Racconti Piccanti
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Giacomino mi rimette in riga

Giacomino mi rimette in riga

24 Marzo 2026·8 min di lettura

Sono Vanessa, ho 27 anni e, diciamocelo, mi piace un po’ stuzzicare. Non c’è niente di male, no? È solo un gioco, un modo per passare il tempo in questa casa dove non succede mai niente. Mio fratello Giacomo, o meglio, Giacomino, come lo chiamo io per farlo arrabbiare, ha 20 anni ed è il bersaglio perfetto. Sempre con quella faccia seria, concentrato sui suoi videogiochi, seduto sul divano con la PlayStation in mano. Lo prendo in giro da anni, gli faccio battute, gli tiro i cuscini, gli rubo il controller. Lui sbuffa, mi lancia qualche insulto, ma non reagisce mai davvero. Fino a stasera.

È venerdì, sono le nove passate. I nostri genitori sono fuori per il weekend, casa è tutta per noi. Io sono annoiata, come al solito. Indosso una maglietta leggera, un po’ corta, che lascia scoperta la pancia, e dei leggings aderenti. Niente di particolare, ma so che a Giacomino ogni tanto scappa l’occhio. Lo vedo, anche se fa finta di niente. Mi avvicino al divano, lui sta giocando a non so quale sparatutto, cuffie in testa, completamente immerso. Mi siedo accanto a lui, troppo vicina, apposta. Sento il calore del suo corpo, l’odore del suo deodorante mischiato a un leggero sentore di sudore. Lo guardo con un sorrisetto.

“Giacomino, ma non ti stufi mai di questi giochi da bambini?” dico, tirandogli un colpetto sulla spalla.

Lui non risponde subito, si limita a un grugnito. Toglie una cuffia dall’orecchio e mi guarda di sbieco. “Vanessa, piantala. Sto giocando.”

“Oh, scusa, non volevo disturbare il campione del mondo,” rido, sarcastica. Mi avvicino ancora, gli sfioro il braccio con la mano. “Dai, molla un attimo, parliamo. O hai paura che ti batta anche in questo?”

Sbuffa, ma vedo che stringe il controller un po’ più forte. “Non sono dell’umore, okay? Lasciami in pace.”

Ma non lo faccio. Non so perché, ma stasera voglio spingerlo al limite. Mi alzo, mi metto davanti allo schermo, bloccandogli la visuale. “Ops, scusa, sono caduta,” dico con un tono falso, ridacchiando. Mi piego un po’ in avanti, so che i leggings tirano sul sedere, e so che lui lo nota. Lo vedo dallo specchio del mobile di fronte: i suoi occhi si spostano per un secondo, poi tornano sullo schermo, ma la mascella è tesa.

“Vanessa, spostati. Subito,” dice, la voce più dura del solito.

“E se non lo faccio, Giacomino? Che fai? Mi cacci?” Lo provoco ancora, girandomi verso di lui con un sorriso sfacciato.

Non so cosa mi aspettassi, ma di certo non quello che succede dopo. Giacomo posa il controller sul tavolino, si alza di scatto e mi guarda con un’espressione che non gli ho mai visto. È incazzato, ma c’è anche qualcos’altro, qualcosa di pericoloso. Il cuore mi batte più forte, ma non per paura. È eccitazione, pura e semplice. Faccio un passo indietro, ma lui è già vicino, troppo vicino.

“Ne ho abbastanza delle tue stronzate, Vanessa,” dice, la voce bassa, quasi un ringhio. “Vuoi giocare? Bene, giochiamo.”

Non ho il tempo di rispondere. Mi afferra per un braccio, mi tira verso il divano e mi spinge giù, a pancia in sotto. Il tessuto ruvido del cuscino mi sfrega contro la guancia, il suo peso mi schiaccia per un istante. “Ma che cazzo fai?!” esclamo, cercando di girarmi, ma lui mi tiene ferma con una mano sulla schiena.

“Ti rimetto in riga, sorellina,” dice, e prima che possa rendermene conto, sento una sculacciata secca sul sedere. Brucia, un calore improvviso che si diffonde sulla pelle attraverso i leggings. Sobbalzo, ma lui non si ferma. Un altro colpo, poi un altro. Ogni schiaffo è più forte, più deciso. Il suono rimbomba nella stanza, mescolato al mio respiro che si fa più corto. Non so se sono più scioccata o eccitata, ma il calore che sento non è solo dolore.

“Giacomo, smettila!” protesto, ma la voce mi esce incerta, quasi un gemito.

“Smettila tu di fare la stronza,” risponde, dandomi un altro colpo. “Ti piace provocare, eh? Bene, adesso vediamo quanto ti piace questo.”

Sento le sue mani che mi afferrano i leggings e li tirano giù di colpo, insieme agli slip. L’aria fresca mi colpisce la pelle nuda, ma non faccio in tempo a reagire che un’altra sculacciata arriva, direttamente sulla carne. Brucio, e un formicolio strano mi corre lungo la schiena. “Cazzo, Giacomo!” urlo, ma lui non si ferma. Le sue mani sono dure, ruvide, e ogni colpo sembra accendere qualcosa dentro di me.

“Zitta,” dice, e mi colpisce ancora. “Hai voluto questo per anni, no? Sempre a stuzzicare. Adesso prendi quello che meriti.”

Non so quanto tempo passa, ma a un certo punto smette. Sono ansimante, la pelle del sedere in fiamme, e sento il suo respiro pesante sopra di me. Mi aspetto che si tiri indietro, che finisca qui, ma non lo fa. Lo sento spostarsi, il suono della cintura che si slaccia, il fruscio dei pantaloni che scendono. Il cuore mi martella nel petto. Non posso crederci, ma lo voglio. Lo voglio da morire.

“Giacomino, che stai facendo?” chiedo, la voce tremante, mentre cerco di girarmi a guardarlo.

“Non chiamarmi così,” risponde secco, e mi spinge di nuovo giù. Sento le sue mani che mi allargano le natiche, il suo respiro caldo vicino alla mia pelle. Sono esposta, vulnerabile, e il pensiero mi fa impazzire. Poi lo sento, qualcosa di umido e caldo, la sua lingua che scivola tra le mie pieghe, sfiorando punti che mi fanno sobbalzare. È un misto di shock e piacere, il suo fiato che mi scalda, il suono dei suoi movimenti che mi riempie le orecchie.

“Oddio…” gemo, stringendo il cuscino sotto di me. La sua lingua è insistente, si muove con decisione, esplorando ogni parte di me. Sento l’odore del suo sudore, il sapore salato che immagino sulla sua bocca. Le sue mani mi tengono ferma, le dita che affondano nella carne del mio sedere ancora arrossato.

“Ti piace, eh?” dice, la voce roca, interrompendosi solo un attimo. “Sempre a fare la dura, ma guardati adesso.”

Non rispondo, non ci riesco. Mi mordo il labbro, cercando di non urlare mentre lui continua, succhiando e leccando come se volesse divorarmi. Il piacere monta dentro di me, un’onda che non riesco a controllare, ma prima che possa raggiungere il picco, si ferma. Lo sento alzarsi, il suono del suo respiro che si fa più pesante. Poi, la pressione del suo corpo sopra di me, il calore del suo membro che sfrega contro la mia pelle.

“Adesso vediamo se fai ancora la spiritosa,” dice, e senza preavviso lo sento spingere contro di me, non dove mi aspettavo, ma più indietro. La pressione è intensa, quasi dolorosa, mentre mi penetra nel culo, lentamente ma senza esitazione. È grosso, più di quanto immaginassi, e sento ogni centimetro che mi apre, mi riempie. Stringo i denti, un gemito acuto mi sfugge dalla gola.

“Cazzo, Giacomo, piano!” urlo, ma lui non si ferma. Le sue mani mi tengono i fianchi, le unghie che graffiano leggermente la pelle. Il bruciore è forte, ma c’è anche un piacere strano, profondo, che mi fa tremare.

“Piano un cazzo,” risponde, la voce tesa. “Lo hai voluto tu. Ora prendilo tutto.”

Spinge ancora, più a fondo, e io non posso fare altro che stringere il cuscino, il respiro che si spezza a ogni movimento. Il suono della sua pelle contro la mia, i suoi grugniti bassi, il mio odore che si mischia al suo, tutto mi travolge. È ruvido, deciso, e ogni spinta sembra colpire un punto dentro di me che non sapevo esistesse. Il dolore si mescola al piacere, mi fa urlare, ma non voglio che smetta.

“Ti piace, vero?” dice, rallentando un attimo per guardarmi in faccia. Mi tira i capelli, costringendomi a girare la testa verso di lui. I suoi occhi sono pieni di fuoco, il sudore gli cola sulla fronte. “Rispondi, Vanessa. Ti piace averlo nel culo?”

“Sì, cazzo, sì!” esclamo, la voce spezzata. Non riesco a mentire, non in questo momento. Ogni spinta mi manda fuori di testa, il suo membro che mi riempie completamente, il ritmo che accelera. Sento il suo fiato caldo sul collo, i suoi gemiti che si fanno più intensi.

“Brava, così mi piaci,” dice, e mi colpisce di nuovo il sedere con una mano, mentre con l’altra mi tiene ferma. Il bruciore si aggiunge a tutto il resto, un mix che mi fa impazzire. Sento il sudore scivolarmi lungo la schiena, l’odore acre del nostro desiderio che riempie l’aria. Il divano scricchiola sotto di noi, i suoi movimenti sono sempre più veloci, più profondi.

Non so quanto tempo passi, ma a un certo punto sento che sto per perdere il controllo. Il piacere è troppo, un calore che mi esplode dentro, mi fa tremare tutta. “Sto per venire, Giacomo, non fermarti!” urlo, e lui accelera ancora, spingendo con una forza che mi fa quasi male.

“Vieni, dai, fammi sentire,” dice, la voce rauca, e un attimo dopo sono travolta da un orgasmo che mi scuote fino al midollo. Urlo, il corpo che si tende, le mani che afferrano il tessuto del divano. Lui non si ferma, continua a spingere, prolungando il mio piacere fino a quando non sono un mucchio tremante sotto di lui.

Ma non è finita. Lo sento rallentare, uscire da me con un movimento lento che mi fa sussultare. Sono ancora ansimante, il sedere che pulsa, quando mi tira su per i capelli, costringendomi a girarmi e a inginocchiarmi davanti a lui. Il suo membro è lì, lucido, duro, a pochi centimetri dalla mia faccia. L’odore è forte, un mix di sudore e sesso che mi riempie le narici.

“Apri la bocca,” ordina, la voce dura. Non aspetto, non ci penso nemmeno. La apro, e lui spinge dentro, riempiendomi la bocca con il suo sapore salato, intenso. Lo sento pulsare sulla lingua, le sue mani che mi tengono la testa ferma.

“Succhia, Vanessa. Fino alla fine,” dice, e io obbedisco. Muovo la lingua, lo avvolgo, sento ogni vena, ogni dettaglio. Il suono dei suoi gemiti mi fa capire che è vicino, il suo respiro che si spezza. Poi, con un grugnito profondo, lo sento venire, un fiotto caldo che mi riempie la bocca. Non ho scelta, ingoio, il sapore forte che mi invade i sensi mentre lui spinge ancora, assicurandosi che non ne perda nemmeno una goccia.

“Brava,” dice alla fine, tirandosi indietro. Mi guarda, il petto che si alza e si abbassa velocemente, un sorrisetto soddisfatto sul volto. Io sono un disastro, il respiro corto, la bocca ancora piena del suo sapore, il corpo che trema per tutto quello che è appena successo.

“Non provocarmi più, chiaro?” dice, rimettendosi i pantaloni. Io annuisco, senza parole, ancora inginocchiata sul pavimento. Ma dentro di me, so che non smetterò. Non dopo questo.

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