In doccia con il compagno di squadra
Sono Matteo, ho diciannove anni e gioco in Serie D con una squadra di provincia. Non sono un fenomeno, ma me la cavo, e il calcio è tutto quello che ho per sentirmi qualcuno. Siamo in ritiro pre-campionato, un albergo di merda in collina, stanze doppie che puzzano di muffa. Divido la camera con Lorenzo, venti anni, attaccante come me. È un tipo che parla poco, ma quando apre bocca sa sempre come farsi ascoltare. Dopo la partita di oggi, un’amichevole del cazzo che abbiamo vinto per un pelo, siamo tutti distrutti. Adrenalina ancora in corpo, muscoli che bruciano, sudore che appiccica.
Torniamo in hotel, io e Lorenzo ci buttiamo sui letti senza nemmeno toglierci le scarpe. “Che cazzo di fatica,” gli dico, e lui ride, annuendo. Dopo un po’ decidiamo di farci una doccia, tanto le altre stanze sono già piene di compagni che russano o cazzeggiano. Le docce comuni sono in fondo al corridoio, un posto squallido con piastrelle sbeccate e ruggine sugli scarichi. Entriamo, c’è silenzio, siamo solo noi. L’acqua calda è un lusso dopo una giornata così, e ci mettiamo sotto due soffioni vicini. Non parliamo, sentiamo solo il rumore dell’acqua che scroscia e il vapore che ci avvolge.
Mi insapono, ma lo sguardo mi cade su di lui. Non so perché, forse è l’adrenalina della partita che ancora mi gira in testa, ma lo guardo più del dovuto. Il suo corpo è tonico, spalle larghe, gocce d’acqua che gli scivolano sulla schiena. Mi accorgo che anche lui mi sta guardando, un’occhiata veloce, ma c’è. Non dico nulla, ma il cuore mi batte più forte, e non è solo stanchezza. Ci sfioriamo “per caso” mentre ci passiamo il sapone, il braccio contro il suo, pelle calda sotto l’acqua. Nessuno dei due si tira indietro. Restiamo lì, come se stessimo aspettando qualcosa, ma non so cosa.
Dentro di me è un casino. Non ho mai pensato a un ragazzo in quel modo, cazzo, non sono di quei tipi. Però c’è una curiosità che mi morde, una voglia strana che non riesco a spegnere. Lorenzo si avvicina un po’, sempre senza parlare, e le nostre mani si sfiorano di nuovo. Stavolta non è un caso. Mi guarda negli occhi, e io non abbasso lo sguardo. “Che stiamo facendo?” penso, ma non lo dico. Ho paura di rompere tutto, ma allo stesso tempo voglio vedere dove va a finire.
Ci spostiamo più sotto l’acqua, le spalle quasi appiccicate. La sua mano scivola lenta lungo il mio fianco, e io non lo fermo. Il cuore mi martella nel petto, ma il calore dell’acqua e quella tensione mi fanno restare. Poi, quasi d’istinto, le nostre mani scendono più in basso. Mi tocco, e lui fa lo stesso, ma siamo così vicini che le nostre dita si intrecciano. Ci guardiamo un attimo, un misto di imbarazzo e voglia. “Fai piano,” gli sussurro, e lui annuisce. Ci masturbiamo così, uno accanto all’altro, sotto l’acqua che ci scalda la pelle. Le mani si muovono lente, i respiri si fanno più pesanti. Non è solo eccitazione, è come se stessi scoprendo una parte di me che non conoscevo. Ogni tanto ci sfioriamo di più, e ogni contatto mi fa rabbrividire.
Dopo un po’, Lorenzo si ferma. Mi guarda, e senza dire niente si abbassa, si mette in ginocchio davanti a me. L’acqua gli cade sui capelli, gli cola sul viso. “Che cazzo fai?” penso, ma non lo dico. Non riesco a muovermi, sono paralizzato. Mi guarda dal basso, e vedo nei suoi occhi che ci sta pensando da un po’. Poi si avvicina, e sento il calore della sua bocca che mi prende. È la prima volta, e cazzo, non so descrivere cosa provo. È caldo, bagnato, e mi manda fuori di testa. Le sue labbra si muovono piano, la lingua che mi sfiora in un modo che mi fa tremare le gambe. Gli metto una mano sulla testa, stringo i suoi capelli bagnati. “Non dirlo a nessuno… continua,” gli sussurro, la voce che mi trema. Lui non risponde, ma va avanti, più deciso. Sento il rumore dell’acqua mischiato al suono della sua bocca, il suo respiro corto mentre mi lavora. L’odore del sapone e del nostro sudore si mescola al vapore, e io sono perso, completamente fuori controllo.
Mi appoggio con una mano alle piastrelle per non cadere, le gambe che cedono. Lui mi tiene con le mani sui fianchi, i movimenti più veloci adesso. Stringo i denti, cerco di non fare rumore, ma qualche gemito mi scappa. “Cazzo, Lorenzo,” gli dico sottovoce, e lui alza lo sguardo per un attimo, un lampo di soddisfazione negli occhi. Va avanti finché non ce la faccio più, il piacere mi esplode dentro, e vengo con un rantolo strozzato. Lui si tira indietro all’ultimo, l’acqua che lava via tutto. Resto lì, ansimante, la testa appoggiata al muro. Lui si rialza, si passa una mano sul viso per togliere l’acqua, e non dice niente. Non c’è bisogno di parole.
Ci sciacquiamo in silenzio, chiudiamo l’acqua e ci asciughiamo. Il cuore mi batte ancora forte, ma non c’è imbarazzo, non più. Torniamo in camera senza guardarci troppo, ognuno perso nei propri pensieri. Mi sdraio sul letto, fisso il soffitto. Non so cosa significhi tutto questo, ma non mi pento. È stato un momento nostro, un segreto che resterà sotto quella doccia. E in fondo, so che se capitasse di nuovo, non direi di no.
