Racconti Piccanti
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La mia sorpresa del cazzo per il compleanno

La mia sorpresa del cazzo per il compleanno

07 Marzo 2026·6 min di lettura

Ho compiuto 29 anni ieri, e mio marito Lorenzo mi ha fatto un regalo che non scorderò mai. Sono Valeria, una donna che non si tira indietro davanti a niente, specialmente se si tratta di sesso. Io e Lorenzo siamo sposati da cinque anni, e da un paio abbiamo questa dinamica che a molti farebbe storcere il naso: a lui piace guardarmi mentre altri uomini mi prendono. Lo fa eccitare da morire, e a me… beh, a me piace essere al centro dell’attenzione, sentirmi desiderata e usata. È una cosa nostra, intima, che ci lega in un modo che non so spiegare. Per il mio compleanno, però, ha voluto strafare: sette dei suoi amici, tutti ex compagni di università o di palestra, sono venuti a casa nostra per una “festa” che non aveva niente a che fare con torte o candeline.

La giornata è iniziata tranquilla. Ero in camera a prepararmi, con Lorenzo che mi aiutava a scegliere il completino giusto. Ho messo una lingerie nera, di pizzo, che lascia poco all’immaginazione: reggiseno a balconcino che mi tira su le tette e un perizoma che praticamente sparisce tra le chiappe. Mi guardavo allo specchio e sentivo già il cuore battermi forte. Sapevo cosa stava per succedere, e l’idea mi faceva bagnare ancora prima di scendere in salotto. Lorenzo, con quella sua aria calma, mi ha dato un bacio sulla fronte e mi ha detto: “Vai e divertiti, amore. Io sarò lì a guardarti”. Indossava la sua gabbietta, quella che gli impedisce di venire senza il mio permesso. Gli piace sentirsi così, umiliato e impotente, mentre io mi prendo tutto quello che voglio.

Quando sono scesa, i ragazzi erano già lì, seduti sul divano e sulle poltrone del nostro salotto. Sette uomini, tutti tra i 28 e i 35 anni, fisici scolpiti da anni di palestra o sport. Mi hanno guardata entrare con occhi che brillavano di voglia. Io ho fatto la mia parte: un sorriso sfacciato, i tacchi che ticchettavano sul parquet, e mi sono inginocchiata al centro della stanza. “Sono tutta vostra stasera,” ho detto, con la voce un po’ roca dall’emozione. Sentivo il calore delle loro occhiate su di me, e già mi immaginavo cosa sarebbe successo. Lorenzo era seduto in poltrona, un po’ in disparte, con le mani sulle cosce e uno sguardo che era un misto di eccitazione e sofferenza. Sapevo che gli piaceva, ma sapevo anche che una parte di lui si sentiva spezzata a vedermi così. Ed è proprio questo che mi fa impazzire: il suo conflitto, la sua voglia di guardarmi mentre vengo distrutta da altri.

Uno dei ragazzi, Marco, un tipo alto con le spalle larghe, si è alzato per primo. Mi ha preso per un braccio, con una presa decisa ma non violenta, e mi ha tirato su. “Andiamo al tavolo,” ha detto, indicando il tavolo da pranzo al centro della stanza. Gli altri hanno riso, un risata sporca, da uomini che sanno cosa stanno per fare. Mi hanno fatto sdraiare sul tavolo, la superficie fredda contro la schiena nuda. Due di loro, non ricordo nemmeno i nomi in quel momento, mi hanno preso le gambe e me le hanno spalancate, tenendomele ferme. Sentivo l’aria fresca tra le cosce, il perizoma che ormai non nascondeva più niente. Ero esposta, vulnerabile, e la cosa mi faceva tremare di eccitazione. Marco si è inginocchiato tra le mie gambe, mi ha scostato il perizoma con un dito e ha iniziato a leccarmi. La sua lingua era calda, insistente, e mi faceva contorcere. “Cazzo, sei già fradicia,” ha detto, alzando lo sguardo su di me con un ghigno. Io ho solo ansimato, incapace di rispondere, mentre un altro ragazzo, forse Luca, mi stringeva i polsi sopra la testa.

Non so quanto tempo sia passato, ma le loro mani e le loro bocche erano dappertutto. Uno mi succhiava i capezzoli, mordendoli appena, facendomi gemere. Un altro mi baciava il collo, lasciandomi segni che avrei dovuto nascondere per giorni. Marco ha smesso di leccarmi e si è tirato su, slacciandosi i pantaloni. Ho visto il suo cazzo, duro e grosso, e ho sentito una scarica di adrenalina. “Ora vediamo come gridi,” ha detto, infilandosi un preservativo con una mano mentre con l’altra mi teneva una gamba aperta. Si è posizionato tra le mie cosce e mi è entrato dentro con un colpo secco, facendomi scappare un urlo. Era lento ma deciso, ogni spinta mi faceva sbattere contro il tavolo. Gli altri guardavano, alcuni già con i pantaloni slacciati, che si toccavano o aspettavano il loro turno. Io giravo la testa verso Lorenzo, lo vedevo con le mani che tremavano, che si sfiorava sopra la gabbietta. “Guardami mentre mi riempiono,” ho gridato, con la voce spezzata dal piacere. “È per te che lo faccio.”

Dopo Marco, è stato il turno di un altro, poi di un altro ancora. Mi passavano come se fossi un giocattolo, e io li lasciavo fare, perché ogni colpo, ogni spinta, mi mandava in paradiso. A un certo punto, uno di loro, un tipo con la barba che non avevo mai visto bene, ha detto: “Proviamo insieme.” Non ho nemmeno avuto il tempo di capire: mi hanno tirata giù dal tavolo per un momento, giusto per sistemarsi. Uno si è sdraiato sul tavolo, con il cazzo già duro e pronto. Mi hanno fatta salire sopra di lui, a cavalcioni, e io mi sono abbassata lentamente, sentendolo entrare nella figa. Poi un altro si è messo dietro di me, mi ha sputato sul culo per lubrificarmi e ha iniziato a spingere. “Rilassati, dai,” mi ha detto, mentre io stringevo i denti. Faceva male, ma era un dolore che si mescolava al piacere in un modo che non so descrivere. Quando è entrato, ho urlato di nuovo, sentendomi piena come mai prima. Il tipo sotto di me mi scopava dal basso, quello dietro mi teneva i fianchi e spingeva con forza. Un terzo si è avvicinato davanti, mi ha preso per i capelli e mi ha infilato il cazzo in bocca. “Succhialo bene,” ha ringhiato, e io ho fatto del mio meglio, anche se a malapena riuscivo a respirare con tutto quello che succedeva.

Mentre uno mi scopava la bocca, un altro mi ha messo una mano tra le gambe, iniziando a strofinarmi il clitoride con il pollice. Ero un casino di gemiti e ansiti, il corpo che tremava per lo sforzo e il piacere. Sentivo l’odore del sesso, il sudore, il lattice dei preservativi. I loro grugniti, le loro voci che mi dicevano “Brava, troia, prendi tutto” mi mandavano fuori di testa. Ogni tanto guardavo Lorenzo, i suoi occhi fissi su di me, la sua mano che si muoveva inutilmente sopra la gabbietta. Sapevo che era al limite, ma non poteva venire. E questo mi faceva godere ancora di più.

Non so quanto sia durato, ma alla fine ero distrutta. Mi hanno tirata giù dal tavolo e mi hanno fatta sdraiare sul divano, le gambe aperte, il corpo che ancora tremava per gli orgasmi che mi avevano fatto avere, uno dietro l’altro. Alcuni di loro si erano tolti i preservativi per venire fuori, e sentivo il calore appiccicoso sulla pancia, sulle cosce, sul petto. Ero un disastro, con il fiato corto e la voce rotta. Loro mi accarezzavano, mi baciavano la pelle sudata, mi dicevano che ero stata pazzesca. Io riuscivo solo a mormorare un “Grazie” a tutti, mentre il mio ultimo orgasmo mi lasciava tremante, le gambe che non smettevano di vibrare.

Lorenzo era ancora lì, in poltrona, con uno sguardo che era un misto di adorazione e tormento. Gli ho sorriso, esausta, mentre uno dei ragazzi mi passava un asciugamano per pulirmi un po’. Non c’era bisogno di parole. Sapevamo entrambi che questa serata era stata perfetta per noi, nel nostro modo strano e unico. I ragazzi hanno iniziato a rivestirsi, a scherzare tra loro, come se non fosse successo niente di che. Io sono rimasta sul divano, ancora mezza nuda, a riprendere fiato. E mentre li guardavo andare via, uno dopo l’altro, sapevo che questa sarebbe stata una di quelle sere che io e Lorenzo avremmo ricordato per sempre.

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