Racconti Piccanti
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Lecca tutto, cornuto

Lecca tutto, cornuto

12 Marzo 2026·6 min di lettura

La cena era andata bene, tutto sommato. Fabio, 44 anni, un uomo tranquillo con un viso anonimo e un ventre appena accennato sotto la camicia stirata, aveva passato la serata a servire piatti di lasagne e a riempire i bicchieri di vino rosso. Era il tipo di persona che non si nota, un impiegato di medio livello che non alzava mai la voce, ma dentro di sé covava pensieri che non avrebbe mai confessato a nessuno. Sua moglie Elena, 41 anni, era tutta un’altra storia: alta, con gambe lunghe e un portamento elegante, indossava un vestito nero aderente che metteva in mostra le curve senza strafare. I suoi capelli scuri cadevano sulle spalle, e il rossetto rosso acceso dava un tocco di provocazione al suo sorriso. Ma dietro quell’aria composta, Fabio lo sapeva, c’era una donna che reprimeva una parte di sé, una voglia che ogni tanto trapelava in sguardi o battute ambigue. Ospite della serata era Riccardo, 38 anni, collega di Elena. Un uomo che sembrava uscito da un film: alto, spalle larghe, mascella squadrata e un sorriso che trasudava sicurezza. Indossava una camicia bianca con le maniche arrotolate, lasciando intravedere avambracci muscolosi, e i suoi occhi scuri non smettevano di cercare quelli di Elena.

La cena si era svolta in un clima cordiale, ma con una tensione che Fabio avvertiva sotto pelle. Riccardo raccontava aneddoti di lavoro con una voce profonda, facendo ridere Elena più del necessario. Ogni tanto lei gli toccava il braccio, un gesto che sembrava casuale ma che a Fabio non sfuggiva. Lui, dal canto suo, sorrideva e annuiva, sparecchiando piatti e riempiendo bicchieri come se fosse un cameriere. Dentro, però, sentiva un misto di disagio e una strana eccitazione che non riusciva a spiegarsi. “Perché non mi dà fastidio?” pensava, mentre portava i piatti in cucina. “Perché una parte di me vuole vedere cosa succede?” Quando tornò in salotto con il dessert, trovò Elena e Riccardo seduti più vicini sul divano, le loro ginocchia che quasi si sfioravano. Lei rise a una battuta e si sistemò i capelli, un gesto che Fabio riconobbe: lo faceva sempre quando era nervosa o eccitata.

La tensione crebbe quando, finito il dolce, Elena si alzò con un movimento deciso. “Fa caldo qua dentro,” disse, con un tono che sembrava una provocazione. Si avvicinò alla finestra, ma invece di aprirla, si voltò verso Riccardo e, con un sorriso malizioso, iniziò a slacciarsi il vestito. Fabio, che stava raccogliendo i piatti, si bloccò. Il cuore gli batteva forte, ma non disse nulla. La zip scese lentamente, rivelando un reggiseno di pizzo nero e la pelle liscia della schiena. Riccardo la guardava con un ghigno, appoggiato allo schienale del divano, le braccia incrociate. “Non ti vergogni, eh?” disse con voce bassa, ma divertita. Elena si girò, lasciando cadere il vestito a terra, mostrando un perizoma dello stesso pizzo. “E perché dovrei?” rispose, avvicinandosi a lui. Fabio, in piedi con un piatto in mano, sentì le guance arrossarsi. Avrebbe voluto dire qualcosa, fermarla, ma una parte di lui – quella che non osava ammettere – voleva vedere tutto.

Elena si sedette sul divano accanto a Riccardo, le gambe accavallate in modo che il perizoma fosse ben visibile. Lui le posò una mano sulla coscia, sfiorandola con le dita callose. “Tuo marito non dice niente,” mormorò, guardandola negli occhi. Lei rise, un suono acuto e sfacciato. “Fabio? Lui sparecchia. Vero, amore?” Fabio, rosso in volto, annuì senza parlare e tornò in cucina, ma non prima di aver visto Riccardo chinarsi verso di lei e baciarle il collo. I pensieri gli vorticavano in testa. “Devo fermarli. Ma perché non ci riesco? Perché mi eccita così tanto?” Ogni tanto gettava un’occhiata al salotto, vedendo le mani di Riccardo esplorare il corpo di Elena, che si lasciava toccare con un’espressione di sfida e piacere.

Quando tornò, trovò Elena sdraiata sul divano, le gambe divaricate, il perizoma ormai tolto. Riccardo era inginocchiato tra le sue cosce, la testa abbassata, e lei gemeva piano, stringendogli i capelli. “Sì, lì, continua,” sussurrava, la voce roca. Fabio si fermò sulla soglia, incapace di distogliere lo sguardo. Il corpo di Elena era perfetto sotto la luce calda della lampada: i seni pieni che si alzavano e abbassavano al ritmo del respiro, i capezzoli turgidi sotto il pizzo del reggiseno ancora addosso, le gambe lunghe e sode che tremavano leggermente. Riccardo lavorava con la lingua, e i suoni umidi e i gemiti di Elena riempivano la stanza. Fabio sentì una stretta allo stomaco, un misto di umiliazione e desiderio. “Perché non sono arrabbiato? Perché voglio guardare?” pensò, stringendo i pugni.

I preliminari durarono a lungo. Riccardo si dedicò a ogni parte di lei, leccandola e succhiandola con una calma quasi irritante, come se volesse farla impazzire. Elena si contorceva, inarcando la schiena, le mani che cercavano appiglio sul divano. “Cazzo, sei bravo,” ansimava, e lui ridacchiava contro la sua pelle. “Lo so,” rispondeva, prima di riprendere. Ogni tanto alzava lo sguardo verso Fabio, come per sfidarlo, ma Fabio restava immobile, un osservatore silenzioso che non riusciva a distogliere gli occhi. Quando Elena fu al limite, con il respiro spezzato e il corpo lucido di sudore, Riccardo si alzò, slacciandosi i pantaloni. “Adesso vediamo se reggi,” disse, con un tono che trasudava arroganza. Elena rise, un suono sporco e carico di attesa. “Fammi vedere che sai fare.”

Riccardo si tolse i pantaloni e i boxer, rivelando un’erezione impressionante, grossa e dura, che fece spalancare gli occhi a Elena. “Porca puttana,” mormorò lei, leccandosi le labbra. Si spostarono verso il tavolo della sala da pranzo, quello stesso tavolo dove avevano appena mangiato. Elena si sdraiò sopra, appoggiando i piedi sul bordo, le gambe spalancate, il sesso esposto e già lucido. Riccardo si posizionò tra le sue cosce, strofinandosi contro di lei senza entrare subito. “Ti piace, eh?” le chiese, con un sorrisetto. “Smetti di fare il cretino e scopami,” ribatté lei, afferrandogli i fianchi. Lui non se lo fece ripetere due volte: con un movimento lento ma deciso, la penetrò, facendola gemere forte. “Cazzo, sì, proprio così!” urlò Elena, stringendo le gambe intorno a lui.

La scena era cruda, rumorosa. Il tavolo scricchiolava sotto il loro peso, i loro corpi sbattevano l’uno contro l’altro con un ritmo sempre più veloce. Riccardo la prendeva con forza, le mani sulle sue cosce per tenerla ferma, mentre lei gli graffiava la schiena, urlando frasi sconce. “Sì, proprio così, riempimi!” gridava, la voce spezzata dal piacere. Fabio, ancora in piedi a qualche metro di distanza, sentiva l’odore del sesso che impregnava l’aria, mescolato al sudore e al vino rovesciato sul tavolo. Ogni dettaglio era vivido: i muscoli tesi di Riccardo che si contraevano a ogni spinta, il seno di Elena che sobbalzava fuori dal reggiseno, i suoi capelli scompigliati appiccicati alla fronte. Cambiarono posizione più volte: lei si girò a pancia in giù, appoggiata al tavolo, mentre lui la prendeva da dietro, una mano che le stringeva i capelli; poi lei si mise sopra, cavalcandolo con movimenti circolari, le mani sul suo petto per tenersi in equilibrio. Ogni gemito, ogni insulto che usciva dalla bocca di Elena, ogni schiaffo che Riccardo le dava sul sedere, era un pugno nello stomaco per Fabio, ma anche un fuoco che non riusciva a spegnere.

Quando Riccardo si avvicinò al culmine, rallentò, guardandola negli occhi. “Dove lo vuoi?” chiese, con la voce roca. “Dentro, cazzo, dentro!” rispose lei senza esitazione. Con un ultimo affondo, lui venne, grugnendo, mentre Elena si abbandonava a un urlo che sembrava liberatorio, il corpo che tremava per l’orgasmo. Restarono così per qualche istante, ansimanti, poi Riccardo si tirò indietro, lasciandola sdraiata sul tavolo, le gambe ancora aperte, il sesso gocciolante. Elena si voltò verso Fabio, con un sorriso stanco ma trionfante. “Vieni qui,” ordinò, la voce ancora roca. Fabio, come ipnotizzato, si avvicinò. “Lecca tutto, cornuto,” disse lei, indicando tra le sue cosce. E lui, senza una parola, si inginocchiò.

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