Voglia di cazzo trans a notte fonda
Sono Diego, ho 32 anni, e da un po’ di tempo ho ‘sta fissa in testa. Non so nemmeno come spiegarlo, ma voglio provare com’è farlo con una trans. Non è solo curiosità, è proprio un desiderio che mi brucia dentro, che mi fa fantasticare di notte. Non l’ho mai detto a nessuno, figuriamoci agli amici. Ma stasera ho deciso: basta seghe mentali, ci provo.
Sono finito in un locale un po’ fuori mano, di quelli che non trovi per caso. Luci soffuse, odore di alcol e profumo dolce nell’aria, gente che non guarda in faccia nessuno. Lo sanno tutti che qui si viene per qualcosa di diverso. Mi siedo al bancone, birra in mano, e faccio finta di niente mentre butto l’occhio in giro. Poi la vedo. È brasiliana, si chiama Luana, me lo dice dopo con quella voce calda e un accento che ti scalda pure l’anima. È alta, curve da infarto, capelli neri lunghi e un sorriso che ti stende. Ma si vede che non è una donna come le altre, e a me piace proprio per quello. Mi avvicino, un po’ impacciato, e le offro da bere. Lei ride, accetta, e iniziamo a chiacchierare. Ogni tanto mi sfiora il braccio, e io sento già il sangue che mi sale alla testa. Però mi tengo, non voglio fare la figura del disperato.
Più parliamo, più mi rendo conto che mi piace. Non è solo il suo corpo, è il modo in cui si muove, come mi guarda. Ma ho anche un casino in testa: e se non sono all’altezza? E se non mi piace davvero? Eppure, quando mi propone di andare da me, non ci penso due volte. Voglio vedere dove arrivo. Usciamo dal locale, l’aria fresca mi schiarisce un attimo le idee, ma il cuore mi batte a mille mentre saliamo in macchina.
A casa mia, l’atmosfera è strana, un misto di imbarazzo e voglia. Ci sediamo sul divano, una birra a testa, e lei inizia a sfiorarmi la gamba con le dita. Mi guarda dritto negli occhi, e io non so più che cazzo dire. “Ti vedo teso, rilassati,” mi sussurra, e si avvicina. La bacio, e il suo sapore è dolce, caldo, con un retrogusto di rossetto. Le sue mani mi accarezzano il collo, poi scendono sul petto. Io le tocco i fianchi, sento la sua pelle liscia sotto la maglietta aderente. Ogni tanto mi fermo, penso che sto andando oltre, ma poi lei mi tira a sé e non c’è spazio per ripensamenti. Le alzo la gonna piano, scopro le sue cosce, e vedo il rigonfiamento sotto le mutandine nere. Mi si secca la gola, ma non è paura, è eccitazione pura. Voglio toccare, voglio sentire.
“Vuoi provare?” mi chiede, con un sorrisetto che mi fa impazzire. Annuisco, un po’ goffo, e lei si siede meglio sul divano, allargando le gambe. Le tiro giù le mutandine, e il suo cazzo mi si para davanti, duro, liscio, con una vena che pulsa. Non ci penso troppo, mi abbasso e lo prendo in bocca. È caldo, salato, e sento il suo odore forte che mi riempie i sensi. Luana geme piano, mi mette una mano sulla testa e mi guida. “Sì, così, bravo,” mi dice, e quelle parole mi fanno venire ancora più voglia. Lo succhio lento, poi più forte, giocando con la lingua sulla punta. È una sensazione nuova, ma mi piace, cazzo se mi piace. Lei ansima, si muove sotto di me, e io mi sento potente, come se stessi scoprendo un pezzo di me che non conoscevo.
Dopo un po’, si tira indietro e mi guarda con gli occhi lucidi. “Adesso voglio dartelo,” dice, e mi spinge a sdraiarmi sul divano. Si mette sopra di me, mi sbottona i jeans e tira fuori il mio cazzo, già duro da far male. Me lo stringe, lo massaggia, e io sto per esplodere. Ma non è ancora il momento. Mi bacia il collo, mi lecca il petto, scende piano. Poi si rialza, si toglie tutto e si mette a cavalcioni su di me. “Aspetta,” le dico, e prendo un preservativo dal cassetto. Lei ride, me lo aiuta a mettere, e poi si lubrifica con un po’ di gel che ha portato. È tutto così reale, così concreto, che non c’è spazio per pensare.
“Adesso fammi godere,” mi ordina, e si abbassa piano sul mio cazzo. Sento il suo calore che mi avvolge, stretto, morbido. Geme forte, e io la tengo per i fianchi, spingendo piano all’inizio. “Cazzo, sei stretto,” le dico, e lei ride tra un gemito e l’altro. “Ti piace, eh? Spingi più forte.” E io lo faccio, aumento il ritmo, sentendo il suo corpo che si muove sopra di me. I suoi gemiti riempiono la stanza, mescolati al rumore dei nostri corpi che sbattono insieme. Ogni tanto mi fermo, la guardo, vedo il suo cazzo che dondola a ogni spinta, e mi eccita ancora di più. Poi lei si piega in avanti, mi bacia con forza, e io le stringo il culo, spingendo più a fondo che posso.
“Voglio venirti in faccia,” mi dice a un certo punto, e io annuisco, troppo preso per parlare. Si tira indietro, si mette in piedi davanti a me mentre io mi inginocchio. Prendo di nuovo il suo cazzo in bocca, succhiando forte, e dopo poco sento il suo respiro che si spezza. “Cazzo, ci sono,” geme, e un attimo dopo mi schizza in faccia, caldo, appiccicoso. Mi pulisco con la mano, un po’ stordito, ma con una soddisfazione che non so spiegare.
Dopo ci sdraiamo sul letto, sudati, senza fiato. Non c’è bisogno di dire niente. Lei si accuccia vicino a me, mi appoggia una mano sul petto, e io la stringo. Siamo stanchi, ma stiamo bene. Non c’è imbarazzo, non c’è niente da giustificare. È stata una notte diversa, intensa, e mentre ci addormentiamo insieme, so che non dimenticherò mai come mi sono sentito.
