Racconti Piccanti
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Inculato nell’ascensore panoramico

Inculato nell’ascensore panoramico

12 Marzo 2026·6 min di lettura

Alessandro, trentotto anni, era in vacanza in una città che non aveva mai visto prima, un posto pieno di torri di vetro e strade che si accendevano di luci al calare del sole. Dopo una giornata a camminare tra musei e piazze, aveva deciso di salire sulla torre panoramica più famosa del posto per godersi il tramonto. Con la camicia un po’ stropicciata e i jeans comodi, entrò nell’ascensore di vetro che prometteva una vista da togliere il fiato. Non era solo. Con lui c’era un ragazzo del posto, un tipo sui ventisette anni, con una maglietta aderente che gli segnava i muscoli del petto e un ghigno da stronzo stampato in faccia. Si presentò come Tiago, guida turistica, anche se sembrava più uno che ti avrebbe fregato il portafoglio piuttosto che raccontarti la storia della città.

L’ascensore iniziò a salire lentamente, il panorama che si apriva sotto di loro come un quadro vivente. Alessandro guardava fuori, con le mani nelle tasche, incantato dai colori del cielo che viravano dal rosso all’arancione. Tiago, invece, non stava zitto un secondo. “Guarda che bel panorama… e che bel culo,” disse all’improvviso, con una voce bassa e un tono che non lasciava spazio a dubbi. Alessandro si girò di scatto, un po’ imbarazzato, un po’ incazzato. “Che cazzo hai detto?” rispose, ma il sorriso di Tiago era così sfacciato che sembrava impossibile prenderlo sul serio. “Dai, non fare il santarellino, italiano. Ti ho visto guardarmi allo specchio dell’ascensore. Non sono mica cieco.” Alessandro arrossì, perché, beh, era vero. Quel ragazzo aveva un fisico che non passava inosservato: spalle larghe, braccia definite, e un culo sodo che i pantaloni stretti mettevano in bella mostra. Però non era il tipo da lasciarsi provocare così. “Sei sempre così stronzo con i turisti o sono solo fortunato?” ribatté, incrociando le braccia. Tiago rise, una risata profonda e un po’ roca. “Solo con quelli che mi piacciono.”

La conversazione avrebbe potuto andare avanti così, tra battute e frecciatine, ma l’ascensore decise di fare i capricci. Con un rumore secco, si fermò a metà strada, proprio mentre il sole stava sparendo all’orizzonte e le luci della città iniziavano ad accendersi come un mare di stelle artificiali. Alessandro guardò fuori, un po’ preoccupato, ma Tiago sembrava divertito. “Ora sì che siamo soli,” disse, avvicinandosi di un passo. Alessandro sentì un brivido, non di paura, ma di qualcosa che non voleva ammettere. Il cuore gli batteva più forte, e non era per il guasto. “Rilassati, non mordo… a meno che tu non lo chieda,” continuò Tiago, con quel sorrisetto che lo faceva sembrare ancora più stronzo. Alessandro lo fissò, combattuto. Era in vacanza, lontano da tutto e tutti, e quel ragazzo aveva un modo di guardarlo che gli faceva venir voglia di mandare al diavolo qualsiasi pensiero razionale. Ma non era sicuro. “E se arriva qualcuno?” chiese, con la voce un po’ incerta. Tiago scrollò le spalle. “Allora faremo in fretta.”

Si avvicinò ancora, e Alessandro non si mosse. Sentì il respiro di Tiago vicino al collo, e poi una mano che gli sfiorava il fianco. “Dimmi di no e mi fermo,” sussurrò Tiago, ma Alessandro non disse nulla. La tensione tra loro era elettrica, e quando Tiago gli prese il viso con entrambe le mani e lo baciò, Alessandro non oppose resistenza. Le loro labbra si scontrarono con forza, un bacio affamato, con la lingua di Tiago che cercava la sua senza troppi complimenti. Alessandro si ritrovò con le spalle contro il vetro freddo dell’ascensore, il panorama della città che gli faceva da sfondo mentre le mani di Tiago gli stringevano i fianchi con una forza che lo fece quasi gemere.

Non si fermarono lì. Tiago iniziò a baciarlo sul collo, mordicchiando la pelle appena sotto l’orecchio, mentre con le mani gli sollevava la camicia per toccargli il petto. Alessandro aveva un fisico normale, non scolpito come quello di Tiago, ma il calore delle sue mani gli fece dimenticare qualsiasi insicurezza. “Cazzo, sei caldo,” mormorò Tiago, scendendo con la bocca fino al colletto della camicia, mentre con le dita gli slacciava il primo bottone. Alessandro gli mise una mano tra i capelli, stringendo un po’, e sentì il respiro di Tiago accelerare. Si baciarono ancora, più lentamente stavolta, assaporandosi, con le mani che esploravano i corpi sopra i vestiti. Tiago gli premette il bacino contro, e Alessandro sentì chiaramente la sua erezione attraverso i pantaloni. “Porca troia,” sfuggì dalla bocca di Alessandro, che si rese conto di essere già duro come il marmo. Tiago rise piano. “Ti piace, eh? Aspetta di vedere il resto.”

Il ritmo si fece più lento, ma non meno intenso. Tiago gli slacciò la cintura con una calma quasi provocatoria, guardandolo negli occhi mentre lo faceva. Alessandro aveva il fiato corto, il vetro freddo contro la schiena e il calore di Tiago che lo avvolgeva davanti. Quando i pantaloni gli scivolarono lungo le cosce, sentì l’aria fresca sulle gambe, ma non ebbe il tempo di pensarci. Tiago si inginocchiò davanti a lui, senza smettere di guardarlo, e gli abbassò i boxer quel tanto che bastava. La sua bocca era vicina, troppo vicina, e Alessandro si morse il labbro quando sentì il primo tocco della lingua. “Cazzo, sì,” mormorò, mentre Tiago lo prendeva in bocca con una lentezza che lo fece impazzire. Ogni movimento era deliberato, ogni succhiata sembrava calcolata per farlo perdere la testa. Alessandro si appoggiò al vetro con una mano, l’altra ancora nei capelli di Tiago, e lasciò che il piacere lo travolgesse.

Ma Tiago non aveva intenzione di lasciarlo venire così. Si rialzò, con un sorriso da bastardo, e lo fece girare di forza verso il vetro. “Guarda la città,” gli disse, con la voce roca, mentre gli tirava giù i pantaloni fino alle caviglie. Alessandro si ritrovò con il petto premuto contro il vetro freddo, le mani aperte sulla superficie trasparente, e sotto di lui la città che brillava come se stesse guardando loro. Sentì Tiago dietro di sé, il rumore di una cintura che si slacciava e di un preservativo che veniva aperto. “Rilassati, italiano,” gli sussurrò all’orecchio, mentre gli spalmava del lubrificante freddo tra le natiche. Alessandro trattenne il fiato, sentendo la pressione iniziale, e poi il bruciore che si trasformò in un piacere strano, intenso, quando Tiago iniziò a spingere. “Cazzo, sei stretto,” grugnì Tiago, con le mani sui suoi fianchi, mentre lo penetrava piano, ma con decisione. Alessandro gemette, il vetro che si appannava sotto il suo respiro. “Cazzo, se ci vedono!” disse, con la voce spezzata, ma il pensiero lo eccitava ancora di più.

Tiago iniziò a muoversi, prima lentamente, poi con spinte più profonde, ogni affondo che lo faceva sbattere contro il vetro. Il rumore dei loro corpi che si scontravano riempiva l’ascensore, insieme ai gemiti di Alessandro e ai grugniti bassi di Tiago. “Ti piace, eh? Guardare la città mentre ti scopo,” gli disse Tiago, con una mano che gli stringeva il fianco e l’altra che gli accarezzava il membro duro. Alessandro non rispose, troppo perso nelle sensazioni: il calore dentro di lui, il freddo del vetro sul petto, l’odore di sudore e sesso che li avvolgeva. Tiago accelerò, le spinte che diventavano selvagge, e Alessandro sentì l’orgasmo montare come un’onda. “Sto per venire,” ansimò, e Tiago gli strinse il membro con più forza. “Fallo, sporca il vetro,” gli ordinò, e Alessandro non poté trattenersi. Venne con un gemito forte, il seme che schizzava contro il vetro mentre Tiago continuava a spingerlo dentro di lui, finendo poco dopo con un grugnito profondo.

Rimasero così per qualche secondo, ansimando, con i corpi ancora premuti uno contro l’altro. Poi, con un rumore metallico, l’ascensore si rimise in moto. Alessandro si tirò su i pantaloni alla meglio, con le mani che gli tremavano, mentre Tiago si sistemava con un ghigno soddisfatto. Quando le porte si aprirono, uscirono con i vestiti sgualciti e i pantaloni appena allacciati, scambiandosi un’occhiata complice. I loro sorrisi erano quelli di due idioti felici, e nessuno dei due aveva niente da dire.

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