Mi godo la vacanza… mentre mio marito dorme
Il sole stava calando dietro la linea dell’orizzonte, tingendo il mare di un rosso bruciato, quando ho sentito i miei passi rallentare sulla battigia. Erano le 19:32, l’aria ancora calda di un’afa estiva che si mescolava all’odore di salsedine e crema solare. Indossavo un pareo leggero sopra il costume intero nero, quello che mi comprime appena il seno abbondante ma sodo, lasciando intravedere i capezzoli grandi sotto il tessuto. Le cosce, piene e morbide, sfregavano leggermente a ogni passo, e sentivo il sudore imperlarmi la schiena. Ero uscita dal bungalow per una camminata solitaria, lasciando Enzo a sonnecchiare sulla sdraio con un giornale aperto sul petto. Non sospettava nulla, come sempre. Dormiva già, perso nella sua routine, mentre io sentivo dentro un vuoto che non riuscivo più a ignorare.
È stato allora che l’ho visto. Marco. Era seduto su una duna appartata, una decina di metri oltre la linea di ombrelloni chiusi. Alto, magro, i capelli brizzolati mossi dalla brezza leggera. Indossava una camicia di lino bianco, aperta sul petto, e un paio di bermuda sbiaditi. Mi guardava con occhi calmi, quasi ipnotici, mentre fumava una sigaretta con movimenti lenti. Non so perché mi sono fermata. Non so perché ho ricambiato il suo sguardo. Ma quando mi ha fatto un cenno con la testa, come a dire “vieni qui”, i miei piedi si sono mossi da soli.
Alle 19:41 ero seduta accanto a lui sulla duna, la sabbia ancora tiepida sotto le cosce. Non abbiamo parlato molto. La sua voce, bassa e calda, ha rotto il silenzio solo per dire: “Sei bellissima, lo sai?”. Ho sentito un calore risalirmi dal petto al viso, un misto di imbarazzo e desiderio che non provavo da anni. Mi sono giustificata mentalmente: Enzo non mi tocca da così tanto tempo, vent’anni di astinenza quasi totale, e io sono ancora viva, ancora desiderabile. Me lo merito.
Alle 19:47, Marco si è avvicinato. Il suo respiro odorava di tabacco e mare. Mi ha sfiorato la guancia con una mano, poi le sue labbra hanno trovato le mie. Un bacio lento, profondo, con la lingua che esplorava la mia bocca senza fretta, come se avesse tutto il tempo del mondo. Ho sentito il cuore battermi forte, il respiro farsi corto. Le sue mani, lunghe e curate, sono scese lungo il mio collo, poi sotto il pareo, sfiorando il bordo del costume. Non mi sono opposta. Non potevo. Alle 19:52, mi ha fatto sdraiare sulla sabbia, coprendomi parzialmente con un asciugamano che aveva con sé. “Lasciati andare, piccola,” ha sussurrato, e io ho chiuso gli occhi, abbandonandomi al suo tocco.
Ha infilato una mano sotto il costume, scostando il tessuto con delicatezza. Le sue dita hanno trovato la mia fica, pelosa ma curata, già bagnata nonostante la mia mente cercasse di opporsi. Alle 19:55, il suo indice e il medio si sono mossi con precisione chirurgica, sfiorando prima le labbra esterne, poi scivolando dentro di me con una lentezza che mi ha fatto trattenere il fiato. Sentivo ogni movimento, ogni pressione. Ha curvato le dita verso l’alto, trovando subito quel punto dentro di me che non ricordavo nemmeno esistesse. Con il pollice, ha iniziato a strofinare il clitoride in cerchi lenti, poi più veloci, alternando leggerezza e decisione. Il rumore bagnato dei miei umori si mescolava al suono delle onde a pochi metri da noi. Ero esposta, vulnerabile, sulla duna, con il rischio che qualcuno potesse passare e vederci. Ma non mi importava.
Alle 20:01, ho sentito il primo orgasmo montare. Un’onda che mi ha travolta senza preavviso. “Oddio, sto venendo,” ho pensato, mentre la mia fica si contraeva intorno alle sue dita, pulsando come un cuore impazzito. Ho soffocato un gemito mordendomi il labbro, ma il piacere era troppo forte, troppo crudo. Ho squirato, un getto caldo che mi ha bagnato le cosce e la sabbia sotto di me. Marco mi guardava negli occhi, un sorriso appena accennato sulle labbra, senza smettere di muovere le dita. “Brava, così,” ha mormorato, e io ho tremato tutta, le gambe che si chiudevano istintivamente intorno alla sua mano.
Non si è fermato. Alle 20:06, ha ripreso il ritmo, aggiungendo una terza dito dentro di me, mentre con il palmo premeva forte sul clitoride. La pressione era insostenibile, il piacere quasi doloroso. Sentivo il sudore colarmi lungo la schiena, la sabbia appiccicarsi alla pelle umida. Il secondo orgasmo è arrivato come un tuono, alle 20:09. Ho stretto i denti per non urlare, la fica che bruciava, che si contraeva senza controllo. “Sto venendo ancora, non ci credo, squirto come una fontana,” ho pensato, mentre un altro fiotto caldo mi inondava le cosce. Marco ha rallentato, lasciandomi riprendere fiato, ma i suoi occhi non abbandonavano i miei. Mi ha baciato di nuovo, profondo, possessivo, come se volesse bere ogni mio tremito.
Alle 20:14, il terzo orgasmo mi ha colpita, più lento ma devastante. Le sue dita si muovevano ora con una calma crudele, dentro e fuori, stimolando ogni nervo. Ho sentito il corpo cedere, le gambe che non mi reggevano più, il respiro spezzato. “Non ce la faccio, sto tremando tutta,” ho pensato, mentre un ultimo squirting mi lasciava fradicia, esausta. Marco ha ritirato la mano, lucida dei miei umori, e l’ha passata delicatamente sulle mie cosce, come per accarezzarmi, per calmarmi. “Sei incredibile,” ha detto piano, e quelle parole mi hanno colpita più del piacere stesso.
Alle 20:21, mi sono rialzata, le mutandine del costume zuppe, le cosce appiccicose di umori e sabbia. Il pareo mi copriva a malapena, ma non potevo restare lì. Enzo era al bungalow, probabilmente ancora addormentato, ignaro di tutto. Un senso di colpa mi ha trafitto il petto, acuto come una lama. “Cosa sto facendo? Mio marito è a duecento metri da qui, e io mi sono lasciata toccare da un estraneo,” ho pensato, mentre sistemavo il costume con mani tremanti. Ma subito dopo, un’altra voce nella mia testa ha soffocato tutto: “Me lo merito. Dopo anni di niente, di astinenza, di solitudine nel letto. Me lo merito.”
Ho salutato Marco con un cenno, incapace di dire nulla. Lui mi ha guardata andare, senza insistere, senza chiedere. Il sole era scomparso, lasciando solo una striscia viola all’orizzonte. Tornavo verso il bungalow con il cuore che batteva ancora forte, il corpo ancora pulsante di piacere. Ma mentre camminavo, un rumore di passi sulla sabbia alle mie spalle mi ha fatto voltare. Non c’era nessuno, solo il vento che muoveva le dune. Eppure, un brivido mi ha percorso la schiena. E se qualcuno mi avesse vista? E se Marco non fosse stato solo come sembrava?
