Il sosia di mia moglie
Sono Davide, ho 37 anni, e da un po’ di tempo mi sento come un motore che gira a vuoto. Dodici anni di matrimonio con Sara, la mia Sara, e la passione che ci incendiava all’inizio si è spenta, ridotta a una brace tiepida che non scalda più. Non è colpa di nessuno, credo. La routine, il lavoro, le responsabilità: tutto si è accumulato come polvere su un mobile che non pulisci da anni. Ma io quella fiamma la rivoglio. La rivoglio così tanto che a volte mi fa male.
Un giorno, mentre scorro il telefono in un momento di noia, finisco su un sito di escort. Non è la prima volta, lo ammetto, ma non ci ho mai fatto nulla di serio. Solo curiosità, uno sfogo mentale. Poi la vedo. “Elena”, 30 anni, una trans MtF, raffinata, con un viso che mi colpisce come un pugno nello stomaco. È identica a Sara da giovane, quando ci siamo conosciuti. Stesso taglio di capelli, un caschetto scuro che le incornicia il viso, stesso sorriso leggermente inclinato, con quella piega maliziosa che mi faceva impazzire. Guardo le foto, una dopo l’altra, e il cuore mi batte forte. Non so perché, ma sento che devo farlo. Devo incontrarla. È come chiudere un cerchio, ritrovare qualcosa che ho perso. Prenoto un incontro in una suite di lusso di un hotel a cinque stelle in centro. Non voglio un posto squallido, voglio che sia perfetto.
Arrivo in hotel con un misto di eccitazione e tensione che mi stringe lo stomaco. La suite è un capolavoro, ma non mi fermo a guardarla troppo: le luci sono calde, soffuse, e c’è un letto enorme con lenzuola di seta nera che sembrano invitare al peccato. Mi siedo sul bordo, mi verso un bicchiere di whisky dall’angolo bar e aspetto. Quando bussano alla porta, il cuore mi salta in gola.
“Avanti,” dico, con la voce un po’ roca.
La porta si apre e lei entra. Elena. Indossa un vestito che mi lascia senza fiato: un tubino nero aderente, esattamente come quello che Sara metteva ai tempi dei nostri primi appuntamenti. Ha persino le stesse scarpe col tacco che mia moglie adorava, nere con un fiocco sul davanti. Mi alzo, incapace di staccarle gli occhi di dosso. È lei, è Sara di quindici anni fa, ma con qualcosa di diverso, di più audace, di più pericoloso. Mi sorride, e quel sorriso è un’arma.
“Ciao, Davide,” dice con una voce calda, morbida, che mi accarezza i nervi. “Sono Elena. Ti piace quello che vedi?”
Non riesco a parlare per un attimo, poi annuisco. “Sei… perfetta. Sei esattamente come immaginavo.”
Si avvicina, i tacchi che risuonano sul pavimento lucido, e si ferma a un metro da me. “Ho seguito le tue indicazioni. Mi hai chiesto di essere una certa persona, e io lo sarò. Dimmi come vuoi iniziare.”
La guardo, e il desiderio mi travolge come un’onda. Non c’è spazio per dubbi o ripensamenti. “Voglio che tu sia lei. Chiamami come faceva lei. Parlami come faceva lei.”
Elena inclina la testa, con un sorrisetto che mi fa tremare. “Va bene, amore. Vieni qui, avvicinati. Mi sei mancato.”
Quelle parole, quel tono. È come se il tempo si fosse fermato. Mi alzo e la raggiungo in due passi. Le mie mani le sfiorano i fianchi, il tessuto del vestito è liscio sotto le dita, e il suo profumo mi avvolge, un mix dolce e speziato che mi fa girare la testa. Le accarezzo il viso, i lineamenti così familiari, e senza pensarci la bacio. Le sue labbra sono morbide, calde, e rispondono con una fame che mi accende. La lingua si intreccia alla mia, il sapore di menta e qualcosa di più dolce mi invade la bocca. Gemo senza volerlo, e lei ride piano contro le mie labbra.
“Ti vuoi proprio sfogare, eh, amore?” sussurra, con quella voce che mi fa impazzire. “Fammi vedere quanto mi desideri.”
Non ho bisogno di altre spinte. Le mie mani scivolano dietro di lei, le stringo le natiche sode sotto il vestito, e la spingo verso il letto. Lei si lascia guidare, con un sorrisetto provocante, e si sdraia lentamente, spalancando le gambe quel tanto che basta per farmi vedere il bordo delle mutandine nere di pizzo. Mi tolgo la camicia in fretta, i bottoni che quasi si strappano, e mi slaccio la cintura con mani tremanti. Lei mi guarda, gli occhi che brillano di desiderio, e si passa una mano tra i capelli, proprio come faceva Sara.
“Vieni qui, Davide,” dice, con quella voce che è un ordine mascherato da supplica. “Non farmi aspettare.”
Mi butto su di lei, il peso del mio corpo che la schiaccia contro il materasso. Le tiro su il vestito fino alla vita, scoprendo la pelle liscia delle sue cosce, e le sue mutandine sono già umide sotto le dita. Le strappo via con un gesto brusco, e lei ansima, un suono che mi manda fuori di testa. Mi abbasso i pantaloni e i boxer in un solo movimento, liberando il mio membro già duro, pulsanti, e lo strofino contro di lei, sentendo il calore della sua pelle contro la mia. È stretta, invitante, e il solo pensiero di penetrarla mi fa perdere ogni controllo.
“Prendimi, amore,” sussurra, le mani che mi afferrano i fianchi. “Fammi tua. Come facevi sempre.”
Quelle parole mi fanno esplodere. Mi posiziono sopra di lei, in missione, le sue gambe che si avvolgono attorno alla mia vita, e la penetro con un colpo deciso, profondo. Lei geme forte, un suono acuto che riempie la stanza, e io mi muovo, spingo con una foga che non provavo da anni. Ogni affondo è un’esplosione di sensazioni: il calore umido che mi avvolge, la pressione che mi stringe, la pelle che sbatte contro la pelle con un ritmo quasi violento. Le sue unghie mi graffiano la schiena, lasciano segni che bruciano, e io gemo, perso in quel piacere selvaggio.
“Sara,” dico senza pensarci, il nome che mi scappa dalla bocca mentre la guardo negli occhi. Lei non si scompone, mi stringe più forte, le sue gambe che mi tengono ancorato a lei.
“Sì, amore, sono qui,” risponde, con un tono che mi manda in tilt. “Scopami più forte. Fammi sentire tutto.”
Aumento il ritmo, i miei fianchi che si muovono con una rabbia che non sapevo di avere. Ogni colpo è più profondo, più duro, e il suono dei nostri corpi che si scontrano è osceno, quasi animalesco. Il sudore mi cola lungo la fronte, il suo respiro è affannoso, i suoi gemiti sono un coro che mi spinge oltre il limite. Le sue mani mi afferrano i capelli, tirano appena, e io le mordo il collo, assaporando il sale della sua pelle, il profumo che mi inebria.
“Girati,” ringhio, tirandomi indietro per un momento. Lei obbedisce senza esitare, si mette a quattro zampe sul letto, il sedere alzato verso di me, e io perdo ogni controllo. Le afferro i fianchi, le unghie che si conficcano nella carne morbida, e la penetro di nuovo, da dietro, con una spinta che la fa gridare. Tiro i suoi capelli con una mano, avvolgendo il caschetto nero attorno al pugno, e la tengo ferma mentre la scopo con una furia che non riesco a contenere. Ogni movimento è un’esplosione, il calore del suo corpo che mi stringe, il suono dei suoi gemiti che si mescolano ai miei grugniti. La chiamo di nuovo, “Sara, Sara,” come un mantra, e lei risponde, la voce spezzata dal piacere.
“Sì, Davide, non fermarti. Sono tua, lo sai. Prendimi tutta.”
Quelle parole mi spingono oltre. Sento il piacere montare, una pressione insostenibile che si accumula alla base della schiena, e spingo più forte, più veloce, fino a che non esplodo dentro di lei con un ruggito. È l’orgasmo più intenso della mia vita, un’onda che mi travolge e mi lascia tremante, il corpo scosso da spasmi mentre mi svuoto completamente. Anche lei geme, un suono profondo, e si accascia sotto di me, il respiro pesante, il corpo lucido di sudore.
Restiamo così per un momento, ansimanti, il calore dei nostri corpi che si mescola. Poi mi ritiro, lentamente, sentendo ancora le contrazioni del piacere che mi attraversano. Mi sdraio accanto a lei, il cuore che batte come un tamburo, e lei si gira, appoggiandosi al mio petto. Mi accarezza il viso con una mano, le dita leggere sulla mia barba ispida.
“Sei stato incredibile, amore,” sussurra, con un sorriso stanco ma soddisfatto. “Spero di averti dato quello che cercavi.”
Non rispondo subito. La guardo, i suoi lineamenti così familiari, e sento una strana calma dentro di me. “Sì,” dico alla fine, con la voce roca. “Hai fatto molto di più.”
Ci alziamo dopo un po’, ci rivestiamo in silenzio. Lei si sistema i capelli davanti allo specchio, e io la osservo, sentendo ancora il suo calore sulla pelle. Quando se ne va, con un ultimo sorriso e un “Ci vediamo, Davide,” resto solo nella suite. Mi siedo sul letto, le lenzuola stropicciate che odorano di sesso e di lei, e per la prima volta dopo tanto tempo mi sento vivo.
Torno a casa quella sera con un’energia nuova che non riesco a spiegare. Sara è in cucina, sta preparando la cena, e quando mi vede mi sorride, un po’ sorpresa. “Tutto bene?” chiede, inclinando la testa. “Sembri… diverso.”
Mi avvicino a lei, le metto una mano sulla vita e la tiro a me. “Sì, sto bene. E sai una cosa? Voglio provare qualcosa di nuovo con te. Che ne dici di un gioco di ruolo, stasera? Solo io e te.”
I suoi occhi si allargano, un lampo di curiosità che non vedevo da anni. “Un gioco di ruolo? Tipo cosa?”
Le sorrido, sentendo il cuore battere più forte. “Vedrai. Fidati di me.”
E mentre la bacio, con una fame che credevo dimenticata, so che qualcosa è cambiato. Non so se sia giusto o sbagliato, ma per la prima volta dopo tanto tempo, sento che possiamo ritrovarci.
