Sfondato dalla baby sitter trans
Sono Roberto, ho trentotto anni, una vita che scorre liscia come l’olio su una padella appena comprata. Casa, lavoro, una moglie che mi ama, Claudia, e da qualche mese Alessia, la ragazza che ci aiuta con le pulizie e la cucina. Alessia non è una qualunque, lo abbiamo capito subito quando l’abbiamo assunta. Venticinque anni, magra, con un fisico scolpito e due tette finte che sembrano disegnate, ma c’è di più. È trans, e non lo nasconde. Ce lo ha detto al colloquio, con una schiettezza che ci ha spiazzati. “Se vi crea problemi, me ne vado subito,” aveva detto. Non ci ha creato problemi. Anzi, ci piace la sua energia, il suo modo di fare diretto. E sì, lo ammetto, ho notato il rigonfiamento nei suoi pantaloni aderenti più di una volta. Non ci ho mai pensato sul serio, però. O almeno, così credevo.
Era un mercoledì come tanti, un giorno di lavoro da dimenticare. Sono tornato a casa prima del previsto, intorno alle cinque. Claudia era ancora in ufficio, la casa silenziosa. Ho appoggiato la borsa all’ingresso e ho sentito un rumore strano provenire dal bagno. Un suono ritmico, quasi un ansimare soffocato. Mi sono avvicinato piano, la porta era socchiusa. Ho dato una sbirciata, e lì c’era Alessia. Era in piedi davanti al lavandino, i pantaloni abbassati, la mano che si muoveva veloce. Il suo cazzo era grosso, più di quanto immaginassi, lucido e teso. Non so perché, ma non ho detto nulla. Sono rimasto fermo, con il cuore che mi martellava nel petto. Non riuscivo a distogliere lo sguardo.
Lei deve aver sentito il mio respiro o chissà cosa, perché si è girata di scatto. I suoi occhi si sono piantati nei miei, ma invece di imbarazzarsi, ha sorriso. Un sorriso lento, provocatorio. Ha smesso di toccarsi, ma non si è coperta. “Vuoi provarlo o fai finta di niente?” ha detto, la voce bassa, quasi un sussurro. Sono rimasto muto, con la gola secca. Non sapevo cosa rispondere. Non sapevo nemmeno cosa volevo. O forse sì, ma non avevo il coraggio di ammetterlo. Alessia ha fatto un passo verso di me, il suo cazzo ancora duro che ondeggiava leggermente. “Non ti mordo, Roberto. Dimmi solo se vuoi o no.”
Ho sentito il sangue salire alla testa, un misto di paura e desiderio che non avevo mai provato. “Io… non lo so,” ho balbettato, sentendomi un idiota. Lei ha riso piano, un suono rauco. “Non lo sai? Eppure sei qui che guardi. Dai, vieni dentro. Chiudiamo la porta.” Non so perché, ma l’ho fatto. Sono entrato nel bagno, ho chiuso la porta dietro di me. Il cuore mi scoppiava. Alessia si è avvicinata, il suo profumo forte, un mix di sapone e sudore che mi ha colpito dritto in faccia. “Togliti la giacca,” ha detto, e io ho obbedito come un automa. La giacca è finita sul pavimento, poi la camicia. Le sue mani erano fresche quando mi hanno sfiorato il petto, ma il suo sguardo era bollente.
“Ti vedo teso,” ha detto, abbassando la voce. “Rilassati. Non stiamo facendo niente di male. Dimmi solo cosa vuoi.” Non riuscivo a parlare, ma il mio corpo sembrava aver già deciso. Sentivo un calore crescere dentro, una voglia che non riuscivo a ignorare. “Toccami,” ho detto infine, quasi sottovoce, come se non fossi io a parlare. Alessia ha sorriso di nuovo, e la sua mano è scesa lenta lungo il mio stomaco, fino alla cintura. Me l’ha slacciata con un gesto secco, poi ha abbassato i pantaloni. La mia erezione era evidente, e lei l’ha guardata con un’espressione soddisfatta. “Lo sapevo che ti piaceva guardare,” ha detto, e senza aggiungere altro si è inginocchiata.
La sua bocca era calda, umida, e mi ha preso dentro con una sicurezza che mi ha fatto tremare le gambe. Sentivo la sua lingua muoversi, lenta ma decisa, mentre le sue mani mi stringevano i fianchi. Il suono del suo respiro, il calore del suo fiato, tutto mi stava mandando fuori di testa. “Cazzo, Alessia,” ho detto, con la voce spezzata. Lei ha alzato lo sguardo, senza smettere. “Ti piace, eh? Lo vuoi più forte?” Ho annuito, incapace di dire altro. Ha accelerato, succhiando con più forza, e io ho dovuto appoggiarmi al muro per non cadere. L’odore del suo corpo, un mix di pelle e eccitazione, mi riempiva le narici. Ogni movimento della sua bocca era un colpo, un’onda che mi travolgeva.
Dopo qualche minuto si è fermata, si è rialzata e mi ha guardato dritto negli occhi. “Non è tutto qui, lo sai. Vuoi il resto o ti basta questo?” La sua voce era un invito, una sfida. Sapevo cosa intendeva, e una parte di me urlava di fermarsi, ma un’altra parte, più forte, voleva di più. “Fammi vedere,” ho detto, con un coraggio che non sapevo di avere. Lei ha sorriso, un sorriso da predatrice. “Andiamo in salotto. Lì stiamo più comodi.”
Ci siamo spostati, io con i pantaloni ancora mezzi abbassati, lei che camminava davanti a me, il suo corpo snello e teso. Nel salotto, ha preso un cuscino dal divano e l’ha messo a terra. “Mettiti qui, carponi,” ha detto, senza giri di parole. Mi sono sentito vulnerabile, ma anche eccitato oltre ogni limite. Mi sono abbassato, il tappeto ruvido sotto le ginocchia, il pigiama che avevo indossato dopo essermi spogliato tirato giù fino alle cosce. Alessia si è messa dietro di me, e ho sentito le sue mani sulle mie natiche, che mi allargavano con delicatezza ma decise. “Rilassati, ci vado piano,” ha detto, ma la sua voce aveva un tono che prometteva tutt’altro.
Ho sentito qualcosa di freddo, probabilmente un lubrificante, e poi le sue dita che iniziavano a esplorarmi. Era una sensazione strana, un misto di disagio e piacere, ma il modo in cui mi toccava, sicuro e lento, mi stava facendo impazzire. “Ti piace, vero?” ha chiesto, mentre spingeva un dito dentro. Ho ansimato, stringendo i denti. “Sì, cazzo, vai avanti.” Lei ha riso piano. “Lo sapevo. Aspetta di sentire il resto.” Ha continuato per un po’, aggiungendo un altro dito, preparandomi con pazienza. Ogni movimento era calcolato, e il mio corpo rispondeva in un modo che non avrei mai immaginato. Il suono del lubrificante, i suoi respiri pesanti, il mio stesso ansimare, tutto si mescolava in una sinfonia che mi faceva perdere la testa.
Poi ho sentito la pressione cambiare. Non erano più le sue dita. Era il suo cazzo, duro e grosso, che premeva contro di me. “Ci sono, Roberto. Dimmi se vuoi che mi fermo,” ha detto, ma sapevo che non volevo che si fermasse. “No, spingi,” ho detto, con la voce rauca. E lei lo ha fatto. Lentamente, ma senza esitazione, è entrata dentro di me. La sensazione era intensa, un misto di dolore e piacere che mi ha fatto stringere i pugni sul tappeto. Era grosso, più di quanto pensassi, e sentivo ogni centimetro che si faceva strada. “Cazzo, sei stretto,” ha detto Alessia, con un tono soddisfatto. “Ma ci sto, tranquillo. Ti faccio godere.”
Ha iniziato a muoversi, prima piano, poi con più ritmo. Ogni spinta era un’esplosione, un’onda che mi scuoteva da dentro. Le sue mani mi tenevano i fianchi, le sue unghie che si conficcavano appena nella pelle. Il suono dei nostri corpi che si scontravano, il suo respiro affannoso, il mio gemito che non riuscivo a trattenere, tutto era amplificato. Sentivo l’odore del suo sudore, pungente e reale, e il calore del suo corpo contro il mio. “Ti piace così, eh? Lo vuoi più forte?” ha chiesto, accelerando. “Sì, cazzo, più forte,” ho risposto, quasi gridando. E lei ha obbedito, spingendo con una forza che mi faceva tremare.
Abbiamo cambiato posizione, mi ha fatto stendere sulla schiena, le gambe sollevate. Mi guardava negli occhi mentre continuava a penetrarmi, il suo cazzo che entrava e usciva con un ritmo che mi stava portando al limite. Le sue tette finte oscillavano a ogni movimento, e io non potevo fare a meno di guardarle, di toccarle. Erano dure, innaturali, ma in quel momento non mi importava. “Toccami il cazzo, Roberto,” ha detto, e io l’ho fatto. Era ancora duro, lucido di lubrificante e sudore, e sentirlo nella mia mano mentre lei mi scopava era una sensazione che non dimenticherò mai. “Così, bravo. Stringilo bene,” ha detto, ansimando. La sua voce era carica di desiderio, e ogni parola mi spingeva più vicino al bordo.
Il ritmo è diventato frenetico. Sentivo il mio corpo contrarsi, il piacere che cresceva come una marea. “Sto per venire,” ho detto, con la voce spezzata. Alessia ha sorriso, un sorriso sporco e soddisfatto. “Vieni, dai, fammi vedere quanto ti piace. Io ci sono quasi.” Ha accelerato ancora, le sue spinte profonde e veloci, e io non ce l’ho fatta più. Sono esploso, un orgasmo che mi ha scosso tutto, lasciandomi senza fiato. Pochi secondi dopo, ho sentito Alessia irrigidirsi, un gemito profondo che le sfuggiva dalla gola. È uscita appena in tempo, il suo sperma caldo che mi schizzava sul ventre, un odore forte e acre che mi ha colpito i sensi.
Siamo rimasti lì per un momento, ansimando, il silenzio rotto solo dai nostri respiri. Mi sentivo svuotato, ma in un modo che non avevo mai provato prima. Alessia si è chinata su di me, il suo viso vicino al mio. “Allora, com’è stato provarlo?” ha chiesto, con un tono che era quasi una risata. Io ho sorriso, ancora senza fiato. “Cazzo, non me lo aspettavo.” Lei ha riso davvero stavolta, e si è alzata, porgendomi una mano per aiutarmi. “La prossima volta, avvisami prima di tornare a casa presto. Magari ci organizziamo meglio.”
Ci siamo rivestiti in fretta, con una strana complicità che non avrei mai immaginato. Non so cosa succederà dopo, ma in quel momento, mentre sistemavo il pigiama e lei si tirava su i pantaloni, sapevo che qualcosa era cambiato. E non ero sicuro di voler tornare indietro.
