Cinque minuti alla chiusura
Sono le 21:55 quando spingo la porta del sex shop con una mano tremante. Il campanello sopra l’ingresso tintinna, rompendo il silenzio della strada deserta. Ho 28 anni, non sono mai entrata in un posto come questo e il cuore mi martella nel petto. Ho passato settimane a pensarci, a cercare scuse, a dirmi che potevo comprarlo online. Ma no, volevo farlo di persona, dimostrare a me stessa che non sono la ragazzina timida che tutti credono. Il negozio è piccolo, con luci al neon che gettano riflessi rossi sulle pareti nere. Gli scaffali sono pieni di oggetti che non so nemmeno a cosa servano, e l’aria sa di plastica nuova e di qualcosa di più acre, come detergente.
Non c’è nessuno dietro il bancone. Mi guardo intorno, stringendo la tracolla della borsa come se fosse un’ancora. Poi sento una voce profonda, un po’ roca, che arriva dal fondo del locale.
“Stiamo chiudendo. Hai cinque minuti.”
Alzo lo sguardo e lo vedo. È alto, probabilmente sopra il metro e novanta, con braccia muscolose coperte di tatuaggi che spariscono sotto la maglietta nera aderente. Ha i capelli corti, un’ombra di barba e un sopracciglio con un piccolo piercing che luccica sotto la luce. Mi guarda con un’espressione tra il curioso e l’annoiato, appoggiato con un gomito al bancone. Sento le guance avvampare. Vorrei girarmi e andarmene, ma i miei piedi sono incollati al pavimento.
“Ehm… sì, scusa. Io… cerco una cosa,” balbetto, con la voce che mi tradisce subito.
Lui solleva un sopracciglio, un sorrisetto gli increspa le labbra. “Una cosa. Capito. Che tipo di cosa?”
Non so come dirlo. Mi mordo il labbro, guardandomi le scarpe. “Un… vibratore. Non ne ho mai comprato uno. Non so nemmeno quale scegliere.”
Il suo sorriso si allarga, ma non è derisorio. Sembra divertito, quasi complice. Si stacca dal bancone e fa un gesto con la testa verso uno scaffale. “Vieni qua, ti faccio vedere. Ma fai in fretta, che alle dieci chiudo.”
Lo seguo con le gambe che tremano. Mi indica un paio di modelli, spiegandomi a voce bassa le differenze: dimensioni, velocità, materiali. La sua voce è calma, professionale, ma ogni tanto i suoi occhi si fermano nei miei un po’ troppo a lungo, e io mi sento nuda, come se potesse leggere ogni pensiero imbarazzante che mi passa per la testa. Alla fine, scelgo un modello semplice, viola, non troppo grande. Lo prendo in mano, la confezione di plastica è fredda, e sento un’ondata di eccitazione mista a vergogna.
“Buona scelta per iniziare,” dice lui, incrociando le braccia. I suoi bicipiti si tendono sotto i tatuaggi. “Vuoi provarlo?”
Lo guardo, confusa. “Prov… provarlo? Cioè, qui?”
Annuisce, con un’espressione che è un misto di sfida e divertimento. “Sì, nel retro. C’è un bancone, un po’ di privacy. Non ti sto prendendo in giro. A volte le clienti vogliono essere sicure prima di spendere. E tu sembri una che ha bisogno di un po’ di… incoraggiamento.”
Il cuore mi schizza in gola. Dovrei dire di no, dovrei prendere la scatola e scappare. Ma c’è qualcosa nel suo tono, nella sicurezza con cui mi parla, che mi blocca. E, se devo essere sincera, una parte di me vuole vedere fino a dove può arrivare questa follia. Deglutisco a fatica e annuisco, un gesto piccolo, quasi impercettibile.
“Okay,” sussurro.
Lui sorride, un sorriso che mi fa contrarre lo stomaco. “Seguimi.”
Attraversiamo una tenda di perline nere e arriviamo in un piccolo magazzino sul retro. C’è un bancone di legno, circondato da scatole di ogni tipo: lubrificanti, manette, confezioni di preservativi. L’odore di cartone e silicone è forte, ma non sgradevole. Mi indica il bancone con un cenno.
“Siediti lì. Io resto qua, non ti tocco. A meno che tu non voglia.”
Mi tremano le mani mentre appoggio la borsa per terra e mi siedo sul bancone, il legno freddo sotto i jeans. Apro la confezione del vibratore con gesti impacciati, sotto il suo sguardo attento. Non dice nulla, ma i suoi occhi scuri mi seguono, e sento il calore risalirmi dal collo al viso. Lo accendo, il ronzio è più forte di quanto mi aspettassi in questo silenzio. Mi guardo intorno, nervosa, ma lui resta fermo, a un paio di metri, con le braccia incrociate.
“Vai avanti,” dice, la voce bassa, quasi un ordine. “Fammi vedere come lo usi.”
Stringo le labbra, il cuore che batte così forte da farmi male. Mi slaccio i jeans, li abbasso appena sopra le ginocchia insieme agli slip. L’aria fresca mi colpisce la pelle, facendomi rabbrividire. Poso il vibratore contro di me, ancora spento, e lo guardo. Lui non si muove, ma i suoi occhi sono fissi tra le mie gambe, e quel suo sguardo mi fa sentire esposta, vulnerabile, ma anche incredibilmente eccitata.
“Accendilo,” dice, con un tono che non ammette repliche.
Obbedisco. Il ronzio riprende, e quando lo appoggio su di me, un’onda di piacere mi attraversa, così intensa che mi sfugge un gemito. Chiudo gli occhi per un attimo, ma poi li riapro: voglio vedere la sua reazione. Lui respira più forte, il petto che si alza e si abbassa, e vedo un rigonfiamento evidente nei suoi pantaloni.
“Ti piace essere guardata, eh?” dice, con un sorrisetto. “Non lo avresti mai detto, con quella faccia da brava ragazza.”
“Non… non lo so,” balbetto, mentre muovo il vibratore in piccoli cerchi. La sensazione è incredibile, ma è il suo sguardo a farmi impazzire. “Tu… tu non dici niente?”
Si avvicina di un passo, lento, calcolato. “Oh, potrei dirti un sacco di cose. Tipo che sei già tutta bagnata, e che quel coso ti sta facendo tremare le gambe. Ma se vuoi, posso fare di più che parlare.”
Il suo tono mi colpisce come una scarica elettrica. Sento il calore crescere dentro di me, un bisogno che non riesco a ignorare. “Cosa… cosa vuoi fare?” chiedo, con la voce spezzata.
Si avvicina ancora, fino a essere a un metro da me. “Voglio prenderti qui, su questo bancone, tra tutte queste scatole del cazzo. Voglio sentirti mentre vieni, ma non con quel giocattolo. Con me dentro di te. Dimmi di sì, e lo faccio subito.”
Non so come, ma annuisco. “Sì,” sussurro, e quella parola mi libera da ogni remora.
Non perde tempo. Si slaccia la cintura con un gesto rapido, i pantaloni gli scivolano sui fianchi mostrando un’erezione impressionante, lunga e spessa, che mi fa deglutire a vuoto. Mi afferra per i fianchi, mi tira verso il bordo del bancone, e io lascio cadere il vibratore con un tonfo sul legno. Le sue mani sono ruvide, callose, e il contatto con la mia pelle mi fa gemere. Mi abbassa i jeans e gli slip fino alle caviglie in un solo movimento, lasciandomi esposta.
“Guardati,” dice, con la voce roca, mentre mi accarezza l’interno coscia. “Sei un disastro, tutta lucida e pronta. Vuoi che ti scopi forte, vero?”
“Sì,” ansimo, afferrandomi al bordo del bancone. “Fallo. Ora.”
Non si fa pregare. Si posiziona tra le mie gambe, la punta del suo membro preme contro di me, e poi spinge, entrando con una lentezza che mi fa impazzire. È grosso, più di quanto mi aspettassi, e sento ogni centimetro mentre mi riempie, una pressione che mi strappa un gemito lungo e spezzato. L’odore del suo sudore, misto a un vago profumo di colonia, mi inonda i sensi. Le sue mani stringono i miei fianchi, i pollici che premono nella carne, e inizia a muoversi, prima piano, poi con spinte più profonde, più veloci.
“Cazzo, sei stretta,” ringhia, guardandomi negli occhi. “Ti piace così, vero? Dimmi quanto ti piace.”
“Mi piace,” gemo, con la voce che trema a ogni spinta. “Mi piace da morire. Non… non fermarti.”
Il bancone scricchiola sotto di noi, e alcune scatole di lubrificante cadono a terra con un rumore sordo. Non me ne importa. Sento solo il suono dei nostri corpi che si scontrano, il suo respiro pesante vicino al mio orecchio, il calore della sua pelle contro la mia. Mi aggrappo alle sue spalle, le unghie che affondano nella sua maglietta, mentre lui accelera il ritmo. Ogni spinta mi scuote, mi fa tremare, e il piacere cresce in un’onda che non riesco a controllare.
“Ti faccio venire così, lo sai?” dice, con un tono che è quasi un ringhio. “Non con quel giocattolo di plastica, ma con questo. Senti come ti apro, come ti prendo tutta.”
Le sue parole mi fanno perdere la testa. “Sì, fallo,” ansimo, le gambe che si stringono intorno ai suoi fianchi. “Fammi venire, ti prego. Non ce la faccio più.”
Lui ride, un suono basso e sporco, e spinge ancora più forte, il ritmo implacabile. Sento il suo pollice scivolare tra noi, premere sul mio clitoride, e quella doppia stimolazione mi fa urlare. Il piacere è troppo, un’esplosione che mi attraversa, e sto per gridare il suo nome – che nemmeno so – quando lui mi copre la bocca con la mano, stringendo appena.
“Zitta,” ringhia, senza rallentare. “Non voglio che ci sentano fuori. Vieni in silenzio, dai, stringimi così.”
Obbedisco, il mio corpo che si contrae intorno a lui mentre l’orgasmo mi travolge, così intenso che vedo puntini bianchi davanti agli occhi. Lui non si ferma, continua a spingere, il suo respiro sempre più irregolare, il suo corpo teso. Sento il suo membro pulsare dentro di me, e con un ultimo affondo profondo, si lascia andare, un gemito soffocato che gli sfugge mentre si svuota. Restiamo così per qualche secondo, ansimanti, sudati, con il suo peso che mi preme contro il bancone.
Alla fine si tira indietro, il suo petto che si alza e si abbassa mentre si sistema i pantaloni. Mi guarda, un sorriso storto sulle labbra. “Beh, direi che hai provato il vibratore… e anche altro. Ti serve ancora la scatola o no?”
Rido, una risata nervosa, mentre mi tiro su i jeans con mani tremanti. “Penso… penso di sì. Ma credo che tornerò. Magari cinque minuti prima della chiusura.”
Lui scuote la testa, divertito, e mi passa la confezione. “Ti aspetto. Ma la prossima volta, porta più tempo. Questo era solo un assaggio.”
Esco dal negozio con le gambe molli, l’aria fresca della notte che mi colpisce il viso. Il campanello tintinna di nuovo mentre la porta si chiude alle mie spalle, ma so già che tornerò. Non posso farne a meno.
