Racconti Piccanti
Racconti Piccanti

Ti insegno a succhiarlo

Ti insegno a succhiarlo

26 Marzo 2026·8 min di lettura

Mi chiamo Roberto, ho ventotto anni e sto con Rebecca da quasi due anni. Lei ne ha venticinque, un corpo che mi fa impazzire ogni volta che la guardo e un carattere che è un misto di dolcezza e curiosità. Siamo sempre stati aperti sul sesso, ma c’è una cosa che non abbiamo mai affrontato per bene: lei non ha mai saputo davvero come succhiarmelo come si deve. Non è una critica, intendiamoci. È solo che ogni volta che ci provava, sentivo che mancava qualcosa, che poteva dare di più. E così, stasera, ho deciso che è il momento di insegnarle. Non per umiliarla o farla sentire inadeguata, ma perché voglio che impari a farmi godere come so che può fare.

Siamo nel mio appartamento, un posto piccolo ma ordinato, con un divano di seconda mano e un letto che cigola un po’ troppo. Abbiamo appena finito di mangiare una pizza sul divano, e Rebecca è seduta vicino a me, con una maglietta aderente che lascia intravedere il contorno dei suoi seni. La guardo e sento già il sangue che mi scalda nelle vene. Lei sorride, un po’ timida, ma con quegli occhi che dicono che sa già dove voglio arrivare.

“Rebecca, stasera facciamo una cosa diversa,” dico, con voce calma ma decisa. Mi avvicino e le metto una mano sulla coscia, stringendo appena. La sua pelle è calda sotto i leggings.

“Che intendi?” risponde lei, con un tono che è metà curiosità e metà provocazione. Sa che sto per proporle qualcosa, e credo che le piaccia.

“Voglio insegnarti una cosa. Voglio che impari a succhiarmelo per bene. Niente fretta, niente pressioni. Ti guido io, passo per passo. Ti va?”

Lei arrossisce appena, ma non distoglie lo sguardo. “Sì, mi va. Voglio farti stare bene, Rob. Dimmi cosa fare.”

Le sue parole mi accendono subito. Mi alzo in piedi davanti a lei, slaccio la cintura dei jeans e li faccio scivolare giù insieme ai boxer. Il mio cazzo è già mezzo duro, e lo vedo sobbalzare appena mentre lei lo fissa con occhi spalancati. È sempre stata un po’ intimidita dalla dimensione – non che sia enorme, ma sono sopra la media, e spesso mi dice che le fa impressione quanto diventa grosso quando sono eccitato.

“Guardalo bene,” le dico, con voce bassa. “Non c’è niente di cui avere paura. Ti faccio vedere come toccarlo, come prenderlo. Vieni più vicino.”

Rebecca si inginocchia sul pavimento davanti a me, senza esitare. I suoi occhi sono ancora fissi sul mio cazzo, e vedo che deglutisce, ma c’è anche una luce di determinazione. Vuole farlo. Vuole imparare.

“Prima le mani,” inizio, guidandola. “Prendilo con una mano, alla base. Stringi un po’, non troppo forte. Ecco, così. Ora muovi la mano su e giù, piano. Senti com’è duro?”

Lei annuisce, le sue dita che si chiudono attorno a me. La sua presa è incerta ma calda, e il contatto mi fa stringere i denti. “Sì, lo sento,” mormora. “È… caldo. E grosso.”

“Brava. Ora usa anche l’altra mano, accarezzami le palle. Piano, non stringere troppo. Solo un tocco leggero.”

Obbedisce, e il suo tocco mi manda una scarica lungo la schiena. Le sue mani sono morbide, e il contrasto con la ruvidità della mia pelle mi fa già venir voglia di spingermi oltre. Ma non ancora. Voglio che impari bene.

“Ora la bocca,” dico, con voce più roca. “Cominciamo piano. Prima leccalo, dalla base alla punta. Non prenderlo tutto subito, vai per gradi.”

Rebecca si avvicina, esitante. Sento il suo respiro caldo sulla mia pelle, e poi la sua lingua tocca la base del mio cazzo, un contatto umido e timido che mi fa quasi tremare. Risale lentamente, lasciando una scia bagnata, e quando arriva alla punta, la lecca con più decisione, come se stesse provando il sapore.

“Così, brava,” ansimo, trattenendomi dal spingere. “Ora fai dei cerchi con la lingua sulla cappella. È la parte più sensibile, devi lavorarci bene.”

Lei segue le mie istruzioni, la lingua che gira attorno alla punta, e io devo stringere i pugni per non perdermi subito. Il calore della sua bocca, il modo in cui mi guarda mentre lo fa, con quegli occhi che chiedono se sta andando bene, mi sta facendo impazzire.

“Sto andando bene?” chiede, staccandosi un attimo, con la voce un po’ incerta.

“Sì, cazzo, stai andando alla grande. Ora prendilo in bocca. Solo la punta, per ora. Succhia piano, come se fosse un lecca-lecca. E usa la lingua mentre lo fai.”

Rebecca apre la bocca e lo prende, chiudendo le labbra attorno alla cappella. La sensazione è pazzesca: è calda, bagnata, e il modo in cui succhia, anche se un po’ goffo, mi manda in tilt. Sento la sua lingua che si muove, incerta ma determinata, e non posso fare a meno di gemere.

“Cazzo, sì, così. Muovi la testa un po’, su e giù. Non troppo profondo, per ora. E guarda me mentre lo fai, voglio vedere i tuoi occhi.”

Lei alza lo sguardo, e il contatto visivo mi colpisce come un pugno. I suoi occhi sono lucidi, pieni di voglia di farmi godere, e io sento il mio cazzo pulsare nella sua bocca. Le metto una mano tra i capelli, non per forzarla, ma per guidarla, per farle sentire che sono con lei.

“Bravissima, piccola. Ora prova a prenderne un po’ di più. Non tutto, solo un paio di centimetri. Respira col naso, non avere fretta.”

Rebecca annuisce leggermente, senza staccarsi, e spinge la testa in avanti. Sento il mio cazzo scivolare più in profondità nella sua bocca, il calore che mi avvolge, e il suono del suo respiro che si fa più pesante. È stretto, umido, e ogni tanto i suoi denti sfiorano appena la pelle, ma non mi dà fastidio. È reale, è lei che ci sta provando.

“Cazzo, sei fantastica,” gemo, stringendo un po’ di più i suoi capelli. “Senti come mi stai facendo godere? Continua così, muoviti più veloce.”

Lei accelera, la testa che va su e giù, e il suono della sua bocca che lavora sul mio cazzo riempie la stanza. È un rumore bagnato, disordinato, e mi eccita da morire. Sento la saliva che cola lungo l’asta, le sue mani che stringono alla base per tenere il ritmo. Ogni tanto si ferma per riprendere fiato, e io le do un momento, guardandola mentre si lecca le labbra gonfie.

“Ti piace?” chiedo, con voce roca. “Ti piace succhiarmelo?”

Rebecca annuisce, ansimando. “Sì, Rob. Mi piace sentire che ti sto facendo stare bene. Voglio di più. Dimmi cosa fare.”

Quelle parole mi mandano fuori di testa. “Allora prendilo più profondo. Non forzarti, ma prova a spingerti un po’ oltre. E usa la mano per segarmi mentre lo fai. Voglio sentirti dappertutto.”

Lei si rimette al lavoro, prendendomi più a fondo. Sento la sua gola che si stringe attorno a me, e un gemito mi sfugge senza controllo. È così stretto, così caldo, che devo concentrarmi per non venirle in bocca subito. La sua mano si muove in sincronia con la bocca, scivolando su e giù lungo l’asta, e la sensazione è devastante.

“Cazzo, Rebecca, sei perfetta. Senti come sono duro per te? Continua così, non fermarti.”

“Voglio farti venire,” mormora lei, staccandosi un attimo, con la voce spezzata dall’eccitazione. “Dimmi come vuoi che lo faccia.”

“Voglio che mi succhi forte, fino in fondo. Usa la lingua sulla cappella mentre vai su e giù. E quando sono vicino, ti dico cosa fare. Ok?”

“Ok,” risponde, e si rimette all’opera con una determinazione che non le avevo mai visto. La sua bocca mi avvolge, più decisa, più sicura. Sento la sua lingua che lavora sulla punta ogni volta che si tira indietro, e il piacere mi travolge come un’onda. Le sue mani stringono le mie cosce per tenersi ferma, e io comincio a muovere i fianchi, spingendomi un po’ più a fondo, ma senza esagerare.

“Sì, cazzo, così. Succhia più forte, piccola. Sto per venire, lo senti?”

Lei mugola, un suono soffocato che vibra attorno al mio cazzo, e io perdo ogni controllo. Il piacere si accumula, un calore che mi esplode dentro, e so che non posso più trattenermi.

“Sto venendo, Rebecca. Prendilo tutto, oppure tirati indietro. Decidi tu.”

Lei non si muove, tiene la bocca su di me, e io esplodo. Il primo schizzo le colpisce la gola, e sento il suo respiro che si spezza, ma non si tira indietro. Vengo con forza, gemendo il suo nome, mentre lei continua a succhiare, più piano ora, lasciando che tutto scorra. È un casino, sento il liquido che cola lungo il mento, ma non mi importa. È crudo, è reale, ed è una delle cose più intense che abbia mai provato.

Quando finisco, mi tiro indietro piano, ansimando. Rebecca si passa una mano sulla bocca, pulendosi, e mi guarda con un’espressione che è un misto di orgoglio e stanchezza. Ha il fiato corto, le guance rosse, e io non posso fare a meno di sorridere.

“Sei stata incredibile,” le dico, aiutandola a rialzarsi. La tiro verso di me e la bacio, sentendo il sapore di me sulla sua lingua. Non mi dà fastidio, anzi, mi eccita ancora di più. “Hai imparato alla grande.”

“Davvero?” chiede, con un sorrisetto. “Perché voglio farlo di nuovo. Voglio essere perfetta per te.”

“Cazzo, Rebecca, mi farai morire. Ma ora riposati un attimo. Poi riprendiamo, e ti faccio vedere altre cose.”

Lei ride piano, appoggiandosi al mio petto, e io so che questa è solo la prima di tante lezioni. La stringo, sentendo il suo calore contro di me, e già penso a cosa le insegnerò la prossima volta. Ma per ora, siamo solo noi, il nostro respiro pesante e la soddisfazione di aver condiviso qualcosa di così intenso.

Lascia un commento