Racconti Piccanti
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Mio cugino e il suo amico mi scopano al fiume

Mio cugino e il suo amico mi scopano al fiume

24 Marzo 2026·10 min di lettura

Sono Marco, ho diciannove anni e, diciamocelo, non sono mai stato il tipo che spicca in mezzo alla gente. Sono timido, passo la maggior parte del tempo da solo, e non so bene chi sono o cosa voglio. La mia vita sessuale? Un deserto totale. Non so nemmeno se mi piacciono le ragazze, i ragazzi o entrambi. È un casino nella mia testa, e non ne parlo con nessuno. A scuola non va meglio: sono stato rimandato due volte, e i miei genitori, esasperati, mi hanno spedito in campagna dagli zii per “concentrarmi sugli studi”. Traduzione: via di casa, lontano da distrazioni, a fissare libri sotto il sole cocente di luglio.

La campagna è un incubo. Non c’è internet decente, il segnale del telefono prende a singhiozzo, e gli unici rumori sono il canto delle cicale e le galline dello zio. Passo le giornate a studiare, o meglio, a fingere di studiare, mentre sudo in una stanzetta soffocante. Mio cugino Massimo, che ha ventiquattro anni, è tutto il contrario di me: estroverso, sempre in giro con gli amici, un tipo che non si fa problemi per nulla. Lui e il suo amico Giovanni, stesso età, stesso atteggiamento spaccone, mi ignorano per lo più. Ma oggi è diverso. Oggi mi hanno chiesto di andare con loro al fiume per fare un bagno. Non so perché ho accettato, forse solo per spezzare la noia.

Siamo usciti di casa nel primo pomeriggio, con il sole che picchia forte sulla testa. Io cammino dietro di loro, con lo zaino sulle spalle, sentendo già il sudore colarmi lungo la schiena. Massimo e Giovanni parlano tra loro, ridono, si danno pacche sulle spalle. Io mi limito ad ascoltare, come al solito.

“Ehi, Marco, sicuro che non hai un costume?” mi chiede Massimo, voltandosi appena mentre scendiamo lungo il sentiero sterrato verso il fiume.

“No, non ce l’ho. Non pensavo di fare il bagno,” rispondo, con la voce che mi trema un po’. Non sono a mio agio con loro, lo sanno tutti.

“Tranquillo, te ne presto uno io,” dice lui con un sorriso che non capisco se è gentile o beffardo. Giovanni scoppia a ridere, ma non aggiunge nulla.

Arriviamo al fiume dopo una ventina di minuti. L’acqua scorre lenta, trasparente, tra rocce levigate e ciuffi di erba alta. Fa caldo, un caldo bestiale, e l’idea di buttarmi in acqua non mi dispiace. Massimo tira fuori dallo zaino uno slip e me lo lancia. Lo prendo al volo e lo guardo: è rosa shocking, minuscolo, chiaramente da donna. Mi si gela il sangue.

“Che cazzo è questo?” chiedo, con la voce che mi esce più acuta di quanto vorrei.

“È di mia sorella. È l’unico che ho trovato, prendilo o lascia,” dice Massimo, alzando le spalle. Giovanni sghignazza, già mezzo nudo mentre si toglie i pantaloncini. Non porta nulla sotto, e il suo corpo muscoloso, abbronzato, è subito in bella vista.

“Non lo metto. Sembro ridicolo,” protesto, stringendo lo slip tra le mani. Mi sento già umiliato solo a pensarci.

“Fai come vuoi, noi ci tuffiamo nudi. Non è un problema,” risponde Massimo, spogliandosi completamente. Il suo corpo è come quello di Giovanni: scolpito, con una sicurezza che io non avrò mai. Mi accorgo che li sto fissando, e non riesco a distogliere lo sguardo. Hanno entrambi un fisico imponente, e… beh, non posso fare a meno di notare che sono ben dotati. Molto più di me. Io sono sempre stato insicuro per le mie dimensioni, è una cosa che mi fa sentire meno uomo, meno tutto.

“Deciditi, Marco. Nudo o con quello slip. Non stiamo qui ad aspettarti,” dice Giovanni, con un tono che mi mette in imbarazzo. Mi guardano entrambi, e io sento le guance bruciarmi. Alla fine, con le mani che tremano, decido di mettere lo slip. Non voglio stare nudo davanti a loro, non ce la faccio. Me lo infilo in fretta, voltandomi di spalle. È attillato, troppo attillato. Si vede tutto, ogni contorno, e io so che non ho molto da mostrare. Mi sento un idiota.

Quando mi giro, Massimo e Giovanni sono già in acqua, ma appena mi vedono scoppiano a ridere. “Cazzo, sembri una bambolina,” dice Massimo, sghignazzando. Giovanni aggiunge: “Ma guarda che roba, si vede tutto. Piccolino, eh?” Il tono è derisorio, e io vorrei sparire. Mi tuffo in acqua per nascondermi, ma il danno è fatto. Mi sento osservato, giudicato, e allo stesso tempo non riesco a smettere di guardare i loro corpi nudi mentre nuotano vicino a me.

“Perché ci fissi così tanto, Marco?” mi chiede Giovanni dopo un po’, con un sorriso storto. Sono seduti su una roccia, con l’acqua che gli arriva alla vita, e io sono poco lontano, ancora con lo slip addosso, che mi tira da tutte le parti.

“Non vi fisso,” mento, abbassando lo sguardo. Ma il cuore mi batte forte, e so che hanno ragione.

“Non fare il timido. Ti piacciono i cazzi, eh?” insiste Massimo, con un tono che non capisco se è scherzoso o cattivo. Mi si stringe lo stomaco.

“Non lo so… non ci capisco niente. Non ho mai… fatto nulla,” ammetto, con la voce che quasi si spezza. Non so perché glielo sto dicendo, ma è come se non riuscissi a trattenermi.

“Sei vergine?” chiede Giovanni, alzando un sopracciglio. Annuisco, sentendomi ancora più piccolo di quanto già mi senta.

“Povero Marco,” dice Massimo, avvicinandosi. È troppo vicino, e il suo corpo nudo, ancora bagnato, luccica sotto il sole. “Sai, non c’è niente di male a provare. Qui siamo solo noi tre. Nessuno lo saprà.”

“Che vuoi dire?” chiedo, con la voce che trema. Ma lo so cosa vuole dire. Lo sento nell’aria, nella tensione che si sta creando tra noi.

“Togliti quello slip del cazzo. Tanto non serve a niente,” dice Giovanni, con un tono che non ammette repliche. Mi guardano entrambi, e io mi sento intrappolato. Con le mani che tremano, me lo sfilo sotto l’acqua e lo lancio sulla riva. Sono nudo, esposto, e loro lo notano subito.

“Eh, guarda qua. È proprio piccolo,” dice Massimo, ridendo piano. Giovanni annuisce, e io vorrei sprofondare. Ma poi Massimo si avvicina ancora di più, e sento la sua mano sfiorarmi la gamba sott’acqua. “Non ti preoccupare, ci divertiamo lo stesso.”

“Che fate?” chiedo, ma la voce mi esce debole, incerta. Non so se voglio che si fermino o che continuino.

“Rilassati,” dice Giovanni, nuotando verso di me. Ora sono entrambi vicini, troppo vicini. Sento il calore dei loro corpi, l’odore di sudore misto all’acqua fresca del fiume. Massimo mi mette una mano sul petto, spingendomi leggermente indietro contro una roccia liscia. “Hai mai toccato un cazzo che non fosse il tuo?”

“No,” rispondo, con il fiato corto. Lui sorride, e senza dire nulla prende la mia mano e la guida verso di sé. Sento la sua erezione, dura, grossa, completamente diversa da quello che sono abituato a sentire con me stesso. È caldo, pulsante, e io non so cosa fare.

“Stringi un po’. Non morde,” dice Massimo, con un tono basso, quasi un sussurro. Obbedisco, e lui emette un gemito leggero. Giovanni, dall’altro lato, mi guarda con un’espressione che mi fa rabbrividire. “Bravo, così. Ora tocca a me,” dice, e guida la mia altra mano verso di sé. Sono entrambi enormi rispetto a me, e la cosa mi imbarazza da morire, ma allo stesso tempo mi eccita in un modo che non capisco.

“Ti piace, vero?” mi chiede Giovanni, avvicinandosi al mio orecchio. Sento il suo fiato caldo sulla pelle, e il cuore mi batte all’impazzata. Non rispondo, ma non serve. Lo vedono nei miei occhi, nel modo in cui stringo le mani attorno a loro.

“Ora fai una cosa per noi,” dice Massimo, con un tono che non lascia spazio a obiezioni. Mi spingono verso la riva, dove l’acqua è più bassa, e si siedono su una roccia, con le gambe divaricate. Io sono in piedi davanti a loro, nudo, con l’acqua che mi arriva alle ginocchia. “Mettiti in ginocchio,” ordina Giovanni.

Non so perché lo faccio. Non so perché non dico di no. Mi inginocchio, con le rocce che mi graffiano un po’ la pelle, e loro sono proprio davanti a me, con i loro membri duri a pochi centimetri dal mio viso. “Succhialo,” dice Massimo, spingendo leggermente la mia testa verso di sé. Sento l’odore forte, salato, della sua pelle, e per un momento esito. Ma poi apro la bocca, e lo prendo dentro. È grosso, troppo per me, e fatico a respirare. Lui geme, e la cosa mi fa sentire stranamente potente, nonostante tutto.

“Sì, così. Non sei male per essere la prima volta,” dice Massimo, con la voce roca. Giovanni ride piano, e mi spinge la testa verso di lui. “Ora il mio. Dai, non fare storie.” Passo dall’uno all’altro, con la bocca che si riempie del loro sapore, un mix di sale e pelle che non so descrivere. Le loro mani mi tengono la testa, guidandomi, e io mi sento sopraffatto ma incapace di fermarmi. I loro gemiti riempiono l’aria, insieme al rumore dell’acqua che scorre intorno a noi.

“Ti piace succhiare, eh? Lo sapevo che eri portato,” dice Giovanni, con un sorriso cattivo. Io non rispondo, non riesco. Sono troppo concentrato su quello che sto facendo, sul calore che mi brucia dentro, sull’eccitazione che non riesco a controllare.

Dopo un po’, Massimo mi tira su per le spalle. “Basta così. Ora girati,” dice, con un tono che mi fa gelare. Mi spingono verso la roccia, facendomi appoggiare le mani contro la superficie ruvida. Sono piegato in avanti, con il sedere esposto, e sento l’aria fresca sulla pelle bagnata. “Rilassati, Marco. Ti piacerà,” dice Giovanni, mentre si posiziona dietro di me. Sento qualcosa di freddo e umido sfiorarmi, probabilmente la sua saliva, e poi la pressione del suo membro contro di me. È grosso, troppo grosso, e io stringo i denti per il disagio.

“Piano, cazzo,” dico, con la voce che mi trema. Lui ride, ma rallenta un po’. Sento ogni centimetro che entra, un misto di dolore e qualcosa che non so definire. Massimo, davanti a me, mi guarda con un’espressione soddisfatta. “Sei stretto, eh? Meglio così,” dice Giovanni, iniziando a muoversi. Ogni spinta mi fa sobbalzare, e io non so se sto provando piacere o solo fastidio. Ma non dico nulla, lascio che succeda.

“Guardami mentre ti scopa. Dai, succhiami ancora,” ordina Massimo, spingendo il suo membro verso la mia bocca. Sono intrappolato tra loro due, con Giovanni che mi penetra da dietro e Massimo davanti, che mi riempie la bocca. I loro movimenti si sincronizzano, e io sono solo un mezzo per il loro piacere. Sento i loro respiri pesanti, i loro gemiti, il rumore della loro pelle contro la mia. L’odore di sudore e sesso è ovunque, e il sapore di Massimo nella mia bocca è forte, quasi soffocante.

“Ti piace essere usato così, vero? Dillo,” mi dice Giovanni, aumentando il ritmo. Non rispondo, non riesco, ma lui insiste. “Dillo, cazzo.”

“Sì… mi piace,” mormoro, con la voce spezzata. Non so se lo penso davvero, ma in quel momento lo dico. Loro ridono, e Giovanni mi dà una spinta più forte, facendomi gemere senza volerlo.

Continuano così per quello che mi sembra un’eternità. Mi alternano, si scambiano di posto, e io mi ritrovo a subire i loro movimenti senza più resistenza. Massimo ora è dietro di me, e il suo membro, ancora più grosso di quello di Giovanni, mi fa stringere i denti. “Cazzo, sei proprio stretto. Mi fai impazzire,” dice, con la voce roca, mentre mi spinge dentro con forza. Giovanni, davanti, mi tiene la testa e mi guarda negli occhi. “Sei nostro adesso, chiaro? Ti piace troppo per dire di no.”

Non rispondo, ma i loro movimenti mi stanno portando al limite. Sento il mio corpo reagire, nonostante l’imbarazzo e la confusione. Il calore dentro di me cresce, e quando Giovanni mi stringe il mento e mi guarda con quel sorriso soddisfatto, non riesco più a trattenermi. Vengo, senza quasi accorgermene, con un gemito strozzato che mi esce dalla gola. Loro lo notano e ridono. “Già fatto? Siamo solo all’inizio,” dice Massimo, senza rallentare.

Continuano a spingere, a usarmi, fino a che non raggiungono anche loro il culmine. Sento il calore di Giovanni nella mia bocca, il sapore forte che mi riempie, e poi Massimo, dietro, che si lascia andare con un gemito profondo. Sono esausto, con il corpo che trema, la pelle graffiata dalle rocce, il respiro corto. Mi lasciano andare, e io crollo a sedere nell’acqua bassa, con il cuore che batte ancora forte.

“Non male per essere la tua prima volta,” dice Giovanni, dandomi una pacca sulla spalla. Massimo annuisce, mentre si riveste. “Ma non dirlo a nessuno, chiaro? Questo resta tra noi.”

Annuisco, senza dire nulla. Mi sento svuotato, confuso, ma in qualche modo anche diverso. Non so cosa significhi tutto questo per me, ma so che qualcosa dentro di me è cambiato. Mentre ci rivestiamo e torniamo verso casa, con lo slip rosa ancora bagnato nello zaino, so che non dimenticherò mai questo pomeriggio al fiume.

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