Voglio essere la vostra troia stanotte
Sono Martina, ho 26 anni e lavoro come segretaria in uno studio legale del centro. Non è il lavoro dei miei sogni, ma paga le bollette e mi permette di vivere da sola. Da mesi, però, la mia vita ha preso una piega che non avrei mai immaginato: sono l’amante del mio capo, Lorenzo, un uomo di 38 anni, sposato, con un fascino che ti stende. All’inizio era solo qualche sguardo, qualche battuta un po’ spinta in ufficio, ma poi è diventato un vortice di sesso clandestino. E io ci sto dentro con tutta me stessa. Non so se è amore o solo voglia di trasgredire, ma con lui ho scoperto parti di me che non conoscevo. Tipo quella fantasia che gli ho confessato un mese fa, dopo un paio di bicchieri di vino: voglio essere usata da più uomini, voglio sentirmi al centro, voglio perdere il controllo. Non pensavo che mi avrebbe preso sul serio, invece Lorenzo ha organizzato tutto. Un weekend in una villa isolata, cinque dei suoi amici fidati, tutti tra i 32 e i 45 anni, tutti eccitati dall’idea. Io ho detto sì, ma dentro di me tremo. Non di paura, ma di un misto di eccitazione e ansia. Voglio farlo, ma non so come sarà davvero.
Quando arriviamo alla villa, è già sera. Lorenzo mi ha bendato prima di scendere dalla macchina. “Fidati di me,” mi ha sussurrato, e io annuisco, anche se il cuore mi batte all’impazzata. Sento il rumore della ghiaia sotto i piedi, poi una porta che si apre. Un’ondata di calore mi investe, insieme a voci maschili, basse, che ridono e parlano tra loro. Non capisco cosa dicono, ma il tono è rilassato, come se fosse una rimpatriata tra amici. Solo che stasera l’attrazione principale sono io. Lorenzo mi guida con una mano sulla schiena, e io cammino lenta, i tacchi che risuonano sul pavimento. “Ragazzi, lei è Martina,” dice, e le voci si zittiscono per un attimo. Poi sento un coro di “Ciao” e “Piacere”, e un brivido mi corre lungo la schiena. Sono eccitata, ma ho anche un nodo allo stomaco. E se non fossi abbastanza? E se non mi piacessero? Però c’è anche quella voglia, quella pulsazione tra le gambe che mi dice di andare avanti.
Mi fanno sedere su una sedia, e qualcuno inizia a togliermi la giacca. Sento mani che mi sfiorano le spalle, poi il collo. “Rilassati,” mi dice una voce che non è di Lorenzo, profonda e calma. Annuisco, ma il respiro mi trema. Mi slacciano la camicetta, bottone per bottone, e l’aria fresca mi accarezza la pelle. Sento i miei capezzoli indurirsi sotto il reggiseno, e non so se è il freddo o l’eccitazione. Mi alzano in piedi, mi sfilano la gonna, e rimango in intimo e tacchi. “Cazzo, sei uno spettacolo,” dice qualcuno, e gli altri ridono, d’accordo. Mi legano le mani con una corda morbida, poi la sollevano sopra la mia testa, attaccandola a qualcosa, forse una trave. Sono in piedi, vulnerabile, esposta. Sento il sangue pompare nelle orecchie, ma tra le gambe sono già bagnata. Non riesco a pensare ad altro che a quello che sta per succedere. Voglio questo, ma una parte di me si chiede se sono pazza a essermi messa in una situazione del genere.
Inizia tutto lentamente. Sento un respiro vicino al mio orecchio, poi una mano che mi accarezza il fianco, scendendo verso il bordo delle mutandine. Un altro mi sfiora il seno, pizzicando un capezzolo attraverso il tessuto. Gemo piano, non riesco a trattenermi. “Ti piace, eh?” mi sussurra qualcuno, e io annuisco, la voce che mi manca. Mi slacciano il reggiseno, e le mani sono subito sulle mie tette, le strizzano, le massaggiano. Un altro si inginocchia davanti a me, mi sfila le mutandine con una lentezza che mi fa impazzire. Sento il suo fiato caldo tra le cosce, e quando la sua lingua mi tocca la figa, sobbalzo. “Cazzo, sei fradicia,” dice, e io arrossisco sotto la benda, ma non posso negarlo. Mi lecca piano, aprendo le labbra con le dita, mentre un altro mi bacia il collo e mi morde piano. Sono un fascio di nervi, ogni tocco mi fa tremare. Qualcuno mi slaccia la benda, e vedo cinque uomini intorno a me, tutti con lo sguardo famelico. Lorenzo è in disparte, mi guarda con un mezzo sorriso. Mi sento nuda in tutti i sensi, ma quel desiderio nei loro occhi mi fa sentire potente, anche se sono legata.
Il tizio che mi lecca continua, e io mi contorco, le gambe che tremano. Un altro si avvicina, si sbottona i pantaloni e tira fuori il cazzo, già duro. “Apri la bocca,” mi dice, e io obbedisco senza pensarci. Lo prendo dentro, caldo e spesso, mentre lui mi tiene la testa con una mano. Succhio piano, sentendo il sapore salato, mentre sotto la lingua dell’altro mi fa gemere intorno al suo uccello. “Cazzo, che bocca,” grugnisce, e io mi sento sporca, ma mi piace. Mi passano di mano in mano, uno mi scopa la bocca mentre un altro mi lecca, poi si scambiano. Le loro mani sono ovunque, mi strizzano il culo, mi schiaffeggiano le cosce, mi pizzicano i capezzoli fino a farmi male in modo delizioso. Sono un casino di gemiti e respiri affannosi, e non so più dove sono.
Poi mi slegano e mi fanno mettere a quattro zampe su un tappeto morbido. Ho il culo per aria, la faccia premuta contro il tessuto ruvido. Uno si inginocchia dietro di me, mi spalanca le gambe e mi penetra nella figa con un colpo deciso. Grido, non di dolore, ma di pura sorpresa e piacere. È grosso, mi riempie tutta, e ogni spinta mi fa sobbalzare. “Cazzo, sei stretta,” ansima, e io gemo più forte, incapace di rispondere. Un altro si inginocchia davanti a me, mi tira su la testa e mi infila il cazzo in bocca. Lo succhio mentre vengo scopata da dietro, il ritmo che mi fa perdere la testa. Poi sento un dito che mi lubrifica il culo, freddo e scivoloso. “Rilassati,” mi dice una voce, e io cerco di respirare mentre mi penetra anche lì, piano ma deciso. Urlo, il dolore che si mischia al piacere, mentre mi riempiono in due posti contemporaneamente. Davanti a me, quello che mi scopa la bocca spinge più forte, grugnendo. Gli altri sono intorno, uno mi strizza le tette, un altro mi accarezza la schiena, e sento le loro voci: “Guardala, è bagnata fradicia,” “Che troia, gode come una pazza.” Quelle parole mi fanno venire ancora di più, e sento un orgasmo montare, potente, che mi fa tremare tutta. “Sto venendo, cazzo,” urlo, e loro ridono, spingendo più forte.
Cambiano posizione, uno si sdraia sotto di me e mi prende nella figa, mentre un altro continua a scoparmi il culo. Mi tengono ferma, i loro corpi sudati contro il mio. Gli altri tre si masturbano davanti a me, e uno dopo l’altro mi vengono addosso, schizzi caldi che mi colpiscono il viso, le tette, la schiena. “Brava troia, continua a venire per noi,” mi dicono, e io obbedisco, un altro orgasmo che mi spacca in due mentre urlo e mi contorco tra di loro. Sento i loro gemiti, i loro respiri pesanti, l’odore di sesso e sudore che riempie la stanza. Sono un disastro, coperta di sborra, ma non mi sono mai sentita così viva. Quando finiscono, mi lasciano lì, ansimante, sul tappeto. Uno mi accarezza i capelli, un altro mi porta un bicchiere d’acqua. Lorenzo si avvicina, si inginocchia accanto a me e mi sorride. “Tutto bene?” mi chiede, e io annuisco, ancora senza fiato.
Non so cosa succederà domani, ma stasera ho avuto esattamente quello che volevo. Sono sazia, appagata, e non ho rimpianti. Mi alzo piano, le gambe che tremano ancora, e vado a fare una doccia. Sento le loro voci in lontananza, che ridono e parlano come se niente fosse. E io sorrido tra me e me. Stanotte è stata mia, e la rifarei altre mille volte.
