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Insegnami a godere con il culo (parte 2)

Insegnami a godere con il culo (parte 2)

18 Marzo 2026·5 min di lettura

È la stessa sera, sono circa le 22:15, e io, Marco, sono ancora sul letto a quattro zampe, il cuore che mi martella nel petto e il culo che pulsa dopo le dita di Davide. La camera da letto è un bozzolo di luce soffusa, le lenzuola scure sotto di me già umide di sudore e lubrificante. L’aria è carica di un odore denso, un misto di gel freddo e del calore del mio stesso corpo che si sta arrendendo. Mi sento esposto, vulnerabile, ma c’è una parte di me che sta cominciando a godere di questa sensazione. Sembro un principiante patetico, eppure non mi sono mai sentito così vivo.

Davide è in piedi accanto al letto, la sua figura imponente e calma mi sovrasta mentre si pulisce le mani con una salvietta. Poi si china sulla sua borsa e tira fuori un oggetto che mi fa trattenere il respiro: un dildo spesso, conico, lungo una ventina di centimetri, con una base larga che sembra fin troppo intimidatoria. La superficie è liscia, ma la circonferenza mi fa deglutire a fatica. “Ora ti apro con questo, piano ma fino in fondo,” dice con quella voce morbida dal leggero accento del sud, un tono che è insieme un ordine e una rassicurazione. Prende il flacone di lubrificante e ne versa una quantità generosa sul dildo, spalmandolo con le mani in movimenti lenti, quasi ipnotici. Ogni gesto è calcolato, e io non posso fare a meno di fissarlo, il respiro corto.

“Rilassati, Marco, respira profondo,” mi guida mentre si posiziona dietro di me. Sento il freddo del gel quando la punta del dildo tocca il mio buco, ancora sensibile e dilatato dalle sue dita. Spinge piano, con una lentezza che mi fa impazzire, e il primo contatto è un misto di bruciore e pressione. Stringo i denti, un gemito soffocato mi sfugge, ma Davide non si ferma. “Respira, lasciati andare. Senti come ti riempie,” dice, e la sua voce mi ancoras, mi impedisce di irrigidirmi. La sensazione è intensa, quasi insostenibile: il dildo si fa strada dentro di me, centimetro dopo centimetro, allargandomi più di quanto pensassi possibile. Quando la base arriva a premere contro le mie natiche, lo sento tutto, un peso costante e invadente che mi fa tremare le gambe. La pressione sulla prostata è immediata, un’onda di piacere che mi strappa un gemito acuto, quasi femminile. “Cazzo… è… troppo…” balbetto, ma Davide scuote la testa con un sorriso.

“Non è troppo, è perfetto. Senti come il tuo culo lo accoglie? Sei fatto per questo,” dice, e le sue parole mi colpiscono dritto al cervello, facendomi arrossire di imbarazzo e desiderio. Mi lascia qualche istante per abituarmi, il dildo fermo dentro di me, poi lo muove appena, un piccolo dentro-fuori che mi fa sussultare. Ogni movimento è accompagnato da uno schiocco bagnato, il lubrificante che scivola lungo le mie cosce, e il piacere mi travolge, un calore che si irradia dalla prostata al resto del corpo. Sto gemendo senza pudore ora, suoni acuti e disperati che mi fanno sentire ridicolo, ma non riesco a smettere. Sembro una troia disperata, e mi piace da morire.

“Ora girati, sempre a quattro zampe, e guardami,” mi ordina Davide, e io obbedisco con fatica, le gambe che tremano mentre ruoto il corpo. Il dildo resta dentro, premendo incessantemente, e ogni movimento mi strappa un altro gemito. Davide si siede di nuovo sulla poltrona di fronte al letto, slacciandosi i pantaloni sportivi con un gesto lento. Quando tira fuori il cazzo, resto senza fiato: è duro, spesso, lungo circa diciannove centimetri, con vene gonfie e una cappella larga che luccica di pre-sborra. L’odore maschio, pulito, mi colpisce subito, e il mio desiderio si accende ancora di più. “Succhiamelo mentre hai il culo pieno,” dice con voce bassa, carica di autorità. “Questa è la fase in cui devi sentirti vulnerabile, Marco. Bocca e culo occupati insieme. Più ti senti cagna, più il piacere dietro esplode.”

Le sue parole mi incendiano. Mi avvicino, sempre a quattro zampe, il dildo che preme dentro di me a ogni passo, e prendo il suo cazzo in bocca. Il sapore è intenso, salato, caldo, e la circonferenza mi riempie le labbra, forzandomi ad aprire di più. Succhio avido, la lingua che scivola lungo l’asta, mentre il dildo nel culo mi stimola senza sosta. Ogni movimento della mia testa manda ondate di pressione sulla prostata, e il piacere è quasi insopportabile. Gemito intorno al suo cazzo, suoni soffocati e osceni che si mescolano al rumore della saliva che mi cola dal mento. Davide mi guarda dall’alto, gli occhi socchiusi, un’espressione di approvazione sul viso. “Bravo, Marco, così. Senti come ti riempie da entrambe le parti?” dice, e la sua voce mi spinge a fare di più, a prenderlo più a fondo.

Poi si alza in piedi, torreggiando su di me, e mi afferra i capelli con una presa delicata ma ferma. “Respira col naso, prendilo tutto,” mi guida, iniziando a scoparmi la gola con un ritmo deciso. Entra ed esce completamente, ogni spinta un colpo secco che mi fa gorgogliare, lacrimare. La saliva mi scorre abbondante lungo il mento, bagnandomi il petto, e i rumori che produco sono osceni, un misto di gemiti soffocati e schiocchi bagnati. Il dildo dentro di me amplifica tutto: ogni spinta in gola sembra ripercuotersi nel culo, e la prostata pulsa, mandandomi ondate di piacere che mi fanno tremare. Il mio cazzo è moscio, ma cola fontane di pre-sborra sul lenzuolo, un rivolo costante che mi imbarazza e mi eccita allo stesso tempo.

“Brava puttanella, così, lasciati usare,” dice Davide, e il termine mi colpisce come una scossa elettrica. Non c’è crudeltà nella sua voce, solo un calore complice, un incoraggiamento che mi fa sentire desiderato, voluto. Mi abbandono completamente, lasciandolo spingere nella mia gola mentre il dildo mi tiene spalancato. Mi sento una cagna, proprio come ha detto lui, e questo pensiero mi manda in estasi. I gemiti che emetto sono acutissimi ora, quasi pianti, e ogni spinta di Davide sembra portare il piacere a un livello che non sapevo possibile. Sto per perdere il controllo, il corpo che trema, la mente annebbiata da questa doppia stimolazione.

Ma proprio quando penso di non poter resistere oltre, Davide rallenta. Ritira il cazzo dalla mia bocca con un suono bagnato, lasciandomi ansimante, con la saliva che mi gocciola dal mento e gli occhi lucidi. Mi guarda, un sorriso appena accennato sulle labbra, e con una mano mi accarezza i capelli, un gesto quasi tenero. “Sei stato bravo, Marco. Senti come il tuo corpo risponde? Sei pronto per l’ultima fase,” dice, e la sua voce è carica di promessa. Io lo guardo, il respiro spezzato, il culo ancora pieno e pulsante intorno al dildo. Non so cosa mi aspetti, ma il pensiero dell’“ultima fase” mi fa battere il cuore così forte che quasi non sento altro. So solo che non voglio che questa serata finisca, non ancora.

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