Racconti Piccanti
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Vuoi assaggiare?

Vuoi assaggiare?

26 Marzo 2026·9 min di lettura

La palestra 24 ore su 24 era un rifugio per chi, come Matteo, non aveva orari normali. Turni di notte come guardia giurata gli lasciavano poco tempo per allenarsi durante il giorno, così si ritrovava spesso a sollevare pesi alle due del mattino, in un silenzio rotto solo dal clangore dei bilancieri e dal ronzio delle luci al neon. Quella notte, dopo un allenamento particolarmente pesante, il sudore gli colava lungo la schiena. Decise di farsi una doccia veloce prima di tornare a casa. Gli spogliatoi erano deserti, o almeno così pensava.

Entrò nel bagno comune, un ambiente di piastrelle bianche e grigie, con l’odore di cloro e sapone che pizzicava le narici. L’acqua di una delle docce era già aperta, il vapore saliva in spirali leggere. Matteo si fermò, sorpreso. Non aveva visto nessuno in sala. Poi la vide. Una figura alta, slanciata, con curve che sembravano scolpite, stava sotto il getto d’acqua. Capelli neri bagnati le cadevano sulle spalle, la pelle lucida sotto la luce fredda. Era girata di spalle, e Matteo notò subito il culo sodo, perfetto, che si muoveva mentre si insaponava. Ma quando si voltò di profilo, il cuore gli balzò in gola. Non era solo una donna. Tra le sue gambe, sotto la schiuma, pendeva un cazzo enorme, lungo e spesso, che lei strofinava con calma, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Matteo avrebbe dovuto girarsi e andarsene. Era un tipo da “niente casini”, uno che si vantava di essere un maschio alfa, sempre in controllo. Ma i suoi piedi rimasero piantati a terra. Il sangue gli pulsava nelle tempie, e un calore strano gli montava nel basso ventre. Lei lo notò. I loro sguardi si incrociarono, e un sorriso lento, malizioso, le increspò le labbra rosse.

“Che c’è, bello? Mai visto una come me?” La sua voce era roca, profonda, ma con una nota morbida che lo colpì dritto allo stomaco.

Matteo aprì la bocca per rispondere, ma non uscì nulla. Lei rise piano, un suono che echeggiò sulle piastrelle. “Non fare il timido. Se vuoi guardare, guarda pure. O preferisci toccare?”

Lui deglutì a fatica, il respiro corto. “Non sono qui per… questo. Ero solo… volevo fare la doccia.”

“Certo, come no,” ribatté lei, inclinando la testa. L’acqua le scorreva sul corpo, scendendo lungo i fianchi stretti e quel cazzo che, anche mezzo moscio, era più grosso di qualsiasi cosa Matteo avesse mai visto. “E allora perché sei ancora qui, con gli occhi incollati? Dai, avvicinati. Non mordo. A meno che tu non lo voglia.”

Matteo sentì le guance bruciargli. Avrebbe voluto negare, girarsi e sparire. Ma c’era qualcosa in lei, nella sua sicurezza, nel modo in cui lo sfidava, che lo inchiodava lì. Fece un passo avanti, quasi senza rendersene conto, e lei sorrise di nuovo.

“Bravo. Mi chiamo Sara, comunque. E tu sei?”

“Matteo,” mormorò lui, la voce incerta.

“Bene, Matteo. Vuoi assaggiare o resti solo a segarti lì in piedi?”

Quelle parole lo colpirono come un pugno. Il cuore gli martellava nel petto, e un’erezione improvvisa gli premeva nei pantaloncini da palestra. Non riusciva a staccare gli occhi da lei, dal modo in cui si toccava con lentezza, la schiuma che scivolava lungo quel membro enorme. “Non sono… non faccio queste cose,” biascicò, ma la sua voce non convinceva nemmeno lui.

Sara rise di nuovo, un suono basso e provocante. “Tranquillo, non lo dirò a nessuno. Vieni qua. L’acqua è bella fredda, ti sveglia per bene.”

Matteo esitò, ma il suo corpo si mosse da solo. Si tolse la maglietta, lasciandola cadere a terra con un tonfo bagnato, poi i pantaloncini e i boxer. L’aria fresca gli pizzicò la pelle, ma il calore che sentiva dentro era insopportabile. Entrò sotto il getto accanto a lei, l’acqua gelida che gli colpiva le spalle e gli faceva venir la pelle d’oca.

Sara lo guardò dall’alto in basso, il suo sguardo che si soffermava sul suo cazzo, già duro, anche se non reggeva il confronto con il suo. “Non male, Matteo. Ma vediamo se sai usarlo… o se preferisci che sia io a comandare.” Si avvicinò, il suo corpo a pochi centimetri dal suo. L’odore del sapone e della sua pelle bagnata gli riempì le narici, un mix inebriante che gli fece girare la testa. Lei gli sfiorò il petto con le dita, scendendo lentamente verso l’addome. “Allora? Deciditi.”

“Fai quello che vuoi,” mormorò lui, quasi senza fiato. Non sapeva perché lo stesse dicendo, ma in quel momento non gli importava più di niente.

Sara non se lo fece ripetere. Lo spinse con una mano contro il muro freddo, le piastrelle gelide contro la sua schiena. L’acqua continuava a cadere su di loro, scorrendo in rivoli lungo i loro corpi. Lei si inginocchiò, il suo viso all’altezza del suo inguine. Matteo trattenne il respiro quando sentì la sua bocca chiudersi attorno al suo cazzo, calda e umida, in contrasto con l’acqua fredda che gli colpiva il petto. La lingua di Sara si muoveva con precisione, leccando lungo l’asta, succhiando la punta con una pressione che gli fece sfuggire un gemito.

“Cazzo, sei brava,” ansimò lui, le mani che si chiudevano a pugno contro il muro.

Lei alzò lo sguardo, i suoi occhi scuri che brillavano di malizia mentre lo teneva ancora in bocca. Si tirò indietro per un momento, un filo di saliva che le collegava le labbra al suo membro. “Lo so. Ma aspetta di vedere il resto. Girati.”

Matteo esitò solo un istante prima di obbedire. Si voltò, appoggiando le mani al muro, l’acqua che gli scorreva lungo la schiena. Sentì le mani di Sara sui suoi fianchi, forti e decise, e poi la pressione del suo corpo contro il suo. Il suo cazzo, ora duro e impressionante, gli sfiorò le natiche, caldo contro la pelle fredda. Matteo trattenne il respiro, un misto di tensione e desiderio che gli stringeva lo stomaco.

“Rilassati, bello,” sussurrò lei al suo orecchio, la voce bassa e carica di promesse. “Ti faccio vedere quanto è facile cedere.” Con una mano gli accarezzò la schiena, scendendo fino a sfiorargli il culo, mentre con l’altra si posizionava. Matteo sentì la pressione della punta contro di lui, lenta ma insistente, e il suo corpo si irrigidì per un momento prima di cedere.

“Cazzo,” grugnì, il dolore che si mescolava a un piacere strano, profondo, mentre lei lo penetrava con calma, centimetro dopo centimetro. Era enorme, lo sentiva riempirlo completamente, e il bruciore iniziale si trasformò in un calore pulsante che lo fece gemere.

“Ecco, così. Prendilo tutto,” disse Sara, la voce roca mentre spingeva più a fondo. Le sue mani gli stringevano i fianchi, controllando il ritmo, e il suono dei loro corpi che si incontravano sotto l’acqua era quasi coperto dal rumore del getto. L’odore del sapone e del sudore si mescolava nell’aria umida, e Matteo sentiva il cuore battergli così forte che sembrava volergli uscire dal petto.

“È… troppo,” ansimò lui, ma non c’era convinzione nella sua voce. Il piacere lo stava travolgendo, ogni affondo di Sara che lo portava più vicino a un limite che non aveva mai pensato di superare.

“Troppo? Non dire cazzate,” ribatté lei, ridendo piano. “Lo stai prendendo come un campione. Scommetto che non hai mai provato niente del genere.” Accelerò il ritmo, i suoi fianchi che sbattevano contro di lui con forza, e Matteo si ritrovò a spingere indietro, assecondando i suoi movimenti, perso in una sensazione che non riusciva a descrivere.

L’acqua fredda gli scorreva lungo la schiena, contrastando il calore che gli bruciava dentro. Sentiva ogni dettaglio: la pienezza del membro di Sara dentro di lui, la pressione delle sue mani sui fianchi, il suono dei suoi gemiti bassi e gutturali che si mescolavano ai suoi. Il sapore dell’acqua che gli finiva in bocca mentre ansimava era salato, mescolato al sudore che gli colava sul viso.

“Ti piace, vero?” chiese Sara, rallentando per un momento, tirandosi indietro quasi del tutto prima di spingere di nuovo dentro con un colpo secco che lo fece sobbalzare. “Ammettilo, Matteo. Non c’è niente di più banale che cedere al primo cazzo più grosso del tuo.”

Lui rise, una risata spezzata, roca, mentre l’acqua gli bagnava il viso. “Cazzo, sì. Hai ragione. È… è fottutamente assurdo, ma mi piace.”

Sara rise con lui, un suono profondo che gli vibrò contro la schiena. “Lo sapevo. Ora vediamo quanto resisti.” Lo afferrò per i capelli con una mano, tirandogli la testa indietro mentre con l’altra gli accarezzava il cazzo, che era rimasto duro nonostante tutto. Le sue dita si muovevano rapide, stringendolo alla base e poi scivolando lungo l’asta, mentre continuava a scoparlo con un ritmo incalzante.

Matteo sentiva il piacere montare, un’onda che lo travolgeva da due fronti. Ogni affondo di Sara lo spingeva più vicino al limite, e la sua mano sul suo membro era la goccia che faceva traboccare il vaso. “Sto per… cazzo, sto per venire,” grugnì, la voce spezzata.

“Fallo, bello. Vieni per me,” mormorò lei, la sua voce un ordine a cui non poteva disobbedire. Spinse più forte, più veloce, e Matteo non resistette oltre. Il piacere esplose dentro di lui, un orgasmo che lo fece tremare, il suo seme che schizzava contro il muro mentre il suo corpo si contraeva attorno a lei. Sara gemette a sua volta, i suoi movimenti che diventavano irregolari mentre lo seguiva, il suo calore che lo riempiva con un ultimo affondo profondo.

Rimasero così per un momento, ansimando sotto l’acqua fredda, i loro corpi ancora premuti l’uno contro l’altro. Matteo sentiva le gambe molli, il cuore che rallentava piano mentre l’adrenalina scemava. Sara si tirò indietro con delicatezza, lasciandolo vuoto, e lui si voltò, appoggiandosi al muro per non cadere.

“Beh, che ti avevo detto?” chiese lei, un sorriso soddisfatto sulle labbra mentre si sciacquava sotto il getto. L’acqua le scorreva lungo il corpo, portando via il sudore e la schiuma, e Matteo non poté fare a meno di guardarla ancora, incantato.

“Che sei una stronza pericolosa,” rispose lui, ridendo piano. “Non so nemmeno cosa cazzo è appena successo.”

“È successo che ti sei divertito,” ribatté lei, chiudendo l’acqua. “E ora sai che non c’è niente di male a provare qualcosa di nuovo. Magari ci rivediamo, Matteo. Stessa ora, stesso posto?”

Lui la guardò, ancora frastornato, ma un sorriso gli increspò le labbra. “Forse. Ma la prossima volta porto un sapone decente. Questo puzza di ospedale.”

Sara scoppiò a ridere, scuotendo la testa, e Matteo seppe che, in un modo o nell’altro, sarebbe tornato. L’acqua fredda gli aveva lavato via ogni dubbio, lasciandolo con una sola certezza: non avrebbe dimenticato quella notte tanto presto.

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