Non fate arrabbiare il mio amico
Mi chiamo Mattia, ho 27 anni e sto viaggiando con il mio migliore amico Luca attraverso il Sud America. È un viaggio che sognavamo da anni: solo noi due, una vecchia jeep scassata, strade polverose e la libertà di fare quello che ci pare. Siamo partiti da tre settimane, attraversando paesaggi incredibili, bevendo birra locale e fermandoci in paesini dimenticati da Dio. Luca è il tipo che non si tira mai indietro, impulsivo e con un caratteraccio, mentre io sono più riflessivo, ma quando c’è da divertirsi non mi faccio pregare.
Era un pomeriggio afoso, il sole picchiava duro sul tetto della jeep mentre guidavamo su una strada sterrata in mezzo al nulla, da qualche parte tra il Perù e la Bolivia. Eravamo già un po’ brilli, con un paio di bottiglie di birra vuote che rotolavano sul pavimento. A un certo punto, vediamo un tizio sul bordo della strada, con uno zaino sulle spalle e un’aria da turista perso. Era giovane, magro, con i capelli biondi spettinati e un modo di muoversi che gridava “sono fuori posto”. Ci fa un cenno con la mano, e io rallento.
“Che ne dici, lo carichiamo?” chiedo a Luca, dando un’occhiata nello specchietto.
Lui si tira su dal sedile, guarda il ragazzo e fa una smorfia. “Boh, sembra un tipo strano, ma vabbè, fa caldo. Magari ci dà qualche soldo per la benzina.”
Fermo la jeep, e il tizio si avvicina. Parla con un accento americano, voce acuta e un po’ troppo entusiasta. “Ciao ragazzi! Mi chiamo Alex, sto andando verso il confine. Posso avere un passaggio? Vi pago, eh!”
Lo squadriamo. Ha una camicia a fiori tutta spiegazzata, pantaloncini corti e un sorriso che sembra finto. Luca lo guarda storto, ma poi annuisce. “Sali, ma non fare il furbo. E tieni lo zaino dietro.”
Alex si arrampica sul sedile posteriore, e già dopo dieci minuti capiamo che abbiamo fatto un errore. Parla senza sosta, con quel tono arrogante da saputello che ti fa venir voglia di tirargli un pugno. “Sapete, io viaggio da solo da sei mesi, conosco il Sud America meglio di chiunque altro. Voi due sembrate un po’… rozzi, no? Da dove venite? Italia? Ah, carino, ma non ci tornerei mai.” E via così, una sfilza di commenti acidi e risatine irritanti.
Luca stringe il bordo del sedile, vedo le sue nocche sbiancare. “Mattia, giuro che se questo non chiude il becco lo scarico in mezzo alla strada.”
Io rido, cercando di stemperare. “Dai, Luca, rilassati. È solo un americano che si sente figo. Lascialo parlare.”
Ma Alex non capisce l’antifona. Continua a provocare, con battute sul nostro aspetto, sul nostro modo di guidare, persino sulla jeep. “Questa macchina sembra tenuta insieme con lo sputo. Non vi dà fastidio puzzare di sudore tutto il giorno?”
A quel punto, Luca esplode. Sbatte una mano sul cruscotto e si gira verso di lui. “Senti, stronzetto, chiudi quella cazzo di bocca prima che te la chiuda io.”
Alex sgrana gli occhi, ma invece di tacere, risponde con un sorrisetto. “Oh, tranquillo, bell’uomo. Non volevo offenderti. Sei sempre così aggressivo o solo quando sei ubriaco?”
È la goccia che fa traboccare il vaso. Luca si toglie la cintura di sicurezza e mi guarda. “Mattia, ferma ‘sta cazzo di macchina. Adesso gli faccio vedere io chi è che comanda.”
Freno di colpo, sollevando una nube di polvere. Luca scende, apre lo sportello posteriore e tira fuori Alex per un braccio. “Scendi, subito.”
Alex prova a protestare, ma Luca è un armadio di cento chili, non c’è storia. Lo trascina fuori, lontano dalla strada, vicino a un gruppo di cespugli. Io resto appoggiato alla jeep, incrocio le braccia e guardo la scena con un ghigno. “Luca, non esagerare, eh. Non voglio guai.”
Ma lui non mi ascolta. Ha la faccia rossa, gli occhi pieni di rabbia e alcol. “Tu, spogliati. Subito. Tutto quanto.”
Alex lo guarda come se non credesse alle sue orecchie. “Cosa? Sei serio? Ma che cazzo—”
Luca lo interrompe con uno spintone. “Non te lo ripeto. Togliti tutto o ti spoglio io con le mani.”
Alex, tremante, inizia a levarsi la camicia, poi i pantaloncini, fino a restare in mutande. Luca lo fissa, duro. “Anche quelle. Muoviti.”
Con un’espressione a metà tra la paura e l’umiliazione, Alex si toglie anche le mutande, lasciandole cadere a terra. È nudo, con la pelle chiara che sembra brillare sotto il sole cocente, e cerca di coprirsi con le mani. Io scoppio a ridere. “Guarda questo, Luca. Sembra un uccellino spaurito.”
Luca si volta verso di me, con un sorriso cattivo. “Mattia, sta’ zitto, frocio. Guarda e impara.” Poi si rivolge ad Alex. “In ginocchio. Subito.”
Alex, con la voce che trema, prova a dire qualcosa. “Ragazzi, per favore, non facciamo cazzate. Vi do dei soldi, tutto quello che volete—”
“Chiudi quella bocca e fai quello che ti dico,” ringhia Luca, slacciandosi la cintura dei pantaloni. Tira giù la zip e si tira fuori il cazzo, già mezzo duro, grosso e pesante. “Vieni qua. Succhiamelo.”
Alex esita, ma Luca lo afferra per i capelli e lo tira verso di sé. “Non farmelo ripetere, puttanella.”
Io mi accendo una sigaretta, osservando la scena. Alex, in ginocchio nella polvere, con le mani che tremano, si avvicina e prende il cazzo di Luca in bocca. Lo vedo muovere la testa, goffo e riluttante, mentre Luca gli tiene una mano sulla nuca, spingendolo più a fondo. “Così, bravo. Non sei così stronzo quando hai la bocca piena, eh?”
Soffio fuori il fumo e scuoto la testa. “Luca, sei proprio un frocio del cazzo. Ti stai divertendo troppo.”
Lui mi guarda e ghigna, senza mollare la presa sui capelli di Alex. “Chiudi il becco, Mattia. Se vuoi, vieni a provare anche tu.”
Io rido. “No, grazie. Mi basta guardare. Sbrigati, che fa caldo.”
Luca spinge i fianchi in avanti, muovendosi nella bocca di Alex con colpi secchi. Sento i rumori umidi, i piccoli gemiti soffocati di Alex e i grugniti di Luca. L’odore di sudore e terra mi arriva dritto al naso, mescolato al puzzo di birra che esce dal fiato di Luca. Dopo qualche minuto, Luca stringe più forte i capelli di Alex e gli tiene la testa ferma. “Ci sono, ci sono… guarda bene, troietta.”
Con un ultimo grugnito, Luca viene, schizzando in faccia ad Alex. Gli spruzzi gli colano sul mento e sulle guance, mentre lui cerca di tirarsi indietro, ma Luca lo tiene fermo. “Resta lì, non muoverti. Questo è per ricordarti chi comanda.”
Quando ha finito, lo lascia andare. Alex cade all’indietro, ansimando, con la faccia sporca e gli occhi lucidi. Luca si tira su la zip e si volta verso di me. “Raccogli i suoi vestiti e buttali lì. Non gli servono più.”
Faccio come dice, prendo la roba di Alex e la lancio tra i cespugli. Lui ci guarda, disperato, ma non dice una parola. “Sali in macchina,” gli ordina Luca. “E non fare storie.”
Alex, nudo e tremante, si arrampica sul sedile posteriore, rannicchiandosi con le braccia intorno alle ginocchia. Io e Luca risaliamo davanti, e riparto. Ogni tanto, dallo specchietto, vedo Alex che cerca di coprirsi, con la pelle arrossata dal sole e la faccia ancora appiccicosa. Luca si gira e gli lancia un’occhiata. “Stai fermo lì, chiaro? E non provare a toccarti o a fare il furbo.”
Il viaggio continua per un paio d’ore, fino a che non arriviamo a un piccolo albergo lungo la strada, un posto squallido con le luci al neon mezze rotte. È notte fonda, e siamo tutti stanchi. Scendiamo, e Luca afferra Alex per un braccio. “Tu vieni con me. E non fiatare.”
Lo trascina dentro, ancora nudo, sotto lo sguardo indifferente del receptionist, un tizio grasso che non alza nemmeno la testa dal suo giornale. Io prendo una stanza a fianco alla loro, e mentre entro nella mia camera, sento già Luca che spinge Alex contro il muro. Chiudo la porta, ma le pareti sono sottili, e i rumori arrivano chiari come se fossi lì con loro.
Mi sdraio sul letto, con una mano nei pantaloni, e ascolto. Sento Luca che parla, con quella voce bassa e minacciosa. “Girati, troietta. Fammi vedere quel culo.”
Alex mormora qualcosa, ma Luca non gli dà retta. Sento un rumore secco, probabilmente uno schiaffo, e poi un gemito. “Ti ho detto di girarti. Non farmi arrabbiare.”
Immagino la scena: Alex appoggiato al muro, con il culo in fuori, e Luca dietro di lui che si slaccia i pantaloni. Sento il rumore di una cintura che cade a terra, poi Luca che sputa, probabilmente sulle dita o direttamente sul cazzo. “Stai fermo, eh. Non voglio sentirti frignare.”
Inizio a toccarmi, stringendo forte, mentre ascolto i primi gemiti di Alex, acuti e strozzati. Luca grugnisce, e capisco che lo sta penetrando, probabilmente senza troppi complimenti. “Cazzo, sei stretto. Ti piace, eh? Dimmi che ti piace.”
Alex ansima, con la voce spezzata. “No… per favore… piano…”
Ma Luca non rallenta. Sento il ritmo dei colpi, il suono della carne che sbatte contro la carne, i grugniti di Luca che diventano sempre più forti. “Piano un cazzo. Lo prendi tutto, chiaro? Fino in fondo.”
Stringo più forte, muovendo la mano al ritmo dei rumori che arrivano dalla stanza accanto. L’odore di sudore della mia pelle si mescola al puzzo di muffa del letto, e mi immagino Luca che spinge, con il cazzo grosso che entra ed esce dal culo di Alex, la sua pelle chiara che si arrossa sotto le mani ruvide di Luca. Sento ogni dettaglio nei suoni: lo scricchiolio del letto, i gemiti soffocati di Alex, il respiro pesante di Luca.
“Ti sto spaccando, eh?” dice Luca, con la voce roca. “Dimmi che lo vuoi. Dimmi che sei la mia puttana.”
Alex singhiozza, ma riesco a sentirlo rispondere, con un filo di voce. “Sì… sono la tua puttana… non smettere…”
Quelle parole mi fanno impazzire. Immagino la faccia di Alex, contorta dal dolore e da qualcos’altro, e Luca che lo tiene fermo per i fianchi, spingendo sempre più forte. Sento l’odore del mio stesso sudore, il calore che mi sale lungo la schiena, e continuo a toccarmi, sempre più veloce. I rumori dalla stanza accanto sono incessanti: schiaffi sulla pelle, gemiti, insulti. Luca gli dice di tutto, parole crude e sporche, e Alex risponde, tra un gemito e l’altro, con frasi spezzate, come se non riuscisse più a resistere.
“Ti riempio, chiaro?” grugnisce Luca. “Ti faccio sentire chi comanda.”
Non ce la faccio più. Quando sento Luca venire, con un ruggito che sembra scuotere il muro, vengo anch’io, sporcandomi la mano e i pantaloni. Respiro forte, con il cuore che mi martella nel petto, mentre ascolto i rumori che si calmano dall’altra parte. Sento Luca che si tira indietro, probabilmente lasciandosi cadere sul letto, e Alex che ansima, con la voce rauca.
Resto sdraiato, con la mano ancora appiccicosa, e un sorriso mi si allarga sulla faccia. Questo viaggio è appena diventato molto più interessante. Domani si riparte, e chissà che altro succederà lungo la strada.
