Racconti Piccanti
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“Non ti basta ancora?”

“Non ti basta ancora?”

24 Marzo 2026·9 min di lettura

Mi chiamo Federico, ho 43 anni e, fino a qualche mese fa, pensavo di avere tutto sotto controllo. Vivo da solo in un appartamento al centro della città, un lavoro stabile come responsabile in un’azienda di logistica, una routine che mi dà sicurezza. Ma c’è qualcosa che mi brucia dentro da anni, un desiderio che non riesco a spegnere, che mi fa sudare le mani e battere il cuore più forte quando ci penso. Non lo dico a nessuno, ma so cosa voglio: essere preso, dominato, usato senza remore. E non da chiunque. Da ragazzi più giovani, sicuri di sé, che non abbiano paura di spingersi oltre. Non so come sia successo, ma una sera ho trovato Luca e Filippo, due tipi che mi hanno fatto capire subito che non c’era spazio per giochetti o mezze misure.

Li ho conosciuti su un’app di incontri, una di quelle che non usi per trovare l’amore della vita. Luca ha 29 anni, capelli corti scuri, occhi che ti trapassano, un ghigno che ti fa sentire piccolo anche senza che dica una parola. Filippo, 32 anni, è più alto, con un fisico scolpito da ore di palestra, biondo, con una voce profonda che ti ordina senza bisogno di alzare il tono. Abbiamo chattato per qualche giorno, frasi secche, dirette, niente smancerie. Mi hanno chiesto subito cosa cercavo, e io sono stato chiaro. “Voglio essere vostro. Fate di me quello che volete.” La loro risposta è stata un messaggio vocale di Luca: “Bene, vecchio, vediamo se reggi il ritmo. Domani sera da te. Preparati.” Ho passato tutto il giorno successivo con lo stomaco in gola, incapace di pensare ad altro.

Quando sono arrivati, la tensione era già alle stelle. Ero in casa, appena uscito dalla doccia, con addosso solo un paio di boxer e una maglietta aderente. Il campanello ha suonato alle nove in punto. Ho aperto la porta e li ho trovati lì, Luca con una giacca di pelle nera, Filippo con una felpa grigia che metteva in risalto le spalle larghe. Mi hanno guardato dall’alto in basso, come se stessero valutando una preda. “Allora, Federico,” ha detto Luca, entrando senza aspettare un invito, “sei pronto a fare quello che ti diciamo?” La sua voce era un misto di sfida e scherno. Ho annuito, sentendo il sangue pomparmi nelle tempie. “Sì, sono pronto.” Filippo ha chiuso la porta alle sue spalle e ha riso piano. “Vedremo. Spogliati, subito. Voglio vedere con cosa abbiamo a che fare.”

Non ho esitato. Mi sono tolto la maglietta e i boxer, rimanendo nudo davanti a loro nel salotto. L’aria era fresca sulla pelle, ma il mio corpo era già caldo di imbarazzo e voglia. Luca si è avvicinato, girandomi intorno come un predatore. “Non male per uno della tua età,” ha detto, dandomi una pacca sul culo che mi ha fatto sobbalzare. “Ma devi lavorare sulla disciplina. In ginocchio, ora.” Mi sono abbassato senza fiatare, il pavimento freddo sotto le ginocchia. Filippo si è messo davanti a me, slacciandosi i jeans con calma. “Guardami negli occhi, Federico. E non distogliere lo sguardo, chiaro?” Ho annuito, sentendo il cuore martellarmi nel petto mentre lui tirava fuori il suo membro, già duro, grosso, con vene che spiccavano sulla lunghezza. Era almeno di venti centimetri, forse di più, e la vista mi ha fatto deglutire a vuoto.

“Succhialo,” ha ordinato Filippo, la voce ferma. Ho aperto la bocca, sentendo il calore della sua carne contro la lingua. Il sapore era salato, intenso, con un odore muschiato che mi riempiva le narici. Ho iniziato a muovermi, lento all’inizio, ma lui mi ha afferrato i capelli, spingendomi più a fondo. “Più forte, non fare il timido,” ha ringhiato. Sentivo il suo membro pulsare contro il palato, il respiro affannoso sopra di me. Luca, dietro, rideva piano. “Guarda come ci mette l’impegno, il nostro Federico. Ma non è ancora niente. Aspetta che ti apriamo per bene.” Ho sentito le sue mani sulle mie spalle, poi sul mio culo, una carezza ruvida che mi ha fatto rabbrividire.

Filippo ha continuato a spingere, il ritmo sempre più veloce, finché non mi ha tirato via con uno strattone. “Basta, non voglio venire subito. Girati, a quattro zampe.” Mi sono posizionato, il cuore che mi esplodeva nel petto, il pavimento freddo contro le mani e le ginocchia. Luca si è messo dietro di me, e ho sentito il suono della cintura che si slacciava, poi dei jeans che cadevano a terra. “Hai mai preso due cazzi insieme, vecchio?” ha chiesto, la voce carica di scherno. Ho scosso la testa, incapace di parlare. “Bene, sarà una prima volta da ricordare. Ma prima ti prepariamo.” Ha sputato sulle dita, un suono umido e crudo, e ho sentito la pressione fredda e bagnata contro il mio buco. Ha iniziato a spingere, prima un dito, poi due, muovendosi con decisione. Il bruciore era intenso, ma mescolato a una voglia che mi faceva ansimare. “Rilassati, Federico, o sarà peggio,” ha detto, la voce bassa, quasi un sussurro.

Filippo si è seduto sul divano davanti a me, guardandomi con un sorriso crudele. “Ti piace, eh? Lo vedo da come ti tremano le gambe. Dimmi quanto lo vuoi.” Ho aperto la bocca, la voce roca. “Lo voglio. Voglio tutto. Fatemi vostro.” Luca ha riso dietro di me, aggiungendo un terzo dito. “Oh, lo faremo. Ma prima vediamo quanto reggi.” Ha continuato a muovere le dita, dentro e fuori, un ritmo che mi faceva impazzire. Il suono del mio stesso respiro era spezzato, mescolato al rumore umido delle sue dita che lavoravano dentro di me. L’odore del mio sudore, del loro calore, mi riempiva i sensi. Ogni tanto sentivo una goccia di sudore scivolarmi lungo la schiena, il corpo teso come una corda.

Dopo qualche minuto, Luca si è fermato, tirando via le dita con un movimento secco che mi ha fatto sobbalzare. “Ora ci siamo,” ha detto. Ho sentito il suono di un preservativo che veniva aperto, poi la pressione del suo membro contro di me. Era grosso, almeno quanto quello di Filippo, e quando ha iniziato a spingere ho sentito un dolore acuto che si mescolava a un piacere profondo. “Cazzo, sei stretto,” ha grugnito, afferrandomi i fianchi con forza. “Ma ci entriamo lo stesso.” Ha spinto piano all’inizio, centimetro dopo centimetro, fino a essere completamente dentro. Il mio corpo tremava, il respiro corto, il dolore che si trasformava in un calore che mi faceva gemere. “Muoviti, Luca, fagli sentire chi comanda,” ha detto Filippo dal divano, la voce carica di eccitazione.

Luca ha iniziato a muoversi, un ritmo lento ma profondo, ogni spinta che mi faceva sentire pieno, vulnerabile, alla loro mercé. Il suono dei nostri corpi che si scontravano riempiva la stanza, insieme ai miei gemiti che non riuscivo a controllare. “Ti piace, vero, Federico?” ha chiesto Luca, dandomi uno schiaffo sul culo che mi ha fatto stringere i denti. “Rispondi.” Ho ansimato, la voce spezzata. “Sì, mi piace. Non fermarti.” Ha riso, aumentando il ritmo. “Oh, non ci penso proprio. E non abbiamo ancora finito.”

Filippo si è alzato dal divano, avvicinandosi. “Tocca a me ora. Girati, voglio il tuo culo anch’io.” Luca si è tirato fuori, lasciandomi un senso di vuoto che mi ha fatto gemere di frustrazione. Mi sono girato, sdraiandomi sulla schiena sul tappeto, le gambe sollevate. Filippo si è posizionato tra le mie cosce, il suo membro duro che sfiorava la mia pelle. “Guardami, Federico. Voglio vedere la tua faccia mentre ti prendo,” ha detto, spingendo dentro con una sola mossa decisa. Ho urlato, il dolore e il piacere che si mescolavano in un’esplosione di sensazioni. Era più grosso di Luca, o almeno così sembrava in quel momento, e ogni spinta mi faceva sentire come se stessi per spezzarmi. “Cazzo, sei perfetto,” ha grugnito, muovendosi con forza. Il sudore gli colava dalla fronte, cadendo sulla mia pelle, caldo e salato.

Luca si è inginocchiato accanto a me, prendendomi il viso con una mano. “Apri la bocca, vecchio. Non pensare di riposarti.” Ho obbedito, sentendo il suo membro sfiorarmi le labbra. L’odore era forte, un misto di sudore e sesso, e il sapore salato mi ha fatto gemere mentre lo prendevo in bocca. Filippo continuava a spingere sotto, il ritmo sempre più veloce, ogni colpo che mi faceva tremare. “Guarda che squadra che siamo, Federico,” ha detto Luca, ridendo. “Uno ti scopa il culo, l’altro la bocca. E tu non puoi farci niente.” Ho provato a rispondere, ma la mia voce era soffocata, i suoni che uscivano erano solo gemiti e rantoli.

Il ritmo di Filippo è diventato brutale, le sue mani che mi stringevano le cosce con forza, lasciandomi segni rossi sulla pelle. “Sto per venire, cazzo,” ha ringhiato, i movimenti sempre più irregolari. “Dimmi che lo vuoi dentro.” Ho tolto la bocca da Luca per un attimo, ansimando. “Sì, lo voglio. Dammi tutto.” È bastato questo per farlo esplodere, un ultimo affondo profondo mentre si svuotava dentro di me, il calore del preservativo che si riempiva, il suo respiro affannoso sopra di me. Si è tirato fuori lentamente, lasciandomi tremante, il corpo sudato e dolorante.

Luca non ha perso tempo. “Tocca a me finirti,” ha detto, posizionandosi tra le mie gambe. Ero già aperto, sensibile, ogni tocco che mi faceva sobbalzare. Ha spinto dentro senza esitazione, il suo membro che mi riempiva di nuovo. “Cazzo, sei un disastro, Federico,” ha detto, ridendo. “Ma non ti basta ancora, vero?” Ho scosso la testa, incapace di parlare, il piacere che mi travolgeva a ogni spinta. “Rispondi, voglio sentirlo.” Ho aperto la bocca, la voce roca. “No, non mi basta. Continua. Fammi male.” Ha sorriso, un ghigno cattivo. “Oh, lo farò.”

Le sue spinte erano selvagge, il suono della pelle contro la pelle che riecheggiava nella stanza. Il mio corpo era un fascio di nervi, ogni movimento che mi portava più vicino al limite. Filippo, seduto accanto, mi guardava con un sorriso soddisfatto. “Guardalo, Luca. È completamente nostro. Non ne avrà mai abbastanza.” Luca ha annuito, senza smettere di muoversi. “Vero. Ma ora lo facciamo venire. Non voglio che si dimentichi di questa sera.” Ha infilato una mano tra di noi, afferrando il mio membro con forza, iniziando a muoverla in sincronia con le sue spinte. Il piacere era insostenibile, un’onda che mi travolgeva senza darmi scampo.

“Vieni, Federico. Ora,” ha ordinato Luca, la voce dura. Non ho potuto resistere. Ho urlato, il corpo che si tendeva, esplodendo in un orgasmo che mi ha lasciato tremante, il respiro spezzato. Luca ha continuato a spingere per qualche secondo, poi si è tirato fuori, togliendosi il preservativo e finendo sul mio stomaco, il calore del suo seme che si mescolava al mio sudore. Siamo rimasti così per un momento, il silenzio rotto solo dal nostro respiro affannoso.

Alla fine, Filippo si è alzato, raccogliendo i vestiti. “Non male, Federico. Sei stato all’altezza.” Luca ha riso, dandomi una pacca sulla coscia. “Per ora. Ma torneremo. E sarà ancora peggio.” Mi sono limitato a guardarli, il corpo stanco ma ancora carico di adrenalina, sapendo che avevano ragione. Non mi sarebbe bastato. Mai.

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