Vino e voglia
Non so come cazzo ci sono finita in questa situazione, ma ormai ci sono dentro fino al collo. Mi chiamo Roberta, ho 25 anni, e mentre il mio fidanzato pensa che sto girando per una fiera enogastronomica a fare foto per Instagram, io sto nel retro di uno stand, con la bocca piena e le ginocchia che tremano. Tutto è iniziato con un bicchiere di vino, poi un altro, e ora eccomi qui, con due tizi che mi hanno fatto perdere la testa.
Li ho conosciuti stamattina. Due ragazzi sulla trentina, eleganti, con quelle camicie bianche che sembrano inamidate e un modo di parlare che ti fotte il cervello. Si chiamano Marco e Luca, gestiscono uno stand di vini pregiati. Hanno quell’aria da stronzi che sanno di essere fighi, con sorrisi che ti fanno capire che vogliono solo una cosa. E io, cazzo, ci sono cascata come una scema. Mi hanno offerto un assaggio di un rosso che sapeva di ciliegia e terra, e mentre lo bevevo, Marco mi guardava con occhi che dicevano “ti scopo qui, davanti a tutti”. Luca, invece, rideva e mi riempiva il bicchiere, sussurrandomi che dovevo provare anche il loro “riservato speciale”. Non parlavano del vino.
Dopo il quarto bicchiere, la testa mi girava. Non ero ubriaca, ma abbastanza su di giri da non pensare più al mio ragazzo, a casa che mi aspetta. Marco mi ha preso per un braccio, con una scusa del cazzo tipo “vieni a vedere le bottiglie rare nel retro”. Luca ci ha seguito, chiudendo una tenda di plastica dietro di noi. Il retro dello stand era uno spazio angusto, pieno di casse di legno e bottiglie impolverate, con un odore di cantina e umidità. Non c’era nemmeno il tempo di guardarmi intorno che Marco mi ha spinto contro una cassa, le sue mani già sui miei fianchi.
“Ti piace il vino, eh, troietta?” ha ringhiato, la voce bassa, mentre mi stringeva il culo con forza. Io non ho risposto, ma il cuore mi batteva così forte che sembrava volesse uscirmi dal petto. Luca si è avvicinato dall’altro lato, tirandomi i capelli indietro per guardarmi in faccia. “Rispondi, cazzo. Ti piace o no?” ha detto, con un ghigno che mi ha fatto bagnare all’istante. “Sì, mi piace,” ho balbettato, la voce che tremava. Non era il vino che mi piaceva, era il modo in cui mi trattavano, come se fossi loro, come se potessero farmi quello che volevano.
Marco mi ha girato di colpo, facendomi piegare in avanti sulla cassa. La superficie ruvida mi graffiava i palmi mentre cercavo di tenermi in equilibrio. “Allora vediamo quanto ti piace bere,” ha detto, slacciandosi i pantaloni. Ho sentito il rumore della zip e il fruscio del tessuto, e un attimo dopo il suo cazzo era davanti alla mia faccia, duro, grosso, con le vene gonfie che pulsavano. Non era circonciso, la pelle tirata indietro mostrava la punta lucida di liquido. “Apri quella bocca da puttana,” ha ordinato, spingendolo contro le mie labbra. Non ho resistito, non volevo resistere. La voglia di farmi usare mi bruciava dentro, una sensazione che non so spiegare, un misto di vergogna e desiderio che mi faceva tremare.
Ho aperto la bocca e l’ho preso dentro, sentendo il calore e il sapore salato sulla lingua. Era pesante, mi riempiva tutta, e mentre lo succhiavo, Marco mi teneva la testa con entrambe le mani, spingendo i fianchi avanti e indietro. “Cazzo, sì, così, succhia bene,” grugniva, il respiro spezzato. Ogni spinta mi faceva quasi soffocare, ma non mi fermavo. Sentivo il suo cazzo pulsare contro il palato, la saliva che mi colava lungo il mento, il rumore umido di ogni movimento. Le mie labbra erano strette intorno a lui, la lingua che si muoveva lungo la lunghezza, cercando di farlo godere di più. Dentro di me, un fuoco mi divorava: lo facevo per dimostrare qualcosa, a loro, a me stessa, forse al mio ragazzo che non mi dava mai questa scarica di adrenalina.
Luca non stava fermo. Lo sentivo dietro di me, le mani che mi alzavano la gonna fino alla vita. “Guarda che culo,” ha detto, dandomi uno schiaffo così forte che ho sentito la pelle bruciare. Ho sussultato, ma non potevo muovermi, con Marco che mi scopava la bocca senza sosta. Luca mi ha abbassato le mutande, lasciandole cadere alle caviglie, e ha passato le dita tra le mie cosce. “Sei fradicia, cazzo,” ha riso, strofinando le dita sulla mia figa, facendomi gemere intorno al cazzo di Marco. Ogni tocco mi mandava una scossa lungo la schiena, il clitoride che pulsava così forte da farmi male. “Ti piace, eh? Vuoi che ti scopi mentre succhi il mio amico?” ha chiesto, la voce carica di arroganza. Non potevo parlare, ma ho annuito, il viso rosso per lo sforzo e l’eccitazione.
Marco si è tirato fuori per un attimo, lasciandomi riprendere fiato. La saliva mi colava dalla bocca, il respiro corto e rantolante. “Guardala, sembra una cagna in calore,” ha detto, ridendo. Poi si è spostato, lasciando spazio a Luca. “Tocca a me,” ha detto quest’ultimo, tirandosi fuori il cazzo. Era diverso da quello di Marco, più lungo, sottile, con la punta rossa e lucida. “Succhiami, forza,” ha ordinato, spingendolo contro la mia bocca. Non ho esitato, l’ho preso dentro, sentendo il sapore diverso, più amaro, ma ugualmente eccitante. Luca era meno violento, ma mi teneva i capelli stretti, guidandomi su e giù con un ritmo lento ma deciso. Ogni volta che lo prendevo fino in fondo, sentivo la gola stringersi, un leggero dolore che si mischiava al piacere di sentirmi così usata.
Mentre succhiavo Luca, Marco si era posizionato dietro di me. Sentivo le sue mani sulle mie natiche, che le allargavano senza delicatezza. “Cazzo, non resisto più,” ha detto, e un attimo dopo ho sentito la punta del suo cazzo spingere contro la mia figa. Ero così bagnata che è scivolato dentro senza fatica, ma la sensazione di essere riempita mi ha fatto gemere forte, la voce soffocata dal cazzo di Luca. Marco ha iniziato a muoversi, lento all’inizio, ogni spinta che mi faceva ondeggiare avanti e indietro. “Sei stretta, porca troia,” ha ringhiato, aumentando il ritmo. Sentivo ogni centimetro di lui dentro di me, le pareti che si stringevano intorno, il calore che mi bruciava, il rumore bagnato dei nostri corpi che sbattevano insieme.
Il piacere saliva, un’onda che mi travolgeva. Ogni spinta di Marco sembrava spingermi più vicina al limite, il clitoride che sfregava contro la cassa a ogni movimento. Luca, nella mia bocca, iniziava a perdere il controllo, i fianchi che si muovevano più veloci. “Sto per venire, cazzo, prendilo tutto,” ha grugnito, stringendomi i capelli così forte da farmi male. Non potevo fare altro che obbedire, sentendo il suo cazzo pulsare e poi esplodere, un fiotto caldo che mi riempiva la bocca. Ho deglutito, il sapore forte che mi dava un altro brivido di eccitazione, mentre lui si tirava fuori, ansimando.
Marco, dietro di me, non si fermava. Le sue mani mi stringevano i fianchi con forza, le dita che affondavano nella carne. “Ora ti faccio urlare,” ha detto, spingendo così forte che ho sentito le gambe cedere. Il piacere era insopportabile, un nodo che si stringeva dentro di me, pronto a scoppiare. “Vieni, troia, vieni per me,” ha ordinato, e quelle parole sono state la goccia. Ho sentito tutto il corpo tremare, un’ondata di calore che mi ha travolto, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo, il respiro che si spezzava in un gemito strozzato. Marco ha continuato a spingere, prolungando l’orgasmo fino a farmi quasi svenire, e poi si è tirato fuori, venendo sul mio culo, il liquido caldo che mi colava lungo le cosce.
Sono rimasta lì, piegata sulla cassa, il corpo tremante, il respiro corto. Luca mi ha dato una pacca sulla testa, ridendo. “Brava, ci sai fare,” ha detto, mentre si rivestiva. Marco mi ha tirato su la gonna, dandomi un ultimo schiaffo sul culo. “Torna a trovarci, eh,” ha detto con un ghigno. Io non ho risposto, troppo scossa, troppo piena di vergogna e piacere insieme. Sapevo che non avrei dovuto, ma dentro di me, una parte malata già pensava a tornare, a rifarlo, a farmi usare ancora.
