Umiliato davanti alla mia ragazza
Sono Diego, ho 27 anni, e questa storia è successa l’estate scorsa, durante una vacanza al mare con la mia fidanzata Paola, che di anni ne ha 32. Eravamo in un paesino sulla costa, un posto tranquillo, con una casetta affittata per una settimana. Tutto normale, sole, spiaggia, qualche birra la sera. Poi, un giorno, mentre camminavamo sul lungomare, mi sono imbattuto in Giacomo, un amico d’infanzia che non vedevo da almeno dieci anni. Era sempre stato un tipo tosto, di quelli che non hanno paura di niente, e infatti era rimasto uguale: alto, muscoloso, con un’aria da stronzo sicuro di sé. Abbiamo chiacchierato un po’, ci siamo fatti due risate sui vecchi tempi, e alla fine ci ha invitati a cena a casa sua quella sera stessa. Io ho detto di sì senza pensarci troppo, e Paola sembrava incuriosita, anche se già da quel momento ho notato che lo guardava in un modo strano, con gli occhi che brillavano un po’ troppo.
Arrivata la sera, siamo andati da lui. La cena è partita bene, abbiamo mangiato, bevuto un sacco di vino, riso e scherzato come se ci conoscessimo da sempre. Però c’era qualcosa nell’aria, una tensione che non riuscivo a capire. Paola rideva a ogni battuta di Giacomo, anche quelle sceme, e lo fissava come se fosse chissà chi. Io cercavo di non farci caso, ma dentro mi rodeva. Dopo un po’, con l’alcol che ci scioglieva la lingua, i discorsi hanno preso una piega più pesante. Abbiamo iniziato a parlare di sesso, di esperienze, di fantasie. Paola, a un certo punto, se n’è uscita dicendo che a lei piacciono i ragazzi forti, dominanti, quelli che prendono il controllo. Io sono rimasto di sasso, perché non sono per niente così. Sono un tipo normale, tranquillo, non uno che comanda. Giacomo, con un ghigno, ha iniziato a stuzzicarla, facendo il duro, buttando lì frasi tipo “Beh, se vuoi uno che ti mette al tuo posto, sai dove trovarlo”. Lei rideva, arrossiva, e io mi sentivo sempre più fuori posto.
La situazione si è surriscaldata quando Giacomo, guardandomi con un sorriso da bastardo, mi ha proposto un gioco. “Facciamo la lotta, Die’. Chi perde, rimane senza mutande. Dai, per ridere.” Io non so perché, ma mi è salito un misto di rabbia e… cazzo, sì, eccitazione. Non so se era per dimostrare qualcosa a Paola o per misurarmi con lui, ma ho accettato. Ci siamo messi in mezzo al salotto, lui senza maglietta, io col cuore che mi batteva forte. Abbiamo iniziato a spingerci, a provare prese, e in due secondi ho capito che non avevo speranza. Giacomo era troppo forte, mi ha bloccato le braccia, mi ha fatto cadere sul tappeto e in un attimo mi ha tirato giù i pantaloni. Le mutande me le ha strappate con una mano, ridendo come un matto. Io ero lì, nudo, umiliato, col cazzo mezzo duro per l’adrenalina e la vergogna. Lui mi ha guardato e ha detto: “Hai perso, amico. Ora la tua ragazza è mia.” E mi ha fatto una presa al braccio, forte, costringendomi a dire di sì. Paola, seduta sul divano, aveva gli occhi pieni di voglia, le guance rosse. Non ha detto niente, ma si vedeva che era eccitata da morire.
Da lì, tutto è andato veloce. Giacomo si è alzato, ha preso Paola per un braccio e l’ha tirata a sé. Hanno iniziato a baciarsi davanti a me, con una foga che non avevo mai visto in lei. Le lingue si intrecciavano, si succhiavano, facevano rumore, un rumore umido che mi arrivava dritto allo stomaco. Le mani di lui le stringevano il culo, le sollevavano la gonna, mentre lei gli slacciava i jeans con una fretta che mi faceva male. Io ero ancora per terra, nudo, e li guardavo. Non riuscivo a staccare gli occhi. Lui le ha tolto la maglietta, poi il reggiseno, lasciando cadere tutto sul pavimento. Le sue mani le palpavano le tette, stringevano i capezzoli fino a farla gemere piano. Lei gli ha abbassato i boxer, e ho visto il suo cazzo, duro, grosso, che sbatteva contro la pancia di lei. L’odore del loro calore, del sudore, mi arrivava fin lì. Lui le ha infilato una mano nelle mutande, e ho sentito il rumore bagnato dei suoi movimenti, mentre lei ansimava e gli mordeva il collo. Hanno continuato così per un po’, esplorandosi, leccandosi il collo, le orecchie, con una lentezza che mi faceva impazzire. Ogni tanto lei mi lanciava un’occhiata, un sorrisetto che mi bruciava dentro.
Poi si sono spostati sul divano, a un metro da me. Giacomo l’ha fatta sdraiare, le ha tolto le mutande e ha iniziato a leccarla. La sua testa era tra le cosce di lei, la lingua che lavorava lenta, precisa, mentre Paola si contorceva e gemeva forte, con le mani nei suoi capelli. Io vedevo tutto, vedevo la sua figa lucida, bagnata fradicia, e il modo in cui lei inarcava la schiena a ogni colpo di lingua. L’odore del sesso era ovunque, un misto di sudore e umori che mi faceva girare la testa. Dopo un po’, lui si è tirato su, si è messo sopra di lei, e ha iniziato a sfregarle il cazzo sulla figa, senza entrare subito. Lei lo implorava, “Dai, mettimelo dentro, non ce la faccio più”, e lui rideva, prendendola in giro. Alla fine, con un colpo secco, l’ha penetrata. Ho visto il suo cazzo sparire dentro di lei, centimetro per centimetro, e il gemito che le è uscito dalla bocca mi ha fatto tremare. Ha iniziato a pompare, prima piano, poi sempre più forte, con un ritmo che faceva sbattere la carne contro la carne, un rumore umido e violento. Il divano scricchiolava sotto i loro movimenti. Lei gli graffiava la schiena, gli diceva “Più forte, cazzo, spaccami”, e lui rispondeva “Ti piace, eh, troia?”. Io ero lì, col cazzo duro che mi faceva male, e senza pensarci ho iniziato a segarmi, guardando la mia ragazza che si faceva scopare da un altro.
Giacomo se n’è accorto. Si è fermato un attimo, mi ha guardato con un ghigno e ha detto: “Ah no, amico, non così facile.” Si è alzato, ha preso una cintura dai suoi jeans per terra e mi ha legato le mani dietro la schiena, stringendo forte. “Ora guardi e basta, perdente.” Io non ho detto niente, ero troppo umiliato, troppo eccitato. È tornato da Paola e ha ricominciato a scoparla, cambiando posizione. L’ha messa a pecorina, col culo in aria, e l’ha presa da dietro, sbattendola così forte che lei quasi urlava. Vedevo il suo cazzo entrare e uscire, lucido dei suoi umori, le palle che sbattevano contro di lei a ogni colpo. Poi l’ha girata di nuovo, se l’è messa sopra, e lei ha iniziato a cavalcarlo, muovendo i fianchi con una furia che non le avevo mai visto. I loro corpi sudati si schiantavano uno contro l’altro, i gemiti di lei si mischiavano ai grugniti di lui. Alla fine, dopo un tempo che mi è sembrato infinito, lui ha detto “Sto per venire, cazzo”, e lei gli ha risposto “Fallo, dai”. Ma invece di venirle dentro, si è tirato fuori, ha preso un bicchiere dal tavolo, e ci ha sborrato dentro, con getti lunghi e bianchi che hanno riempito metà del vetro.
Poi si è girato verso di me, col fiato corto, e mi ha detto: “Vuoi segarti, Die’? Bene, ma prima bevi questo.” Io ho guardato il bicchiere, il cuore mi batteva a mille. Era una cosa assurda, umiliante, ma… cazzo, ero così eccitato che non ci ho pensato due volte. Ho annuito. Lui mi ha slegato una mano, me lo ha messo davanti alla bocca e ha inclinato il bicchiere. Ho bevuto, sentendo il sapore salato, caldo, che mi scendeva in gola. Paola rideva, una risata cattiva, e anche Giacomo si sghignazzava, dicendomi “Bravo, sfigato, bevi tutto”. Quando ho finito, mi ha slegato l’altra mano, ma non era finita. Si è seduto davanti a me, mi ha messo i piedi nudi sulla faccia, premendo forte, e ha detto “Ora segati, ma così, col mio odore in faccia.” Paola, ancora nuda, rideva forte, buttando lì frasi tipo “Guarda che coglione che sei, Diego, non vali niente”. Io, con i piedi di lui che mi schiacciavano il naso, l’odore acre del suo sudore nelle narici, ho iniziato a segarmi, veloce, disperato. Nonostante tutto, è stato intenso, un’eccitazione che non avevo mai provato. Quando sono venuto, con un gemito strozzato, loro ridevano ancora. Non so spiegare perché, ma è stato fottutamente liberatorio, una scarica che mi ha svuotato completamente. Non c’è stato altro da dire, solo quel momento, crudo e reale, che mi è rimasto dentro.
