era teso, lucido sulla punta, e lei lo osservò per un momento prima di avvicinare la bocca. Iniziò con la lingua, sfiorandolo appena, assaporando il gusto salato della sua eccitazione. Simone emise un gemito basso, le mani che si stringevano ai braccioli. “Cazzo, Paola…” mormorò, e lei rise piano contro la sua pelle. “Ti piace la mia lettura dal vivo, eh?” Non aspettò una risposta, lo prese in bocca, lentamente, scendendo fino a sentirlo toccarle la gola. Lo succhiava con calma, con esperienza, alternando movimenti profondi a pause in cui lo leccava lungo tutta la lunghezza. Ogni tanto lo guardava, gli occhi che brillavano di una soddisfazione quasi perversa nel vedere la sua faccia sconvolta dal piacere. “Non venire subito,” gli disse a un certo punto, la voce roca. “Abbiamo tempo.”
Andò avanti così per minuti che sembrarono ore, giocando con lui, portandolo al limite e poi rallentando. La libreria era silenziosa, a parte i suoni umidi della sua bocca e i gemiti soffocati di Simone. Alla fine, quando lui sembrava non poterne più, lei si alzò, si asciugò le labbra con il dorso della mano e si girò verso uno scaffale basso. Si tirò su la gonna, scoprendo un paio di mutandine nere di pizzo che contrastavano con la semplicità del suo abbigliamento, e se le abbassò fino alle caviglie. Si chinò in avanti, appoggiandosi con le mani allo scaffale, le gambe leggermente divaricate. Il suo culo era pieno, morbido, con qualche smagliatura che raccontava gli anni, e lei lo espose senza vergogna. “Sfòndami come nei libri che leggi,” gli disse, voltandosi appena a guardarlo. La sua voce era un ordine, ma anche un invito.
Simone si alzò, i pantaloni ancora abbassati, il respiro pesante. Si avvicinò, esitante, ma lei gli prese una mano e la guidò verso i suoi fianchi. “Non essere timido ora,” gli disse con un ghigno. Lui si posizionò dietro di lei, il cazzo che le sfiorava la pelle mentre cercava il punto giusto. Quando entrò, lo fece piano, quasi con paura di farle male, ma Paola spinse indietro i fianchi, accogliendolo tutto. “Cazzo, sì, così,” mormorò lei, chiudendo gli occhi. Lui iniziò a muoversi, prima lentamente, poi con più forza, seguendo il ritmo che lei gli dettava con i movimenti del corpo. Ogni spinta era profonda, e lo scaffale scricchiolava sotto il loro peso. L’odore del sesso si mescolava a quello dei libri, un misto che era quasi inebriante. “Più forte,” gli disse lei a un certo punto, e lui obbedì, afferrandola per i fianchi con più decisione, le dita che affondavano nella sua carne morbida. I loro respiri erano affannosi, i gemiti di lei si mescolavano agli schiaffi della pelle contro pelle. “Ti piace, eh? Scoparmi qui, tra i miei libri?” gli chiese, la voce spezzata dal piacere. “Sì… cazzo, sì,” rispose lui, quasi senza fiato.
Continuarono così, lei chinata sullo scaffale, lui dietro che la penetrava con una forza crescente, fino a che entrambi non raggiunsero il limite. Lei venne per prima, con un gemito lungo e profondo, stringendolo dentro di sé, e lui la seguì subito dopo, svuotandosi con un rantolo, il corpo che tremava contro il suo. Rimasero così per un momento, ansimando, sudati, poi lui si ritrasse piano, e lei si raddrizzò, sistemandosi la gonna con un sorriso soddisfatto.
“Beh,” disse, voltandosi verso di lui, “credo che tu sia ufficialmente il mio lettore beta. D’ora in poi, ogni racconto che scrivo, lo proviamo insieme. Che ne dici?” Simone, ancora con il fiato corto e i capelli spettinati, annuì, un sorriso timido che gli spuntava sul viso. “Affare fatto.”
