Racconti Piccanti
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In mezzo alla folla

In mezzo alla folla

27 Marzo 2026·3 min di lettura

Eravamo immersi nella calca del mercato serale, tra bancarelle illuminate da luci calde e il brusio continuo di centinaia di persone. L’aria era densa di profumi di spezie, cibo fritto e corpi accaldati. Nessuno badava a noi. Eravamo solo due figure anonime tra la folla che si muoveva lenta.

Io ero dietro di te, il mio petto premuto contro la tua schiena. Sentivo il calore del tuo corpo attraverso il vestito leggero che indossavi. Il tuo profumo mi arrivava a ondate, dolce e femminile, facendomi stringere la mascella dal desiderio. Senza dire una parola, ho lasciato scivolare la mano destra lungo il tuo fianco, sfiorando la stoffa fino a raggiungere l’orlo del vestito. Le dita sono scese sotto, con una lentezza quasi crudele, fino a insinuarsi sotto le mutandine di pizzo sottile.

La tua pelle era già calda, morbida come seta. Ho sentito il tuo respiro cambiare nel momento in cui le mie dita hanno superato l’elastico e hanno sfiorato la curva del tuo monte di Venere. Non ti sei voltata. Non hai detto niente. Solo un piccolo tremito ti ha attraversato il corpo quando ho premuto il palmo contro la tua intimità.

Le mie dita hanno esplorato con calma. Prima ho accarezzato le labbra esterne, sentendole già gonfie e umide di desiderio. Poi, con il medio, ho tracciato un cerchio lento intorno al tuo clitoride, sentendolo pulsare sotto il tocco. Eri bagnata. Tanto bagnata che le mie dita scivolavano senza sforzo, raccogliendo il tuo nettare caldo.

Intorno a noi la gente rideva, discuteva sui prezzi, si urtava. Qualcuno ci ha sfiorato passando, ma io non mi sono fermato. Ho continuato a muovere le dita con movimenti circolari lenti e precisi, aumentando piano la pressione. Ti sentivo tremare contro di me. Le tue gambe si irrigidivano, le ginocchia cedevano leggermente, come se faticassi a restare in piedi.

Ho avvicinato la bocca al tuo orecchio, il respiro caldo che ti sfiorava la pelle.

«Resta ferma» ho mormorato così piano che solo tu potevi sentirlo.

Le mie dita sono scivolate più giù, separando delicatamente le tue pieghe bagnate. Ho sfiorato l’entrata della tua fica, calda e scivolosa, e ci ho fatto entrare appena la punta del dito medio, per poi ritirarlo e tornare a concentrarmi sul clitoride gonfio. Ogni volta che lo sfregavo con più insistenza, sentivo il tuo corpo reagire: un piccolo spasmo, un respiro più corto, un tremore che ti attraversava le cosce.

Eri fradicia. Il tuo succo mi bagnava le dita, colava lungo il palmo. Ho aumentato il ritmo, sempre controllato, ma più deciso. Piccoli movimenti rapidi sul punto più sensibile, mentre con l’altra mano ti tenevo saldamente per la vita, impedendoti di crollare.

Ti sentivo vicina. Il tuo respiro era diventato irregolare, quasi affannoso. Le cosce ti tremavano visibilmente. Hai stretto forte le gambe intorno alla mia mano, cercando di trattenere il piacere che ti stava travolgendo. Io non ho smesso. Ho continuato a massaggiarti il clitoride con movimenti circolari sempre più veloci, fino a quando non hai ceduto.

L’orgasmo ti ha colpita in silenzio. Hai morso forte il labbro inferiore per non gemere in mezzo alla folla. Il tuo corpo si è contratto violentemente contro di me, le pareti interne che pulsavano intorno alle mie dita mentre venivi. Un fiotto caldo e abbondante mi ha bagnato la mano, colando tra le tue cosce. Ho continuato ad accarezzarti piano, prolungando le onde del piacere finché non sei rimasta senza forze, appoggiata completamente contro il mio petto.

Solo allora ho ritirato lentamente la mano da sotto il vestito. Le dita erano lucide del tuo piacere. Con un gesto discreto le ho passate sulle tue labbra, facendoti sentire il tuo stesso sapore, prima di sistemarti con cura il vestito.

Ti ho baciato dolcemente la nuca, il respiro ancora pesante.

«Brava ragazza» ho sussurrato, tenendoti stretta mentre il mondo intorno a noi continuava a scorrere, completamente ignaro di quanto fossi appena venuta, bagnata e tremante, in mezzo a tutta quella gente.

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