Da soli al cinema d’essai
Sono le undici di sera e il piccolo cinema d’essai nel cuore della città è quasi deserto. È un posto che sembra uscito da un’altra epoca, con le poltrone di velluto rosso un po’ logore e l’odore di popcorn stantio che si mescola a quello della moquette vecchia. Stasera proiettano un film erotico d’autore, una pellicola francese degli anni ’70 che ha fatto scandalo all’epoca. Non so bene perché ho scelto di venirci, ma quando ho proposto a Sara di accompagnarmi, ha accettato con un sorriso che mi ha fatto battere il cuore più forte. Siamo gli unici spettatori di questa ultima proiezione notturna.
Ci sediamo nelle ultime file, lontano dall’ingresso e dalla cabina di proiezione, dove un tizio che non abbiamo nemmeno visto starà controllando la pellicola. La sala è immersa in un buio quasi totale, rotto solo dalla luce fioca delle uscite di sicurezza. Sara si sistema accanto a me, con una gonna leggera che le arriva appena sopra il ginocchio e una camicetta aderente che lascia intravedere la linea del reggiseno. Mi accorgo subito di quanto sia bella sotto quella luce soffusa, ma cerco di concentrarmi sullo schermo mentre i titoli di apertura iniziano a scorrere.
Il film parte lento, con scene che alternano dialoghi intensi a momenti di pura tensione fisica tra i protagonisti. Prendo la mano di Sara quasi senza pensarci, intreccio le dita alle sue e sento il calore della sua pelle. Lei mi guarda per un istante, un angolo della bocca che si solleva in un sorriso appena accennato, poi torna a fissare lo schermo. Stringo un po’ di più la sua mano, il cuore che mi batte già più veloce.
“Dovremmo fare attenzione, no?” sussurra lei, senza distogliere lo sguardo dal film. “Se quel tipo lassù scende…”
“Non scende,” rispondo sottovoce, con un tono più sicuro di quanto mi senta. “E poi, siamo solo noi. Non c’è niente di male a tenersi per mano.”
Lei ride piano, un suono che mi arriva dritto allo stomaco. “Per ora.”
Continuo a tenere la sua mano, ma dopo qualche minuto faccio scivolare il pollice lungo il suo polso, accarezzandolo lentamente. Sento il suo respiro cambiare, diventare appena più corto, mentre sul grande schermo una donna si spoglia con una lentezza esasperante. Sposto la mano lungo il suo braccio, sfiorando la pelle morbida appena sotto la manica della camicetta. Sara non si muove, non dice niente, ma il suo corpo si tende leggermente verso di me.
“Ti dà fastidio?” le chiedo, il tono basso, quasi un sussurro.
“No,” risponde lei, e c’è una sfumatura nella sua voce che mi fa venir voglia di spingermi oltre. “Ma stai giocando col fuoco.”
Sorrido, anche se so che non può vedermi bene nell’oscurità. Scendo con la mano lungo il suo fianco, poi appoggio il palmo sulla sua coscia, proprio sopra l’orlo della gonna. La sua pelle è calda, liscia, e sento i muscoli delle sue gambe contrarsi appena sotto le mie dita. Non vado oltre, non ancora. Mi limito a muovere la mano in piccoli cerchi, senza fretta, mentre sullo schermo la tensione tra i protagonisti si fa sempre più palpabile.
“Non ti muovere troppo,” mi avverte lei, ma c’è un tremolio nella sua voce. “Se ci beccano, non so come spiegare questo.”
“Non ci beccano,” ribatto, spostando la mano appena più in alto, facendo scivolare l’orlo della gonna di qualche centimetro. “E comunque, stiamo solo… guardando un film.”
Lei soffoca una risata, ma non mi ferma. Continuo ad accarezzarle la coscia, salendo piano, senza mai toccarla dove so che vorrebbe. La sento trattenere il respiro ogni volta che le mie dita si avvicinano troppo, e questo mi fa impazzire. Passano i minuti, forse mezz’ora, forse di più, e io mi limito a sfiorarla, a stuzzicarla, mentre il film si fa sempre più esplicito. Sullo schermo, i corpi si intrecciano, i gemiti riempiono la sala attraverso gli altoparlanti, e io sento il calore di Sara aumentare sotto la mia mano.
“Sei un bastardo,” sussurra lei a un certo punto, con la voce roca. “Lo fai apposta.”
“Cosa faccio apposta?” chiedo, inclinandomi verso di lei, il mio fiato caldo contro il suo orecchio.
“Mi stai facendo morire. Tocca di più o smettila.”
Sorrido, ma non cedo. Continuo a sfiorarle la coscia, spingendo la gonna sempre più in alto, fino a scoprire la linea delle sue mutandine. Non vado oltre, però. Non ancora. Voglio che la tensione cresca, che diventi insostenibile. E so che anche lei lo vuole, perché non mi ferma, non si sposta, ma il suo respiro è sempre più affannoso.
Quando sullo schermo la scena diventa un’esplosione di carne e desiderio, con i protagonisti che si abbandonano completamente, decido che è il momento. La luce tremolante dello schermo illumina il viso di Sara, i suoi occhi brillano di eccitazione e impazienza. Le stringo il fianco con una mano e le sussurro: “Vieni qui.”
“Cosa?” chiede, ma il suo tono è già complice.
“Seduti sulle mie ginocchia. Ora.”
Lei esita un istante, guarda verso la cabina di proiezione, ma poi si alza piano e si sistema sopra di me, con le gambe divaricate che scivolano ai lati delle mie. Sento il suo peso, il calore del suo corpo attraverso i vestiti, e il mio desiderio diventa quasi doloroso. Le sue mani si appoggiano sulle mie cosce per tenersi in equilibrio, e io le afferro i fianchi, spingendola appena più vicino.
“Se quel tipo scende ora, siamo fregati,” dice lei, ma c’è una nota di eccitazione nella sua voce.
“Non scende,” ripeto, mentre faccio scivolare una mano sotto la sua gonna, finalmente toccandola dove ho evitato di arrivare per tutto questo tempo. La sento bagnata attraverso il tessuto sottile delle mutandine, e un gemito basso mi sfugge dalle labbra. “Cazzo, Sara…”
“Non fare rumore,” mi avverte, ma lei stessa trattiene a stento un sospiro quando sposto il tessuto di lato e la tocco direttamente, con due dita che scivolano piano lungo di lei. La sua pelle è calda, morbida, e il modo in cui si contrae sotto il mio tocco mi fa perdere la testa.
Continuo a muovere le dita, lento ma deciso, mentre con l’altra mano le tengo il fianco fermo. Lei si morde il labbro, cercando di non fare rumore, ma i suoi respiri sono sempre più corti, più irregolari. Sullo schermo, i gemiti dei protagonisti sono l’unico suono oltre al nostro respiro, e questo rende tutto ancora più intenso.
“Ti prego,” sussurra lei dopo un po’, la voce spezzata. “Non ce la faccio più.”
“Cosa vuoi?” chiedo, abbassando la voce, mentre continuo a toccarla, sentendo il suo corpo tremare sopra di me.
“Lo sai cosa voglio. Sbrigati.”
Sorrido, anche se sono al limite anch’io. Mi slaccio i pantaloni con una mano, cercando di fare meno rumore possibile, e libero il mio membro, già duro da far male. Lo strofino contro di lei, attraverso le mutandine, e sento il suo corpo spingersi contro il mio, impaziente. Poi, con un movimento lento, sposto il tessuto di lato e la penetro, centimetro dopo centimetro, senza fretta, godendomi ogni istante.
Sara si lascia sfuggire un gemito soffocato, coprendosi la bocca con una mano. La sento stringersi attorno a me, calda e accogliente, e per un attimo resto fermo, lasciandola abituare, lasciando che il piacere ci travolga entrambi. Poi inizio a muovermi, piano, con spinte profonde che la fanno tremare ogni volta.
“Piano,” sussurra lei, la voce tremante. “Se ci sentono…”
“Non ci sentono,” rispondo, ma rallento un po’, solo per farla impazzire. Le stringo i fianchi, guidandola nel movimento, mentre la luce dello schermo illumina i contorni del suo viso, le sue labbra socchiuse, gli occhi semichiusi. Ogni spinta è un’esplosione di sensazioni: il calore del suo corpo, il modo in cui si contrae attorno a me, l’odore dolce della sua pelle mescolato al profumo leggero del suo shampoo.
“Più forte,” mi dice a un certo punto, con una voce che è quasi un ordine. “Non mi interessa se ci beccano. Fammi sentire tutto.”
Non me lo faccio ripetere due volte. Aumento il ritmo, spingendo più a fondo, più deciso, mentre le sue unghie si conficcano nelle mie cosce attraverso i pantaloni. Sento il suono dei nostri corpi che si incontrano, un rumore sordo che si mescola ai gemiti del film, e questo mi manda fuori di testa. Le mie mani scivolano sotto la sua camicetta, accarezzano la pelle liscia della sua schiena, poi scendono di nuovo sui suoi fianchi, stringendola con forza.
“Sei una dannata tortura,” le dico, il fiato corto, mentre continuo a muovermi dentro di lei. “Lo sai quanto mi fai impazzire?”
“E tu lo sai quanto mi stai distruggendo?” risponde lei, con un mezzo sorriso, prima di chinarsi leggermente in avanti, dandomi accesso a un angolo migliore. Ogni movimento è più intenso, più profondo, e sento il suo corpo iniziare a tremare, i suoi respiri diventare piccoli gemiti soffocati.
La luce tremolante dello schermo gioca sui nostri volti, evidenziando ogni espressione, ogni goccia di sudore che le scivola lungo il collo. Le passo una mano tra i capelli, tirandoli appena indietro, e le bacio il collo, assaporando il gusto salato della sua pelle. Lei si lascia sfuggire un suono basso, quasi un ringhio, e io capisco che è vicina, così vicina che posso sentirlo nel modo in cui si stringe attorno a me.
“Ci sono,” sussurra, la voce spezzata, le mani che si aggrappano alle mie spalle. “Non fermarti, ti prego, non fermarti.”
Non mi fermo. Continuo a spingere, a un ritmo che è quasi disperato, mentre il suo corpo si tende, si contrae, e poi si lascia andare in un’ondata di piacere che la fa tremare tutta. Riesce a non gridare, ma il suono che le sfugge è un gemito profondo, soffocato, che mi colpisce dritto al petto. La stringo forte, continuando a muovermi dentro di lei, sentendo il mio stesso piacere montare, irrefrenabile.
Pochi secondi dopo, vengo anch’io, con un’intensità che mi fa quasi perdere il senso della realtà. Mi aggrappo a lei, il fiato corto, il cuore che mi martella nel petto, mentre il calore del suo corpo mi avvolge completamente. Restiamo così per un lungo momento, immobili, con il suono del film che continua in sottofondo, i nostri respiri che piano piano tornano normali.
Sara si gira appena, guardandomi con un sorriso stanco ma soddisfatto. “Se quel tipo fosse sceso ora, non so cosa gli avremmo detto.”
Rido piano, ancora dentro di lei, sentendo il suo corpo rilassarsi sopra il mio. “Gli avremmo detto che ci siamo lasciati prendere dal film.”
Lei scuote la testa, poi si sistema meglio, scendendo dalle mie ginocchia con un movimento lento, attento a non fare rumore. Ci ricomponiamo in silenzio, sistemando i vestiti mentre sullo schermo la pellicola volge al termine. La luce tremolante illumina ancora i nostri volti, e io non riesco a smettere di guardarla, di pensare a quello che abbiamo appena fatto, al rischio che abbiamo corso.
Quando le luci della sala si accendono, ci alziamo piano, scambiandoci uno sguardo complice. Non c’è nessuno, né l’addetto alla cabina né altri spettatori. Siamo solo noi due, con il ricordo di quello che è successo che ci brucia ancora dentro. Usciamo dal cinema senza dire una parola, ma so che nessuno dei due dimenticherà mai questa notte.
