Racconti Piccanti
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La zia si prende cura di me

La zia si prende cura di me

24 Marzo 2026·8 min di lettura

Sono Mattia, ho 21 anni e da due settimane la mia vita è un casino. Un incidente in moto mi ha lasciato con una gamba ingessata e un sacco di lividi. Non posso muovermi molto, quindi sono finito a casa di zia Claudia, che si è offerta di badare a me. Lei ha 38 anni, è divorziata e fa l’infermiera, quindi sa come prendersi cura di qualcuno. Vive da sola in un appartamento piccolo ma accogliente, e io passo le giornate sul divano o nel letto della stanza degli ospiti, con la gamba sollevata su un cuscino. Claudia è sempre stata gentile, ma c’è qualcosa nel suo modo di guardarmi ultimamente che mi fa sentire… strano. Non so spiegarlo, ma lo sento.

È sera, sono le dieci passate. Claudia è tornata dal turno in ospedale e sta preparando la cena in cucina. Io sono nella mia stanza, sdraiato sul letto, con la gamba che mi fa male e un senso di frustrazione che mi consuma. Non faccio niente da giorni, non esco, non vedo i miei amici. E, diciamocelo, non tocco una ragazza da prima dell’incidente. Quel pensiero mi si pianta in testa e non se ne va. Il desiderio cresce, e alla fine cedo. Con la porta socchiusa, pensando che Claudia sia ancora in cucina, inizio a toccarmi. La mano scivola sotto i pantaloni della tuta, e chiudo gli occhi, cercando di concentrarmi solo su quello.

Non sento i passi. Non mi accorgo di niente finché non apro gli occhi e la vedo lì, sulla soglia. Claudia mi sta fissando, con una mano appoggiata allo stipite della porta e un’espressione che non riesco a decifrare. Mi blocco, il cuore mi schizza in gola, e balbetto qualcosa di incoerente.

“Non fermarti ora,” dice lei, con una voce calma ma ferma, che mi spiazza completamente.

“Cosa? Zia, io…” Non so nemmeno cosa dire, mi sento un idiota. Ho la faccia in fiamme, ma lei non sembra sconvolta. Anzi, fa un passo dentro la stanza e chiude la porta dietro di sé.

“Mattia, rilassati. Non è niente di strano. Sei giovane, è normale,” dice, avvicinandosi al letto. Indossa una maglietta aderente e un paio di leggings, i capelli castani legati in una coda disordinata. “Vuoi che ti lasci solo, o vuoi un aiuto?”

La guardo, incredulo. “Un aiuto? Ma che dici?”

Lei sorride, un sorriso piccolo ma diretto. “Dico che se vuoi, posso darti una mano. Letteralmente.” Si siede sul bordo del letto, vicino a me, e io non so se sto sognando o se sono finito in qualche reality assurdo. “Non guardarmi così, non sto scherzando. Dimmi di sì o di no, decidi tu.”

Non so cosa mi prende, ma la voglia è più forte della vergogna. “Va bene,” mormoro, quasi senza voce. Lei annuisce, come se fosse la cosa più normale del mondo, e allunga una mano verso di me. Le sue dita sfiorano la mia pancia, poi scivolano sotto l’elastico della tuta, trovandomi già duro. Il suo tocco è fermo, deciso, e io inspiro forte, sentendo il calore della sua pelle contro la mia.

“Rilassati,” mi dice piano, mentre inizia a muovere la mano su e giù, lentamente ma con un ritmo che mi fa stringere i denti. “Da quanto tempo non lo fai con qualcuno?”

“Da un po’,” riesco a dire, con la voce spezzata. “Prima dell’incidente.”

“Poverino,” risponde lei, con un tono che non è di pietà, ma quasi di sfida. “Allora ci penso io a rimetterti in carreggiata.”

La guardo, i suoi occhi sono concentrati su di me, e vedo un lampo di qualcosa, forse desiderio, che mi fa impazzire. La sua mano accelera, e io sento il respiro che mi si accorcia. Poi, senza preavviso, si china su di me. La sua bocca è calda, umida, e mi avvolge completamente. Gemo senza riuscire a trattenermi, le mani che si aggrappano alle lenzuola. Il suono che fa, un leggero succhiare mescolato al suo respiro, mi manda fuori di testa. Sento l’odore del suo shampoo, un profumo fruttato, e il calore del suo fiato sulla mia pelle.

“Ti piace così?” mi chiede, alzando lo sguardo per un momento, la voce rauca. Ha le labbra lucide, e io non riesco a fare altro che annuire.

“Sì… cazzo, sì,” rispondo, e lei sorride prima di riprendere, più intensa di prima. La sua lingua si muove in un modo che mi fa tremare, e io devo fare uno sforzo per non perdere il controllo subito. Le sue mani non stanno ferme, una mi stringe alla base, l’altra mi accarezza più in basso, e ogni sensazione è amplificata. Sento il mio corpo che si tende, i muscoli della pancia che si contraggono, e il suono dei miei gemiti che si mescolano ai suoi.

“Non venire ancora,” mi dice all’improvviso, sollevandosi. Si passa una mano sulle labbra, guardandomi con un’intensità che mi brucia. “Voglio sentirti dentro di me.”

Quelle parole mi colpiscono come un pugno. “Sei sicura?” chiedo, con la voce che trema, ma lei non risponde. Si alza, si sfila i leggings con un movimento rapido, mostrando un paio di mutandine nere che toglie altrettanto in fretta. Il suo corpo è tonico, reale, con qualche segno del tempo ma incredibilmente attraente. Vedo il suo ventre piatto, le cosce piene, e il piccolo triangolo di peli scuri tra le gambe. Si toglie anche la maglietta, restando solo con un reggiseno che si sgancia in un attimo. I suoi seni sono pieni, con capezzoli già turgidi, e io non riesco a staccare gli occhi.

“Attento a non sbavare,” mi dice con una risata leggera, mentre si posiziona sopra di me, a cavalcioni. “Con quella gamba non puoi fare molto, quindi ci penso io.”

Si china per baciarmi, e il suo sapore è un misto di menta e qualcosa di più forte, più suo. La sua lingua spinge nella mia bocca, e io ricambio con una fame che non sapevo di avere. Le sue mani sono sul mio petto, le unghie che mi graffiano appena, e sento il calore del suo corpo che si strofina contro il mio. Sono ancora duro, pulsante, e quando si solleva appena per posizionarsi, sento la sua umidità che mi sfiora.

“Dimmi se ti faccio male alla gamba,” dice, guardandomi negli occhi, e io scuoto la testa.

“Sto bene. Vai avanti.”

Lei annuisce e si abbassa lentamente su di me, accogliendomi dentro di sé. È stretta, calda, e il modo in cui si contrae intorno a me mi fa quasi gridare. Geme piano mentre scende fino in fondo, e io sento ogni centimetro di lei che mi stringe. “Cazzo, sei grosso,” mormora, con un sorriso che è quasi un ghigno. “Mi piace.”

Inizia a muoversi, un ritmo lento ma deciso, sollevandosi e scendendo con un controllo che mi lascia senza fiato. Le sue mani sono appoggiate sul mio petto per bilanciarsi, e i suoi seni si muovono a ogni spinta, ipnotizzandomi. La vedo sudare leggermente, una goccia che le scivola lungo il collo, e il suono dei nostri corpi che si incontrano riempie la stanza: un rumore umido, ritmico, che si mescola ai nostri respiri pesanti.

“Ti piace guardarmi, eh?” mi chiede, accelerando il ritmo. La sua voce è spezzata dal piacere, ma ha ancora quel tono di sfida. “Dimmi cosa vuoi.”

“Voglio che vai più forte,” rispondo senza pensarci, e lei ride, una risata bassa e sporca.

“Così?” dice, muovendosi con più vigore. Ogni spinta mi fa affondare più in profondità, e sento i suoi muscoli che si stringono intorno a me, quasi a spremermi. Il calore è insostenibile, il suo odore – un mix di sudore e pelle – mi inonda i sensi. Le afferro i fianchi con le mani, cercando di accompagnare i suoi movimenti, ma con la gamba ingessata non posso fare molto. Lei lo nota e mi spinge le mani via.

“No, no, faccio io. Tu goditi lo spettacolo,” dice, e si piega in avanti, i seni che quasi mi sfiorano il viso. Ne approfitto per prenderne uno in bocca, succhiando forte, e lei geme più rumorosamente, un suono che mi vibra dentro. “Sì, così… mordi un po’.”

Obbedisco, stringendo appena con i denti, e lei si inarca, aumentando il ritmo. Sento il suo respiro che diventa irregolare, i suoi gemiti che si fanno più acuti. “Sto per venire, Mattia,” dice, guardandomi con gli occhi socchiusi. “E tu?”

“Anch’io… quasi,” riesco a dire, con la voce strozzata. Il piacere mi sta montando dentro come un’onda, e non riesco più a trattenermi. Lei si muove ancora più veloce, i suoi fianchi che sbattono contro i miei con forza, e il suono dei nostri corpi è quasi osceno, ma così eccitante.

“Allora vieni con me,” mi ordina, e quelle parole sono la spinta finale. Sento il suo corpo che si contrae, i suoi muscoli che mi stringono in una morsa, e lei grida, un suono lungo e profondo che mi fa esplodere. Vengo dentro di lei con una forza che mi lascia stordito, ogni spasmo che mi scuote mentre lei continua a muoversi, prolungando il piacere per entrambi. Il calore, l’umidità, il suo peso sopra di me – tutto si mescola in una sensazione che non riesco a descrivere.

Alla fine rallenta, si ferma, restando sopra di me con il fiato corto. Mi guarda, i capelli scompigliati che le cadono sul viso, e sorride. “Beh, direi che ti sei ripreso bene,” dice, con un tono ironico. Sento il suo corpo ancora caldo contro il mio, il suo sudore che si mescola al mio, e il profumo di sesso che riempie la stanza.

Scende con cautela, stando attenta alla mia gamba, e si sdraia accanto a me. Nessuno dei due dice niente per un po’, il silenzio interrotto solo dai nostri respiri che piano piano tornano normali. Mi accorgo che sto ancora tremando leggermente, il cuore che batte forte, e lei se ne accorge.

“Stai bene?” mi chiede, voltandosi verso di me.

“Sì… più che bene,” rispondo, e lei ride piano.

“Bene. Allora domani ti cambio la medicazione… e magari ripetiamo,” dice, con un occhiolino. Non so se stia scherzando o no, ma in questo momento non mi importa. Mi sento vivo, per la prima volta da settimane, e questo basta.

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