La prima volta tra gli scaffali
Non so perché sto scrivendo questa roba, ma ho bisogno di sfogarmi. È successo ieri, e ancora non ci credo. Sono Martina, ho 18 anni appena compiuti, e ieri ho perso la verginità con Luca, il mio ragazzo, in un posto che non avrei mai pensato: la biblioteca comunale. Sì, hai letto bene, proprio lì, tra gli scaffali polverosi di una sezione che non caga nessuno. E non è stata una cosa improvvisa, di quelle che dici “oh, è capitato”. No, ci pensavo da settimane, e lui pure.
Siamo insieme da sei mesi, Luca ha 20 anni, studia all’università e lavora part-time in un bar. Io sono all’ultimo anno di liceo, sempre con la testa tra i libri, ma ultimamente anche con altre idee. Non avevo mai fatto niente di serio prima di lui, qualche bacio, qualche palpatina, ma stop. Con Luca è diverso. Quando mi guarda, mi sento bruciare dentro, come se volessi che mi prendesse e basta. Però avevo paura, non tanto del dolore, ma di non essere pronta, di fare una figura di merda. Lui non mi ha mai forzato, ma si capiva che anche lui ci pensava spesso. E ieri, boh, è scattato qualcosa.
Eravamo in biblioteca perché dovevo studiare per un compito in classe. Luca è venuto con me per tenermi compagnia, anche se in realtà passava più tempo a mandarmi messaggi zozzi che a leggere. La biblioteca è vecchia, con corridoi stretti e zone che sembrano abbandonate. C’è una sezione di libri antichi, in fondo, dove non va mai nessuno, nemmeno il bibliotecario. Ci siamo seduti lì per scherzo, lontano dagli altri. Io avevo il libro di storia aperto, ma non riuscivo a concentrarmi. Luca mi sfiorava la gamba sotto il tavolo, e io ridevo, cercando di ignorarlo, ma dentro sentivo già quel calore strano, quel misto di voglia e paura.
Poi mi ha preso la mano e mi ha tirato verso uno scaffale più in fondo, dietro un angolo. “Dai, Marti, solo un bacio,” mi ha detto, con quella voce bassa che mi fa tremare. Io gli ho detto di smetterla, che ci potevano beccare, ma non ho resistito. Ci siamo baciati, piano all’inizio, poi più forte. Sentivo il suo respiro sul collo, le sue mani che mi stringevano i fianchi. Ero spaventata, ma anche eccitata da morire. Il pensiero che qualcuno potesse arrivare da un momento all’altro mi faceva battere il cuore a mille. Gli ho detto “Luca, fermati, non è il posto,” ma lui mi ha guardato con quegli occhi che dicono tutto e ha sussurrato: “Se vuoi smetto, ma lo so che non vuoi.” E aveva ragione. Non volevo.
Mi ha spinta contro lo scaffale, con delicatezza, ma decisa. Sentivo il legno freddo sulla schiena, mentre le sue mani scivolavano sotto la maglietta. Mi ha toccato il seno, piano, stringendo un po’, e io ho chiuso gli occhi, mordendomi il labbro per non fare rumore. Ero già bagnata, lo sentivo, e mi vergognavo, ma allo stesso tempo volevo di più. Lui mi ha slacciato il reggiseno, facendolo scivolare sotto la maglietta, e ha iniziato a baciarmi il collo, scendendo piano. Quando ha preso un capezzolo in bocca, ho dovuto soffocare un gemito. Era una sensazione nuova, intensa, quasi dolorosa, ma bellissima. Mi stringevo a lui, con le mani nei suoi capelli, mentre sentivo la sua lingua muoversi lenta, poi più veloce. Ogni tanto alzava lo sguardo per controllare che fossi ancora con lui, e io annuivo, senza parole.
Siamo andati avanti così per un po’, con lui che mi esplorava con le mani e la bocca. Mi ha aperto i jeans, piano, guardandomi negli occhi per vedere se dicevo di no. Non l’ho fatto. Ha infilato una mano nelle mutandine, e quando ha sentito quanto ero bagnata, ha sorriso. “Cazzo, Marti, sei fradicia,” ha detto piano, e io sono arrossita, ma non ho detto niente. Ha iniziato a toccarmi lì, con due dita, muovendole lente, poi più rapide. Sentivo tutto, ogni movimento, ogni pressione, e mi sembrava di impazzire. Mi tenevo allo scaffale per non cadere, con le gambe che tremavano. Lui continuava a baciarmi, soffocando i miei gemiti, e io gli dicevo “Piano, ti prego,” ma in realtà volevo che non si fermasse mai.
Poi mi ha detto: “Vuoi farlo davvero? Qui?” Io ho esitato un attimo, ma ho annuito. Ero terrorizzata, ma anche pronta. Lui si è abbassato i pantaloni giusto quel tanto che serviva, tirando fuori il preservativo che aveva in tasca. Io ho abbassato i jeans e le mutandine fino alle ginocchia, con il cuore che mi scoppiava. Mi ha girata di spalle, facendomi appoggiare le mani allo scaffale, e si è messo dietro di me. “Se ti fa male, dimmelo,” ha sussurrato. Ho sentito la sua punta spingere piano, e all’inizio era strano, un po’ scomodo. Mi sono irrigidita, e lui si è fermato, accarezzandomi la schiena. “Rilassati, amore,” ha detto. Poi ha spinto un po’ di più, e ho sentito un pizzico di dolore, ma niente di insopportabile. Quando è entrato del tutto, mi sono lasciata scappare un gemito, subito soffocato dalla sua mano sulla bocca.
Ha iniziato a muoversi, lento, dentro e fuori, con un ritmo che mi faceva venire i brividi. Sentivo ogni spinta, il suo respiro pesante nell’orecchio, l’odore del suo sudore misto a quello dei libri vecchi. “Cazzo, sei stretta,” ha grugnito piano, e quelle parole mi hanno fatto eccitare ancora di più. Io mi aggrappavo allo scaffale, con il legno che mi graffiava le mani, e cercavo di non fare rumore, ma era impossibile. Ogni tanto sfuggiva un mugolio, e lui mi diceva “Shh, zitta,” ma si capiva che gli piaceva. Il cuore mi batteva fortissimo, non solo per il sesso, ma per il brivido di essere lì, in un posto pubblico, dove potevamo essere scoperti.
Dopo un po’, ha accelerato, tenendomi i fianchi con forza. Sentivo il calore crescere dentro di me, una cosa che non avevo mai provato prima. “Luca, sto per venire,” ho sussurrato, e lui ha annuito, continuando a spingere. Quando è successo, è stato come un’esplosione, un piacere così forte che mi ha fatto tremare tutta. Ho stretto i denti per non urlare, mentre lui rallentava, finendo poco dopo con un gemito soffocato contro la mia spalla.
Ci siamo sistemati in fretta, con le mani che tremavano. Io ero ancora scossa, con le gambe molli e la testa che girava. Ci siamo guardati e abbiamo riso piano, una risata nervosa, di chi sa di aver fatto una cazzata ma non se ne pente. “Sei stata incredibile,” mi ha detto, dandomi un bacio sulla fronte. Siamo tornati al tavolo come se niente fosse, ma dentro di me sapevo che non dimenticherò mai quella giornata. E, sinceramente, non vedo l’ora di rifarlo.
