Racconti Piccanti
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Sfida in bagno, gola scopata duro

Sfida in bagno, gola scopata duro

05 Marzo 2026·5 min di lettura

Sono Mattia, ho 22 anni e studio Economia all’università. Non sono il classico bravo ragazzo, diciamo che mi piace giocare con il fuoco. Mi annoio facilmente, e quando sono in aula o nei corridoi, cerco sempre un modo per spezzare la monotonia. Da un po’ di tempo ho notato questi tre ragazzi del corso di Giurisprudenza: Lorenzo, Marco e Davide. Sempre insieme, sempre a fare i fighi con le loro battute da strafottenti. Non so perché, ma mi è venuta voglia di provocarli, di vedere fino a dove potevo spingermi. Non è che io sia dichiaratamente gay o chissà cosa, ma ho sempre avuto una curiosità perversa per certe situazioni… diciamo estreme.

Quel giorno ero in pausa tra una lezione e l’altra. Li ho visti vicino alla macchinetta del caffè, ridevano rumorosamente come al solito. Mi sono avvicinato con un ghigno, mani in tasca, e ho buttato lì una battuta: “Oh, sempre a fare i galletti, ma secondo me non avete le palle per reggere una vera sfida.” Lorenzo, il più grosso dei tre, mi ha squadrato con un sopracciglio alzato. “E tu che cazzo vuoi, ragazzino?” ha detto, ma si vedeva che era incuriosito. Ho fatto spallucce, continuando a stuzzicarli: “Niente, dico solo che parlate tanto, ma non combinate un cazzo. Se volete, vi faccio vedere io come si gioca pesante.” Marco, quello con i capelli a spazzola, ha riso forte: “Ma sentilo, questo qua. Che hai in mente, eh?” Ho fatto un cenno con la testa verso i bagni in fondo al corridoio. “Seguitemi e lo scoprirete.”

Dentro di me sentivo un misto di adrenalina e paura. Non sapevo esattamente dove volessi arrivare, ma mi eccitava l’idea di avere il controllo, almeno per un po’. Siamo entrati nei bagni, un posto squallido con le piastrelle sporche e l’odore di piscio che ti prende alla gola. Ho chiuso la porta dietro di noi e mi sono appoggiato al muro, incrociando le braccia. “Allora, che dite? Vi va di giocare o vi tirate indietro?” Davide, il più silenzioso, ha fatto un passo avanti, guardandomi negli occhi. “Smettila di fare il furbo. Dicci chiaro che vuoi.” Il cuore mi batteva forte, ma ho tenuto il punto. Mi sono passato una mano sul mento e ho detto, con un mezzo sorriso: “Voglio vedere se ce l’avete abbastanza duro per farmelo succhiare. Tutti e tre. Qui, subito.” Silenzio. Poi Lorenzo ha scoppiato a ridere, ma non era una risata di scherno, era quasi eccitata. “Cazzo, questo è fuori di testa. Ma sai che ti prendo in parola?”

Non ho avuto il tempo di rispondere. Marco mi ha afferrato per un braccio e mi ha spinto verso il centro del bagno. “In ginocchio, stronzo. Hai voluto giocare, ora giochi.” Mi sono sentito un brivido lungo la schiena, ma non era solo paura. C’era una parte di me che lo voleva, che desiderava essere sottomesso così, in quel momento. Mi sono inginocchiato sul pavimento freddo, alzando lo sguardo verso di loro. Lorenzo si è slacciato la cintura, tirando fuori il cazzo già mezzo duro. “Apri la bocca, vediamo se sei tutto chiacchiere.” Ho esitato un attimo, ma poi ho aperto le labbra, sentendo il cuore che mi scoppiava nel petto. Gli altri due si sono avvicinati, iniziando a toccarsi sopra i jeans, guardando la scena con un ghigno.

Ho preso Lorenzo in bocca, lentamente, sentendo il sapore salato sulla lingua. Era grosso, e ho dovuto spalancare bene la mascella per non soffocare. Ho iniziato a muovermi piano, succhiando e leccando, mentre lui mi teneva la testa con una mano, guidandomi. “Cazzo, non è male,” ha grugnito, spingendo un po’ più a fondo. Ho sentito un conato, ma ho tenuto duro, volevo dimostrare che ce la facevo. Intanto Marco si è tirato fuori il cazzo e ha iniziato a strofinarmelo sulla guancia. “Dai, fai il bravo, succhia anche me,” ha detto, con un tono che non ammetteva repliche. Ho alternato tra loro due, prendendoli in bocca uno alla volta, mentre Davide mi guardava, ancora in disparte, ma con gli occhi pieni di desiderio.

Dopo qualche minuto, Lorenzo mi ha afferrato i capelli con forza. “Basta giochetti, ora ti scopiamo la gola per bene.” Mi ha spinto la testa indietro, forzandomi a guardarlo, poi ha iniziato a muoversi con spinte decise, entrando fino in fondo. Sentivo la sua asta pulsare contro la mia lingua, il sapore forte che mi riempiva la bocca. Facevo fatica a respirare, ma c’era qualcosa di selvaggio in quella violenza che mi eccitava da morire. “Cazzo, sì, prendilo tutto,” ringhiava, mentre io cercavo di rilassarmi per non soffocare. Marco ha preso il suo turno subito dopo, tenendomi fermo con entrambe le mani. Le sue spinte erano più lente ma profonde, e ogni tanto si fermava per farmi riprendere fiato, solo per poi ricominciare. “Ti piace, eh, troia?” mi ha detto, e io ho solo annuito, con la bocca piena.

Davide, che fino a quel momento era rimasto a guardare, alla fine si è fatto avanti. Il suo cazzo era più piccolo, ma lo usava con una ferocia che non mi aspettavo. Mi ha afferrato la nuca e ha iniziato a scoparmi la bocca senza darmi tregua, grugnendo a ogni spinta. Sentivo il rumore bagnato della mia saliva, i loro gemiti bassi, l’odore di sudore e sesso che impregnava l’aria. Ero un casino, con la bocca che colava e gli occhi che mi lacrimavano, ma non volevo fermarmi. Mi sentivo vivo, in un modo strano e contorto. “Cazzo, sto per venire,” ha detto Lorenzo, tirandosi indietro di colpo e schizzandomi sulla faccia. Marco ha fatto lo stesso poco dopo, mentre Davide mi ha tenuto fermo, finendo direttamente in gola. Ho ingoiato, quasi per istinto, con il fiato corto e la testa che girava.

Quando hanno finito, mi sono rialzato piano, asciugandomi la bocca con la manica. Loro si stavano sistemando i pantaloni, con sorrisi soddisfatti. “Sei un pazzo, lo sai?” ha detto Marco, dandomi una pacca sulla spalla. Io ho solo fatto un cenno con la testa, ancora con l’adrenalina in corpo. Non c’era bisogno di dire niente. Ci siamo separati senza troppe parole, come se niente fosse successo. Io sono andato a lavarmi la faccia al lavandino, guardandomi allo specchio. Ero un disastro, ma dentro di me c’era una strana calma. Non so se lo rifarò, ma in quel momento mi sentivo… appagato. E tanto mi bastava.

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