Sei tu quella nel video
Mi chiamo Laura, ho trentadue anni e vivo da sola in un piccolo appartamento in centro. La mia vita è ordinaria: lavoro come impiegata in un ufficio, esco con le amiche il sabato sera, passo le domeniche a leggere o a guardare serie TV. Niente di eccitante, niente di fuori dall’ordinario. Fino a un mese fa, quando tutto è cambiato per colpa di un video trovato per caso.
Era una sera qualunque, una di quelle in cui ti perdi su internet senza meta. Stavo navigando su un sito per adulti, uno di quelli che visito ogni tanto per passare il tempo. Non cercavo niente di particolare, solo un po’ di distrazione. Poi, scorrendo tra i video, ne ho visto uno con una miniatura che mi ha fermato il cuore. Una donna, nuda, in una posa provocante, con i capelli castani lunghi fino alle spalle, un naso piccolo e leggermente all’insù, gli occhi verdi che sembravano brillare anche attraverso lo schermo. Era identica a me. Non simile, identica. Ho cliccato, il cuore che mi batteva forte.
Il video era amatoriale, girato con una telecamera traballante in una stanza anonima. La donna, che sembrava la mia copia carbone, era con un uomo che non si vedeva mai in volto. Facevano sesso, senza fronzoli, senza scenette ridicole. Lei gemeva, parlava sporco, si muoveva in un modo che mi ha fatto arrossire. Non riuscivo a staccare gli occhi. Non era solo la somiglianza fisica: c’era qualcosa nei suoi movimenti, nel modo in cui piegava la testa indietro, che sembrava un riflesso di me stessa. Ho spento il video dopo pochi minuti, turbata. Ma quella notte non ho dormito.
Il giorno dopo, ho aperto di nuovo il sito. Il video era ancora lì, salvato nei preferiti senza nemmeno rendermene conto. L’ho guardato di nuovo, e poi ancora. Ogni sera, dopo cena, mi chiudevo in camera, abbassavo le tende e lo facevo partire. Mi toccavo, immaginando di essere lei, di essere guardata, di essere desiderata così. La mia immagine e la sua si sovrapponevano nella mia testa, fino a confondersi. Non capivo perché fossi così ossessionata, ma non riuscivo a smettere. Ogni gemito, ogni parola che usciva dalla sua bocca sembrava diretta a me.
Una settimana dopo, ho notato un dettaglio che non avevo colto prima. Sullo sfondo, sfocato ma visibile, c’era un cartello fuori dalla finestra. Ho zoomato l’immagine, ho fatto uno screenshot, ho cercato di decifrare. Era il nome di una strada, una strada che conoscevo bene. Era nella mia città. Il cuore mi è salito in gola. Non era un video girato chissà dove: era qui, a pochi chilometri da casa mia. La somiglianza non era più solo inquietante, era personale.
Ho passato giorni a pensarci. Dovevo sapere. Ho trovato il profilo di chi aveva caricato il video, un account anonimo con un nome stupido, “Ragazzo_Città_89”. Gli ho scritto un messaggio, con le mani che tremavano sulla tastiera. “Ciao, ho visto il tuo video. So che è stato girato nella mia città. Vorrei parlarti.” Non mi aspettavo una risposta, ma dopo due giorni è arrivato un messaggio. “Interessante. Come fai a saperlo? Chi sei?” Ho esitato, poi ho mandato una foto del cartello sullo sfondo, con un cerchio rosso attorno. “Lo riconosco. Vivo qui.” La sua risposta è stata quasi immediata. “Ok. Se vuoi sapere di più, ci vediamo. Dimmi dove e quando.”
Abbiamo fissato un incontro in un bar poco frequentato alla periferia della città, un posto dove nessuno mi conosceva. Ero nervosa, ma anche eccitata. Non sapevo cosa aspettarmi, ma sentivo che dovevo andare fino in fondo. Quando sono arrivata, lui era già lì. Un ragazzo normale, sulla trentina, capelli corti scuri, una maglietta nera e jeans. Niente di speciale, se non per lo sguardo. Mi ha fissato con un’intensità che mi ha fatto rabbrividire. “Sei tu,” ha detto, senza nemmeno salutarmi. “Sei uguale a lei.” La sua voce era bassa, rauca, come se stesse trattenendo qualcosa.
“Di cosa parli? Chi è lei?” ho chiesto, cercando di mantenere un tono fermo. Si è sporto verso di me, abbassando la voce. “La ragazza del video. Ti somiglia in un modo assurdo. Non ci credo che sei qui davanti a me.” Ho sentito il calore salirmi al viso. “Non sono io. Non capisco perché dici così.” Ha sorriso, un sorriso storto, quasi beffardo. “Lo so che non sei tu. Ma quando ti ho visto entrare, ho pensato che fossi un fantasma. Ti ho scelta per questo. Ho visto una tua foto su un social, anni fa, e ho cercato una che ti assomigliasse. Quando l’ho trovata, ho girato il video pensando a te.”
Le sue parole mi hanno colpito come un pugno. “Aspetta, hai fatto cosa? Mi hai cercata? Perché?” Lui ha scrollato le spalle, come se fosse la cosa più normale del mondo. “Non lo so. Ti ho vista e mi sei rimasta in testa. Eri… perfetta. Ho voluto ricrearti. E ora sei qui.” Non sapevo se essere spaventata o eccitata. C’era qualcosa di sbagliato in quello che diceva, ma il modo in cui mi guardava, con quegli occhi che sembravano spogliarmi, mi faceva tremare le gambe. “E adesso che vuoi?” ho chiesto, la voce che mi usciva spezzata.
“Voglio vederti. Voglio toccarti. Voglio che tu sia lei per me.” Ha detto quelle parole senza esitazione, guardandomi dritto negli occhi. Ho deglutito a fatica. “Non sono un giocattolo. Non sono un’attrice da video.” Lui ha riso piano. “Non lo sarai. Sarai meglio. Vieni da me. Ti faccio vedere la stanza dove l’ho girato.” Non so perché ho accettato. Forse perché ero già troppo coinvolta, troppo curiosa, troppo eccitata. Ho annuito, e lui mi ha dato un indirizzo. “Domani sera. Alle nove. Non fare tardi.”
La sera dopo ero davanti a casa sua, un palazzo vecchio in un quartiere che conoscevo appena. Quando ho bussato, mi ha aperto subito. La stanza era proprio come nel video: un letto sfatto, una luce fioca, la telecamera su un treppiede in un angolo. Ho sentito un brivido lungo la schiena. “Sei nervosa?” ha chiesto, chiudendo la porta dietro di me. “Un po’,” ho ammesso. Lui si è avvicinato, troppo vicino. Sentivo il suo odore, un misto di sapone e sudore leggero. “Non devi. Ti voglio solo guardare, per ora. Siediti.” Mi sono seduta sul bordo del letto, le mani che tremavano. Lui si è messo davanti a me, incrociando le braccia. “Togliti la maglietta. Lentamente.”
Ho esitato, ma poi ho obbedito. Ho sollevato la maglietta sopra la testa, sentendo i suoi occhi su di me. “Cazzo, sei uguale,” ha mormorato. “Anche i seni, la forma, tutto. Sei perfetta.” Ho sentito il calore tra le gambe crescere, anche se cercavo di non mostrarlo. “E ora?” ho chiesto, cercando di sembrare calma. “Ora ti voglio vedere meglio. Togliti tutto. Voglio guardarti come guardavo lei.” Mi sono alzata, slacciando i jeans con mani incerte. Li ho fatti scivolare giù, insieme agli slip, lasciandoli cadere a terra. Ero nuda davanti a lui, e il suo sguardo era così intenso che mi sentivo bruciare.
“Girati,” ha detto, la voce più bassa, più dura. Mi sono voltata, mostrando il sedere, e ho sentito il suo respiro diventare più pesante. “Cazzo, il tuo culo è identico al suo. Stesso modo di muoversi.” Si è avvicinato, posandomi una mano sulla schiena. La sua pelle era ruvida, calda. “Ti voglio toccare. Posso?” Ho annuito, incapace di dire di no. Le sue mani sono scivolate lungo i fianchi, poi sul sedere, stringendo forte. “Sei meglio di lei. La sua pelle non era così morbida,” ha detto, quasi ringhiando. Ho sentito il suo fiato sul collo, e un gemito mi è sfuggito dalle labbra.
“Ti piace, vero?” ha chiesto, muovendo le mani più in basso, tra le cosce. “Ti piace che ti guardo come se fossi quella del video.” Ho annuito, la voce che non usciva. Le sue dita hanno iniziato a sfiorarmi, delicate ma decise, trovando subito il punto giusto. Ero già bagnata, e lui lo ha notato. “Cazzo, sei pronta. Non ci credo.” Mi ha fatto voltare, spingendomi sul letto. Mi sono sdraiata, le gambe leggermente aperte, e lui si è messo sopra di me, ancora vestito. “Sei tu quella nel video. Sei tu che guardo ogni sera,” ha detto, guardandomi negli occhi. Quelle parole mi hanno fatto girare la testa. Non ero più sicura di chi fossi.
Mi ha baciato, un bacio duro, affamato, con la lingua che cercava la mia. Sapeva di birra e di qualcosa di dolce, forse caramella. Le sue mani erano ovunque, sui seni, sulle cosce, tra le gambe. “Apri di più,” ha ordinato, e io ho obbedito, divaricando le gambe. Ha abbassato la testa, e ho sentito la sua lingua su di me, calda, ruvida, che si muoveva lenta ma decisa. “Hai un sapore del cazzo di buono,” ha detto, alzando lo sguardo per un momento. “Meglio di quanto immaginassi.” Ho gemuto, stringendo le lenzuola, mentre lui continuava, succhiando e leccando con una fame che mi faceva impazzire.
Dopo qualche minuto, si è tirato su, slacciandosi i jeans. Li ha calati insieme ai boxer, e ho visto il suo membro, duro, grosso, con una vena che pulsava lungo il lato. “Lo vuoi, vero?” ha chiesto, prendendolo in mano e sfregandolo piano. “Dillo. Dimmi che lo vuoi come lei nel video.” Ho deglutito, il cuore che batteva all’impazzata. “Sì, lo voglio. Ti prego.” Ha sorriso, un sorriso soddisfatto. “Brava. Sei proprio come lei.” Si è posizionato tra le mie gambe, spingendo piano la punta contro di me. Era caldo, duro, e ho sentito ogni centimetro mentre entrava, allargandomi. “Cazzo, sei stretta,” ha grugnito, spingendo di più. “Mi fai impazzire.”
Ha iniziato a muoversi, prima lento, poi più veloce, ogni spinta più profonda della precedente. Il suono dei nostri corpi che si scontravano riempiva la stanza, insieme ai suoi gemiti e ai miei. “Sei tu quella nel video,” ripeteva, quasi come un mantra. “Sei tu che mi fai venire ogni volta.” Quelle parole mi mandavano fuori di testa. Non sapevo più se ero Laura o la ragazza del video. Mi sentivo solo un corpo, un oggetto di desiderio, e mi piaceva. “Più forte,” ho detto, la voce spezzata. “Fammi sentire tutto.” Lui ha obbedito, aumentando il ritmo, sbattendomi con una forza che mi faceva tremare il letto sotto di me.
Mi ha girato di colpo, mettendomi a quattro zampe. “Così ti vedevo nel video,” ha detto, posizionandosi dietro di me. Ho sentito la sua mano sul sedere, che lo apriva leggermente, e poi lui che entrava di nuovo, con un angolo che mi faceva vedere le stelle. “Cazzo, il tuo culo è uno spettacolo,” ha detto, dandomi uno schiaffo leggero sulla natica. Il bruciore mi ha fatto gemere più forte. “Ti piace essere guardata così, vero? Ti piace essere usata.” Ho annuito, incapace di rispondere, mentre lui continuava a spingere, le sue mani che stringevano i fianchi così forte da lasciare i segni.
Il sudore ci copriva entrambi, l’odore del sesso riempiva la stanza, un misto di pelle, umidità e qualcosa di primordiale. Sentivo il suo respiro affannoso, i suoi grugniti ogni volta che affondava dentro di me. “Non resisto più,” ha detto a un certo punto, rallentando. “Dove lo vuoi?” Ho voltato la testa, guardandolo negli occhi. “Dentro. Riempimi.” Ha sorriso, un sorriso quasi feroce. “Come nel video. Perfetto.” Ha spinto ancora qualche volta, poi ha grugnito forte, tremando mentre veniva dentro di me. Ho sentito il calore, il pulsare, e poi il mio stesso orgasmo che esplodeva, facendomi urlare.
Siamo rimasti fermi per un momento, ansimando, con lui ancora sopra di me. Poi si è tirato indietro, sdraiandosi accanto. “Sei meglio di qualsiasi video,” ha detto, la voce roca. “Sei la vera lei.” Non ho risposto. Non sapevo cosa dire. Mi sentivo vuota, ma anche piena di qualcosa che non riuscivo a spiegare. Mi sono alzata, raccogliendo i vestiti, mentre lui mi guardava in silenzio. “Tornerai?” ha chiesto, mentre ero sulla porta. Ho esitato, poi ho annuito. “Forse.” Ma dentro di me sapevo già la risposta. Ero già troppo dentro, troppo persa in quell’immagine di me che non ero, ma che desideravo essere.
Mentre camminavo verso casa, sentivo ancora il suo odore sulla pelle, il suo calore dentro di me. E sapevo che quella notte avrei guardato di nuovo il video, immaginando che fossi davvero io.
