Il tuo culo mi fa impazzire
Mi sveglio ogni mattina alle 5:00 in punto. Il mondo è ancora avvolto nel silenzio, con solo il cinguettio degli uccelli a fare da colonna sonora. Indosso i miei leggings neri aderenti, la maglietta traspirante e le scarpe da corsa. Non c’è niente di meglio che correre nel parco deserto a quest’ora: l’aria è fresca, le gambe si muovono leggere e la mente si svuota. È il mio rituale, il mio momento. Ma quella mattina, qualcosa è cambiato.
Scendo di casa, il cielo è ancora scuro, appena screziato di viola all’orizzonte. Raggiungo il parco in pochi minuti, inizio il mio solito giro lungo il sentiero sterrato. Il respiro si fa ritmico, il cuore pompa, il sudore comincia a incollarmi la maglietta alla schiena. Non c’è mai nessuno a quest’ora, solo io e i miei pensieri. Ma mentre passo vicino alla zona degli attrezzi ginnici, lo vedo. Un uomo, alto, spalle larghe, capelli corti e scuri, che fa stretching con una concentrazione quasi feroce. Non l’ho mai notato prima, o forse sì, ma non ci ho mai fatto caso. Continuo a correre, ma sento i suoi occhi su di me. Non è solo uno sguardo casuale, è insistente, pesante. Accelero il passo, ma quando ripasso davanti a lui al giro successivo, si tira su e mi chiama.
“Ehi, tu!” La sua voce è profonda, un po’ roca, come se si fosse appena svegliato. Mi fermo, con il fiato corto, e mi volto. Ha un’espressione seria, quasi sfacciata. Mi avvicino di qualche passo, cauta, ma con una strana curiosità che mi pizzica lo stomaco.
“Che vuoi?” chiedo, incrociando le braccia. Il sudore mi cola lungo il collo, e mi accorgo che anche lui è lucido di sudore, con una maglietta grigia che gli aderisce al petto.
Si passa una mano sulla nuca, mi guarda dritto negli occhi e poi, senza giri di parole, dice: “Senti, non so come dirtelo, ma il tuo culo che ondeggia mentre corri mi fa impazzire. È da settimane che ti vedo e non riesco a pensare ad altro.”
Resto di ghiaccio per un istante. Non so se offendermi, ridere o semplicemente andarmene. Ma c’è qualcosa nel suo tono, nella sua schiettezza, che mi colpisce. Non è viscido, non è un complimento da due soldi. È diretto, crudo. E, non so perché, mi fa scattare qualcosa dentro. Il cuore mi batte più forte, non per la corsa, ma per un calore che mi sale dal basso. Lo guardo meglio: ha un viso spigoloso, una barba corta ben curata, e occhi scuri che non mollano i miei. Faccio un passo verso di lui, e senza pensarci troppo, con un sorrisetto provocatorio, rispondo: “Ah sì? E allora che aspetti a fare qualcosa?”
Le sue sopracciglia si alzano, sorpreso, ma non perde tempo. “Dici sul serio?” chiede, la voce un po’ più bassa, come se stesse testando il terreno.
“Ti sembro una che scherza?” ribatto, girandomi di spalle e indicando con un cenno del capo gli alberi poco lontani, dove il sentiero si perde tra i cespugli. “Seguimi, se hai il coraggio.” Non aspetto la sua risposta, inizio a camminare verso la macchia, il cuore che mi martella nel petto. Sento i suoi passi dietro di me, decisi, e un brivido mi corre lungo la schiena. Non so cosa sto facendo, ma non voglio fermarmi.
Raggiungiamo un punto nascosto, tra gli alberi fitti, dove la luce del sole che inizia a sorgere filtra appena tra i rami. Mi fermo, mi volto verso di lui. È a un metro da me, respira pesante, gli occhi che scivolano lungo il mio corpo. Senza dire una parola, porto le mani ai fianchi, afferro l’elastico dei leggings e li tiro giù con un movimento deciso, fino a metà coscia. La fresca brezza del mattino mi accarezza la pelle nuda, e sento i suoi occhi bruciare su di me mentre mi chino in avanti, appoggiando le mani sul tronco ruvido di un albero. “Allora?” dico, voltandomi appena a guardarlo. “Lo vuoi o no?”
Non risponde con le parole. Lo sento avvicinarsi, il rumore dei suoi passi sulla terra umida, e poi le sue mani, grandi e calde, si posano sui miei fianchi. La presa è ferma, quasi possessiva. “Cazzo, sei pazzesca,” mormora, la voce carica di desiderio. Sento il tessuto dei suoi pantaloncini sfregare contro di me mentre si posiziona alle mie spalle. Il suo respiro è caldo sul mio collo, e un odore di sudore fresco, misto a un vago profumo di sapone, mi riempie i polmoni. Mi mordo il labbro, il cuore che galoppa, mentre aspetto il suo prossimo movimento.
“Non perdiamo tempo,” dico, con un tono che è quasi un ordine. “Fallo, ora.” Lui non se lo fa ripetere. Sento il rumore della cerniera dei suoi pantaloncini che si abbassa, poi la pressione del suo corpo contro il mio. È duro, lo percepisco chiaramente attraverso il tessuto sottile della sua biancheria, e quando finalmente si libera, il contatto della sua pelle contro la mia mi fa sfuggire un gemito basso. È grosso, più di quanto mi aspettassi, e quando inizia a spingere, lento ma deciso, sento ogni centimetro che mi riempie. È una sensazione intensa, quasi al limite del dolore, ma incredibilmente piacevole. Stringo il tronco dell’albero, le unghie che grattano la corteccia, mentre il suo ritmo aumenta.
“Così ti piace, eh?” grugnisce, la voce spezzata dall’affanno. Le sue mani scivolano dai fianchi al mio sedere, stringendo con forza, e ogni spinta è accompagnata dal suono della nostra pelle che sbatte, un rumore umido e ritmico che si mischia al fruscio delle foglie sopra di noi. Il sudore mi cola lungo la schiena, e sento anche il suo, che gli incolla la maglietta al torso mentre si muove contro di me.
“Più forte,” gli dico, voltandomi appena per guardarlo negli occhi. Ha la mascella tesa, i muscoli del collo tesi per lo sforzo, e c’è una fame nei suoi occhi che mi fa impazzire. “Non trattarmi come una fragile, dammi tutto.”
“Vuoi tutto? Allora tieniti forte,” risponde con un sorriso sghembo, e aumenta il ritmo. Ogni spinta è più profonda, più decisa, e il mio corpo si tende come una corda, ogni muscolo che trema sotto l’impatto. Sento il calore del sole nascente che inizia a scaldarci, ma è nulla rispetto al fuoco che mi brucia dentro. Il suo respiro è sempre più corto, e ogni tanto emette un grugnito basso, quasi animalesco, che mi fa rabbrividire. L’odore della terra umida sotto di noi, misto al nostro sudore, mi inebria. Le sue mani stringono così forte che sono sicura mi lasceranno dei segni, ma non mi importa. Voglio solo di più.
“Dimmi quanto ti piace,” mormora, chinandosi per parlare vicino al mio orecchio. La sua voce è un ringhio basso, e il suo fiato caldo mi fa venire la pelle d’oca. “Voglio sentirlo.”
“Mi piace da morire,” ansimo, con la voce spezzata. “Non fermarti, ti prego, continua così. Mi stai spaccando in due e lo adoro.” Le parole mi escono di bocca senza filtro, crude, e sento che lo eccitano ancora di più. Le sue spinte diventano quasi brutali, e io mi spingo indietro contro di lui, seguendo il suo ritmo, desiderando ogni movimento.
Siamo un groviglio di carne e sudore, persi nel mezzo del parco, con il sole che ormai tinge il cielo di arancione. Ogni tanto sento un uccello cantare, un ramo che scricchiola, ma è come se il mondo intorno a noi non esistesse. C’è solo il suono dei nostri corpi che si scontrano, il calore della sua pelle contro la mia, il sapore salato del sudore che mi cola sulle labbra. Mi mordo il labbro così forte che quasi mi faccio male, ma non riesco a trattenere i gemiti che mi sfuggono. Lui mi afferra per i capelli, tirando appena, e il mix di dolore e piacere mi fa quasi urlare.
“Sei stretta da paura,” dice, la voce roca, mentre rallenta un attimo per riprendere fiato. “Non so quanto resisto ancora se vai avanti così.”
“E chi ti ha detto di resistere?” ribatto, con un sorrisetto provocatorio. “Voglio sentirti perdere il controllo. Dai, fammi vedere quanto ci stai dentro.” Le mie parole lo colpiscono come un colpo, e lo sento irrigidirsi per un istante prima di tornare a spingere con una forza che mi fa tremare le gambe. Mi appoggio con tutto il peso al tronco, le braccia che quasi cedono, mentre lui mi tiene ferma con una mano sul fianco e l’altra che scivola avanti, sotto di me, trovando il punto esatto dove ogni tocco mi fa vedere le stelle.
“Così, cazzo, così,” gemo, chiudendo gli occhi mentre le sue dita si muovono rapide, in sintonia con le sue spinte. Il piacere è quasi insostenibile, una marea che sale e mi travolge. Sento il mio corpo che si tende, i muscoli che si contraggono, e so che sono vicina. Anche lui lo capisce, perché aumenta il ritmo, le sue spinte che si fanno più irregolari, il respiro che si spezza.
“Vieni con me,” grugnisce, e la sua voce è un comando che non posso ignorare. Mi lascio andare, il piacere che esplode dentro di me come un’onda, facendomi tremare dalla testa ai piedi. Urlo, un suono strozzato che si perde tra gli alberi, mentre sento lui che si tende, il suo corpo che si blocca contro il mio. Lo sento pulsare dentro di me, un calore che mi riempie, e per un momento siamo immobili, ansimanti, con solo il suono del nostro respiro a riempire l’aria.
Restiamo così per qualche secondo, con il suo petto che preme contro la mia schiena, le sue mani che ancora mi tengono i fianchi. Poi, lentamente, si ritira, e io sento un vuoto che mi fa quasi male. Mi tiro su i leggings con mani tremanti, mentre lui si sistema i pantaloncini. Ci guardiamo, senza dire niente per un momento. Il sole è ormai alto, la luce dorata che filtra tra i rami e ci illumina il viso. Siamo un disastro, sudati, con i capelli incollati alla fronte, ma c’è una strana complicità nei nostri occhi.
“Beh, questa è stata… una corsa interessante,” dico alla fine, con un sorriso ironico, cercando di riprendere fiato.
Lui scoppia a ridere, una risata profonda e genuina. “Direi di sì. Non pensavo che il parco offrisse allenamenti del genere.”
“Magari ci rivediamo domani,” aggiungo, con un tono che lascia aperta la porta a qualsiasi possibilità. Non aspetto la sua risposta, mi volto e inizio a camminare verso il sentiero, sentendo ancora il calore del suo sguardo su di me. Le gambe mi tremano un po’, ma non per la corsa. Mentre mi allontano, so che questa mattina non la dimenticherò facilmente. E qualcosa mi dice che nemmeno lui.
