Sottomissione privata
Mi trovo in ginocchio, il pavimento freddo sotto di me, ma non ci faccio caso. La mia attenzione è tutta per i piedi di quest’uomo che non conosco, un uomo che ho visto per la prima volta appena un’ora fa. Sono grandi, leggermente ruvidi, con un odore forte, muschiato, che mi riempie le narici mentre la mia lingua scorre lungo l’arco del suo piede destro. Alzo gli occhi per un momento e lo vedo, seduto sulla poltrona del nostro salotto, con un sorriso compiaciuto stampato sul volto. Ha i lineamenti duri, una mascella squadrata, e quegli occhi che sembrano perforarmi, pieni di un’autorità che non lascia spazio a discussioni. Accanto a lui, mia moglie, Laura, è china su di lui, la testa che si muove ritmicamente mentre gli succhia il cazzo con un’avidità che non le ho mai visto prima. I suoni che fa, quei risucchi umidi e profondi, mi fanno ribollire il sangue nelle vene, ma so che non posso fare nulla per alleviare la pressione che sento tra le gambe.
“Più forte, troia,” dice lui a Laura, la voce bassa, graffiante, mentre le afferra i capelli con una mano e la spinge più a fondo. Lei geme, un suono soffocato ma carico di piacere, e obbedisce senza esitazione. Io, invece, continuo a leccare, la mia lingua che scivola tra le dita dei suoi piedi, sentendo il sapore salato della sua pelle. Non so perché lo sto facendo, non so perché siamo arrivati a questo, ma non c’è spazio per pensieri. C’è solo il momento, il suo controllo, e la mia sottomissione.
“Bravo, cagnolino,” mi dice, guardandomi con quel sorriso che mi fa sentire minuscolo. “Lecca bene, fai vedere quanto sei utile. Ma non azzardarti a toccarti, chiaro? L’ho già detto una volta.” Il ricordo del suo schiaffo mi brucia ancora sulla guancia, un colpo secco, umiliante, che mi ha rimesso al mio posto quando ho provato a sfiorarmi. Mi aveva guardato con disgusto, come se fossi un insetto, e mi aveva ringhiato: “Tu non godi. Tu sei qui per servire. Io sono l’unico che può venire, tu e la tua puttana di moglie siete solo i miei giocattoli.” Quelle parole mi ronzano ancora in testa, e nonostante l’umiliazione, sento il mio corpo reagire, il desiderio che mi torce lo stomaco, ma so che non posso fare nulla.
Laura alza la testa per un momento, i suoi occhi lucidi incontrano i miei. Ha le labbra gonfie, lucide di saliva, e un’espressione che non riconosco: una miscela di lussuria e abbandono totale. “Guardalo, amore,” mi dice con un filo di voce, quasi ridendo, prima di tornare a prenderlo in bocca, la lingua che guizza visibile mentre lo lecca dalla base fino alla punta. L’uomo geme, un suono profondo che mi fa stringere i denti, e poi mi guarda di nuovo.
“Tu, continua coi piedi. Non ti fermare,” ordina, e io obbedisco, succhiando una delle sue dita, sentendo la ruvidità della pelle contro la mia lingua. Il sapore è forte, quasi amaro, ma lo accetto, lo faccio mio, mentre i suoni di Laura che lo succhia si fanno più intensi. La vedo con la coda dell’occhio, il suo corpo che si muove, le mani che gli stringono le cosce muscolose, e sento il mio respiro diventare più corto. Vorrei toccarmi, dio se lo voglio, ma so che non posso. La sua regola è ferrea, e io sono troppo codardo per disobbedire.
“Brava, succhia più forte,” le dice lui, e Laura emette un gemito soffocato, accelerando il ritmo. La guardo meglio ora, vedo il modo in cui la sua bocca si chiude intorno al suo cazzo, grosso, venoso, che entra ed esce con una precisione quasi ipnotica. È più grande del mio, lo noto con una fitta di vergogna, e lei sembra adorarlo, le labbra che si tendono per accoglierlo tutto, la saliva che le cola lungo il mento. Lui le stringe i capelli più forte, guidandola, e io sento un’ondata di calore al basso ventre, ma le mie mani restano ferme, posate sulle sue caviglie, mentre continuo a leccare i suoi piedi come un cane obbediente.
Dopo un po’, lui si tira indietro, facendo uscire Laura con un suono umido e osceno. Lei ansima, il fiato corto, il viso arrossato, e lui le sorride, accarezzandole il mento con un dito. “Brava, puttanella. Ora girati, voglio vedere quel culo.” Laura non esita, si mette a quattro zampe sulla moquette, voltandosi verso di me per un istante. I suoi occhi brillano di una luce selvaggia, e mi sussurra: “Ti piace guardarmi, vero?” prima di abbassare la testa, inarcando la schiena e offrendosi a lui. Io non rispondo, la mia bocca è ancora impegnata sul suo piede sinistro, ma sento il cuore martellarmi nel petto.
Lui si alza dalla poltrona, il suo corpo nudo e imponente che torreggia su di noi. Ha un fisico scolpito, non un grammo di grasso, e il suo cazzo svetta duro, lucido della saliva di Laura. Si posiziona dietro di lei, le mani che le afferrano i fianchi con una presa decisa. “Guardami mentre la scopo,” mi ordina, e io alzo gli occhi, la lingua che si ferma per un momento. Lo vedo spingersi dentro di lei con un movimento lento ma deciso, e Laura geme forte, un suono gutturale che mi trafigge. “Cazzo, sì,” sibila lei, spingendosi indietro contro di lui, e io sento l’odore del sesso che riempie l’aria, un misto di sudore e umori che mi fa girare la testa.
“Riprendi a leccare, coglione,” mi ringhia lui, e io torno al mio compito, la lingua che scorre sulla pianta del suo piede mentre lo sento muoversi, i suoi grugniti che accompagnano ogni spinta. Laura ansima, i suoi gemiti che si fanno sempre più acuti, e io non posso fare a meno di guardare di nuovo, solo con la coda dell’occhio. La vedo, il suo corpo che trema a ogni colpo, le sue mani che stringono la moquette, e lui che la possiede con una ferocia che mi fa sentire insignificante. Il suono della carne che sbatte contro carne è ritmico, quasi ipnotico, e l’odore del loro sudore mi arriva fino in gola.
“Ti piace, vero, troia?” le chiede lui, dandole uno schiaffo sul culo che risuona nella stanza. Lei urla, un misto di dolore e piacere, e risponde con voce spezzata: “Sì, cazzo, mi piace. Scopami più forte.” Lui ride, un suono basso e crudele, e accelera, le sue mani che le stringono i fianchi così forte da lasciare segni rossi. Io continuo a leccare, la mia lingua che si muove meccanicamente, ma la mia mente è lì, con loro, a ogni spinta, a ogni gemito. Sento il mio cazzo pulsare nei pantaloni, una pressione insostenibile, ma non oso toccarmi. Il ricordo del suo schiaffo è troppo vivido.
Dopo un po’, lui rallenta, esce da lei con un suono bagnato e osceno, e si siede di nuovo sulla poltrona, il respiro pesante. “Vieni qui, puttana,” dice a Laura, e lei si avvicina strisciando, il viso ancora arrossato, gli occhi pieni di desiderio. “Siediti sopra,” le ordina, e lei obbedisce, montandogli sopra a cavalcioni, le mani sulle sue spalle mentre si abbassa lentamente su di lui. Lo vedo sparire dentro di lei, centimetro dopo cento, e Laura getta la testa indietro, un gemito lungo e profondo che mi fa stringere i pugni. “Cazzo, è enorme,” sussurra lei, quasi a se stessa, e inizia a muoversi, il suo corpo che ondeggia su di lui con un ritmo sempre più veloce.
“E tu, cagnolino, vieni più vicino. Lecca i miei piedi mentre la scopo,” mi ordina, e io mi avvicino, le mani che tremano mentre mi posiziono ai suoi piedi, la lingua che riprende a lavorare. Sento il calore dei loro corpi, l’odore del sesso che mi avvolge, e i suoni di Laura che cavalca, i suoi gemiti che si mischiano ai grugniti di lui. La vedo muoversi, i suoi seni che rimbalzano a ogni spinta, il suo viso contorto dal piacere, e lui che la guarda con quel sorriso predatorio, le mani che le strizzano il culo mentre la guida nei movimenti.
“Più veloce, troia,” le dice, e lei accelera, il suono dei loro corpi che si scontrano che diventa quasi assordante. Sento il sapore del suo piede, salato e pungente, e l’odore del loro sudore che mi riempie i polmoni. Vorrei alzarmi, guardarli meglio, ma non posso. Sono inchiodato al mio posto, la lingua che si muove senza sosta, mentre il mio corpo urla per un rilascio che non arriverà.
“Sto per venire,” grugnisce lui dopo un po’, la voce tesa, e Laura geme forte, spingendosi contro di lui con una frenesia disperata. “Sì, vieni dentro di me,” lo implora, e io sento una fitta al petto, un misto di umiliazione e desiderio che mi soffoca. Lui la afferra per i fianchi, la tiene ferma, e con un ultimo grugnito profondo si svuota dentro di lei, il corpo che si tende mentre Laura trema, un urlo strozzato che le sfugge dalla gola. Restano fermi per un momento, ansimando, il sudore che luccica sui loro corpi, e io continuo a leccare, la lingua che scivola tra le sue dita, sentendo l’odore del loro piacere che mi circonda.
Alla fine, lui la spinge via con un gesto sbrigativo, e Laura si accascia a terra, il respiro ancora irregolare, un sorriso soddisfatto sul viso. Lui mi guarda, il sorriso che torna, crudele e soddisfatto. “Hai fatto bene, cagnolino. Ma ricordati, tu non godi. Sei solo uno strumento.” Mi dà una pacca sulla testa, umiliante, e io abbassò lo sguardo, il corpo che trema di desiderio represso. Laura mi guarda, un lampo di compassione nei suoi occhi, ma poi si volta verso di lui, strisciando di nuovo ai suoi piedi, pronta a servirlo ancora.
Io resto lì, in ginocchio, la lingua che si muove ancora sui suoi piedi, sentendo il peso della sua autorità su di me. Non so quanto durerà, non so cosa succederà dopo, ma in questo momento non c’è nulla oltre a lui, a Laura, e al mio posto sotto di loro.
