Racconti Piccanti
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Nella spiaggia nudista al tramonto

Nella spiaggia nudista al tramonto

28 Marzo 2026·6 min di lettura

Non so nemmeno perché sto scrivendo tutto questo, ma sento il bisogno di buttarlo fuori, di raccontare quello che è successo quella sera sulla spiaggia. Ho 36 anni, non sono uno che si apre facilmente, ma certi momenti ti restano dentro, ti bruciano la pelle e la testa, e non riesci a tenerli solo per te. Quindi eccomi qua, a confessare una cosa che non ho mai detto a nessuno, nemmeno al mio migliore amico. È successo un mese fa, su una spiaggia nudista che frequento da anni, un posto isolato, lontano da occhi indiscreti, dove puoi essere te stesso senza paura di giudizi. Era tardo pomeriggio, il sole stava scendendo lento all’orizzonte, e io ero lì, da solo, sdraiato su un telo, completamente nudo, con il calore della giornata ancora sulla pelle.

Non c’era quasi nessuno quel giorno, solo qualche figura lontana che spariva dietro le dune. Poi l’ho visto arrivare. Un uomo sulla quarantina, forse 48 anni, non so di preciso, ma aveva un corpo che non potevi non notare. Era alto, muscoloso, con spalle larghe e braccia che sembravano scolpite. La sua pelle era abbronzata, segnata dal sole, e aveva un petto coperto da una peluria scura che scendeva fino all’addome, fino a… beh, lo sai. Il suo cazzo, anche a riposo, era impressionante, spesso, con vene che spiccavano sotto la pelle. Camminava con una sicurezza che quasi ti intimidiva, come se sapesse di avere il controllo su tutto quello che lo circondava. Non so perché, ma appena l’ho visto ho sentito un calore dentro, un misto di desiderio e imbarazzo. Ho abbassato lo sguardo, fingendo di non guardarlo, ma lo sentivo avvicinarsi.

Si è fermato a pochi metri da me, ha steso il suo telo senza dire una parola e si è sdraiato. Io cercavo di non fissarlo, ma era impossibile. Ogni tanto i nostri occhi si incrociavano, e lui non distoglieva lo sguardo. C’era qualcosa nei suoi occhi, un’intensità che mi faceva accelerare il cuore. Dopo un po’ si è alzato, si è avvicinato al bordo dell’acqua e ha iniziato a bagnarsi, con l’acqua che gli scivolava lungo i muscoli, luccicando sotto la luce dorata del tramonto. Io ero lì, sdraiato, e sentivo il mio cazzo indurirsi solo a guardarlo. Non riuscivo a controllarmi, era come se il mio corpo reagisse da solo.

Quando è tornato verso di me, ho notato che anche lui era eccitato. Il suo cazzo era teso, grosso, sembrava quasi minaccioso, e oscillava leggermente mentre camminava. Si è fermato vicino al mio telo e, senza giri di parole, mi ha detto con una voce profonda, roca: “Ti piace quello che vedi, vero?”. Io sono arrossito, non sapevo cosa rispondere, ma ho annuito, quasi senza pensare. Lui ha sorriso, un sorriso sfrontato, e ha aggiunto: “Se vuoi, possiamo divertirci un po’. Non c’è nessuno qui”. Il mio cuore batteva all’impazzata, ma non ho esitato. “Sì, voglio”, ho detto, con la voce che mi tremava appena.

Si è seduto accanto a me, così vicino che sentivo il calore del suo corpo. Ha posato una mano sulla mia coscia, stringendola con forza, e mi ha guardato negli occhi. “Girati”, mi ha ordinato, e io ho obbedito senza fiatare. Mi sono messo a quattro zampe, il cuore che mi martellava nel petto, mentre sentivo le sue mani ruvide afferrarmi i fianchi. “Hai un bel culo”, ha detto, con un tono che mi ha fatto rabbrividire. Ho sentito la sua mano scivolare tra le mie natiche, sfiorarmi, esplorarmi senza troppi complimenti. Ero già eccitato, ma quando ha iniziato a spingere un dito dentro di me, ho dovuto mordermi il labbro per non gemere troppo forte. “Rilassati, ragazzo”, ha mormorato, e io ho cercato di fare come diceva, anche se sentivo una pressione che mi faceva quasi male, ma allo stesso tempo mi eccitava da morire.

Non ha perso tempo. Dopo avermi preparato con le dita, ho sentito qualcosa di più grosso, di più caldo, premere contro di me. “Ti faccio mio adesso”, ha detto, e prima che potessi rispondere, ha iniziato a spingere. Il suo cazzo era enorme, lo sentivo allargarmi, invadermi, e per un attimo ho pensato che non ce l’avrei fatta. Ho stretto i denti, ansimando, mentre lui continuava a entrare, lento ma deciso, senza fermarsi. “Cazzo, sei stretto”, ha grugnito, e la sua voce, così cruda, mi ha fatto venire i brividi. Quando è stato tutto dentro, ha fatto una pausa, lasciandomi abituare, ma io sentivo già il bruciore mescolarsi al piacere, un mix che non riuscivo a descrivere.

Poi ha iniziato a muoversi. Prima piano, con spinte lunghe e profonde, facendomi sentire ogni centimetro di lui. Io stringevo il telo con le mani, cercando di non urlare, ma non potevo fare a meno di gemere. “Ti piace, eh?”, mi ha chiesto, e io ho solo annuito, incapace di parlare. Ha accelerato il ritmo, i suoi fianchi sbattevano contro il mio culo con un suono secco, e ogni colpo mi mandava ondate di piacere che mi facevano tremare. Sentivo il suo respiro pesante, i suoi grugniti, e ogni tanto mi dava una sculacciata, forte, che mi faceva sobbalzare. “Prendilo tutto, troia”, mi ha detto a un certo punto, e quelle parole, così volgari, mi hanno eccitato ancora di più. Non so perché, ma sentirmi chiamare così, in quel momento, mi ha fatto perdere la testa.

Mi ha scopato con una forza che non avevo mai provato prima. Era come se volesse possedermi completamente, e io lo lasciavo fare, desideravo che non finisse mai. A un certo punto mi ha afferrato per i capelli, tirandomi la testa indietro, e ha iniziato a spingere ancora più forte, più veloce. “Sto per venire”, ha ringhiato, e io ho sentito il suo cazzo pulsare dentro di me. Non so come, ma in quel momento ho provato un piacere così intenso che sono venuto anch’io, senza nemmeno toccarmi, schizzando sul telo sotto di me. Pochi secondi dopo, l’ho sentito irrigidirsi, un grugnito profondo gli è sfuggito dalla gola, e ho sentito il calore del suo seme riempirmi, schizzo dopo schizzo, mentre lui continuava a spingere, svuotandosi dentro di me.

Quando ha finito, si è tirato fuori lentamente, e io sono collassato sul telo, con il respiro corto, il corpo ancora tremante. Lui si è seduto accanto a me, ansimando, e mi ha dato una pacca sul culo, come per dire “bravo”. “Sei stato fantastico”, ha detto, con un sorriso soddisfatto. Io non riuscivo nemmeno a parlare, ero troppo sconvolto, troppo pieno di sensazioni. Mi sentivo usato, ma in un modo che mi piaceva, che mi faceva sentire vivo. Dopo qualche minuto, si è alzato, ha preso le sue cose e mi ha salutato con un cenno della testa. “Ci vediamo in giro”, ha detto, e poi se n’è andato, lasciandomi lì, nudo, con il suo seme che mi colava lungo le cosce.

Sono rimasto sdraiato per un po’, fissando il cielo che si stava tingendo di viola. Non so cosa mi sia preso quella sera, perché abbia lasciato che accadesse tutto così, senza pensarci due volte. Ma una cosa la so: non dimenticherò mai quella scopata, la sensazione di essere preso con quella forza, quella brutalità che mi ha fatto sentire desiderato e dominato allo stesso tempo. Da allora, ogni volta che torno su quella spiaggia, spero di rivederlo. E una parte di me sa che, se succederà, non esiterò a lasciarmi prendere di nuovo.

Non so se scriverò ancora di queste cose, ma dovevo condividere questo. È come se, mettendolo nero su bianco, riuscissi a riviverlo, a sentire di nuovo ogni sensazione. E forse, in fondo, non mi vergogno di quello che è successo. Anzi, ne voglio ancora.

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