Una cagna da ricordare
Mi chiamo Marco, ho 38 anni, e da qualche anno ho scoperto un lato di me che non immaginavo esistesse. Quando mi guardo allo specchio con un vestito aderente, i tacchi alti e il trucco curato, non vedo più l’uomo che sono stato per tanto tempo. Vedo una versione di me che mi eccita, che mi fa sentire vivo. Stasera ho deciso di spingermi oltre: sono andato in una discoteca del centro, un posto rumoroso e pieno di luci stroboscopiche, indossando una gonna corta di pelle nera, una maglia rossa scollata e una parrucca castana che mi arriva alle spalle. Sotto, un perizoma che mi stringe appena e che mi ricorda, a ogni passo, il gioco che sto giocando.
Non sono qui per ballare, non solo almeno. Sono qui per vedere fino a dove posso arrivare, per sentire gli occhi addosso, per giocare con il desiderio. Mi muovo tra la folla, il cuore che batte forte, il sudore che mi imperla la schiena sotto il tessuto sintetico. Mi fermo al bancone del bar, ordino un gin tonic e, mentre aspetto, sento due voci familiari alle mie spalle.
“Marco? Ma sei tu?”
Mi giro di scatto, il bicchiere quasi mi scivola di mano. Davanti a me ci sono Luca e Matteo, due vecchi compagni di università che non vedo da almeno dieci anni. Luca è ancora quel tipo robusto, con i capelli corti e un ghigno che non è cambiato di una virgola. Matteo, più magro, ha una camicia sbottonata e un’aria strafottente. Mi guardano, prima sorpresi, poi con un sorriso che si allarga sempre di più.
“Porca miseria, Marco, non ti avrei mai riconosciuto,” dice Luca, avvicinandosi. “Che ci fai conciato così?”
Non so cosa rispondere, sento le guance bruciarmi sotto il fondotinta. “Ehm, niente, solo… mi diverto un po’. E voi? Da quanto tempo.”
Matteo scoppia a ridere, dandomi una pacca sulla spalla. “Sempre il solito, eh? Sempre a fare cose strane. Però, cazzo, ti sta bene. Sembri una vera…”
“Zitto, Mat,” lo interrompe Luca, ma ha gli occhi che brillano. “Beviamo qualcosa insieme, dai. Raccontaci tutto.”
Ci sediamo in un angolo della discoteca, lontano dalla pista, con la musica che ci arriva ovattata. Parliamo del passato, delle serate universitarie, ma io sento i loro sguardi su di me, sul mio corpo, sulle gambe accavallate sotto la gonna. Non è solo curiosità, lo so. È qualcosa di più pesante, di più viscerale. E, dannazione, mi piace.
Dopo un paio di drink, Luca si avvicina, la sua voce si abbassa. “Senti, Marco, o come vuoi che ti chiami stasera… ti va di venire a casa nostra? Stiamo qui vicino, abbiamo roba da bere, ci rilassiamo un po’.”
Non ho bisogno di pensarci troppo. “Va bene. Ma non chiamatemi Marco. Stasera sono… Martina.”
Matteo ride di nuovo, un suono rauco. “Martina, eh? Perfetto. Andiamo, Martina.”
Il tragitto fino al loro appartamento è breve, ma carico di tensione. Cammino tra loro due, i tacchi che risuonano sull’asfalto, il loro profumo di colonia e sudore che mi arriva a ondate. Non parliamo molto, ma ogni tanto Matteo mi sfiora il fianco con una mano, e Luca mi guarda di sbieco, come se stesse già immaginando qualcosa. Io mi sento un mix di paura e eccitazione, il cuore che mi martella nel petto.
Arrivati a casa loro, un appartamento disordinato con bottiglie sparse e un divano logoro, ci sediamo con un altro bicchiere in mano. La conversazione si fa più intima, più diretta.
“Quindi, Martina,” inizia Luca, appoggiandosi allo schienale con un sorrisetto. “Ti piace giocare a fare la donna, eh? Ti senti bene così?”
Annuisco, la gola secca. “Sì. Mi fa sentire… diverso. Libero.”
Matteo si sporge verso di me, i suoi occhi scuri che brillano. “Libero, eh? E quanto sei disposto a liberarti stasera?”
Non rispondo subito, ma il calore che sento tra le gambe parla per me. Luca si alza, viene a sedersi accanto a me, così vicino che sento il calore del suo corpo. “Sai, Martina, sei fottutamente sexy così. Non avrei mai pensato di dirtelo, ma guardati. Sei uno spettacolo.”
La sua mano si posa sulla mia coscia, sotto la gonna, e io non mi tiro indietro. Anzi, mi spingo un po’ più verso di lui, lasciando che le sue dita scivolino più in alto. Matteo ci guarda, poi si alza e si mette dall’altro lato. “Cazzo, Luca, non perdiamo tempo. Martina vuole giocare, si vede.”
Non c’è bisogno di parole. Mi sollevano quasi di peso, portandomi verso una camera da letto con un materasso sfatto e tende abbassate. Luca mi spinge sul letto, la gonna che si alza mentre cado all’indietro. Mi guarda con una fame che mi fa rabbrividire. “Togliti quella maglia, Martina. Fammi vedere cosa nascondi.”
Obbedisco, le mani che tremano un po’ mentre mi sfilo la maglia rossa, lasciando scoperto il reggiseno imbottito che porto per dare forma. Matteo fischia piano. “Porca troia, sembri vera. Ma sotto sei ancora Marco, vero? Fammi vedere.”
Mi slaccio la gonna con un gesto lento, lasciandola cadere. Il perizoma nero è teso, e si vede chiaramente il rigonfiamento del mio membro che pulsa sotto il tessuto. Luca ride, un suono profondo. “Oh, guarda qui. La nostra Martina ha un bel pacco. Ma stasera sei la nostra cagna, vero? Lo vuoi?”
Non ho il tempo di rispondere che Matteo mi tira verso di sé, facendomi mettere a quattro zampe sul letto. Sento le sue mani sulle mie natiche, che stringono forte, mentre Luca si slaccia i pantaloni davanti a me. Il suo membro è già duro, grosso, con una vena che pulsa lungo l’asta. Lo vedo da vicino, a pochi centimetri dalla mia faccia, e l’odore muschiato mi colpisce, un misto di sudore e pelle che mi fa venire l’acquolina in bocca.
“Succhia, Martina,” ordina Luca, la voce roca. “Fammi vedere quanto sei brava.”
Non esito. Lo prendo in bocca, sentendo la sua carne calda e dura contro la lingua, il sapore salato che mi riempie i sensi. Succhio lentamente, muovendo la testa avanti e indietro, mentre le sue mani mi afferrano i capelli della parrucca, guidandomi. “Cazzo, sì, così. Sei una troia nata, lo sai?”
Dietro di me, Matteo mi abbassa il perizoma con un gesto secco, esponendo il mio sedere. Sento le sue dita, fredde e umide di saliva, che iniziano a esplorare, spingendosi dentro senza troppi preamboli. Gemo intorno al membro di Luca, il dolore e il piacere che si mescolano mentre Matteo mi prepara. “Rilassati, Martina. Lo vuoi, vero? Dimmi quanto lo vuoi.”
Non posso parlare, con la bocca piena, ma annuisco, spingendomi indietro contro le sue dita. Lui ride. “Brava cagna. Ti piace essere aperta, eh? Aspetta di sentire il resto.”
Luca mi tira via per un momento, guardandomi negli occhi. “Ti sta bene così, Martina? Vuoi che ti scopiamo per bene?”
La mia voce è tremante, ma decisa. “Sì. Fatelo. Voglio sentirvi dentro.”
Non se lo fanno ripetere. Matteo si posiziona dietro di me, il suono dello strappo di un preservativo che si apre, poi il contatto della sua punta contro di me. È grosso, più di quanto mi aspettassi, e quando inizia a spingere, sento un bruciore che mi fa stringere i denti. Ma non mi fermo, non mi tiro indietro. Voglio tutto. “Cazzo, sei stretto,” geme Matteo, afferrandomi i fianchi. “Ma ci entro, tranquilla. Ti apro per bene.”
Ogni spinta è un mix di dolore e piacere, il suo ritmo che aumenta mentre mi abituo alla sensazione. Davanti a me, Luca mi rimette il suo membro in bocca, e io succhio con più forza, lasciandomi usare da entrambi. Il suono dei nostri corpi che si scontrano riempie la stanza, un ritmo umido e osceno, mescolato ai loro gemiti e alle loro parole.
“Guardala, Luca,” dice Matteo, ansimando. “Si fa inculare come una cagna in calore. Ti piace, eh, Martina? Dimmi quanto ti piace il mio cazzo nel culo.”
Non riesco a parlare, ma gemo, un suono soffocato che li fa ridere entrambi. Luca mi stringe più forte la testa. “Rispondi, troia. Ti piace o no?”
Sputo fuori il suo membro per un istante, la voce spezzata. “Sì, cazzo, mi piace. Non smettere, Matteo. Spingi più forte.”
E lui lo fa. Le sue spinte diventano più profonde, più violente, ogni colpo che mi fa tremare, il letto che scricchiola sotto di noi. Sento il sudore che mi cola lungo la schiena, l’odore acre del sesso che ci avvolge tutti. Le mani di Matteo mi stringono i fianchi con forza, lasciando segni rossi sulla pelle, mentre Luca mi guarda dall’alto, il suo membro che pulsa nella mia bocca. “Brava, Martina. Sei la nostra puttana stasera. Ti riempiamo da tutte le parti.”
Non so quanto tempo passi, ma il ritmo non rallenta. Matteo mi scopa senza sosta, cambiando angolo ogni tanto, colpendo punti dentro di me che mi fanno vedere le stelle. Il mio membro, ancora intrappolato nel perizoma, è duro come non mai, e ogni spinta di Matteo lo strofina contro il tessuto, portandomi vicino al limite. Luca, davanti, si tira indietro per un momento, osservandoci mentre si masturba lentamente. “Cazzo, Mat, guardala. Sta godendo come una porca. Diamo il cambio, dai. Voglio sentire com’è.”
Si scambiano di posto con una rapidità impressionante. Luca si mette dietro di me, il suo membro ancora lucido della mia saliva, mentre Matteo viene davanti, afferrandomi la testa. “Apri la bocca, Martina. Puliscimi per bene.”
Obbedisco, leccando il suo membro, sentendo il sapore di lattice e sudore, mentre Luca si prepara dietro di me. È più grosso di Matteo, e quando inizia a spingere dentro, il bruciore è quasi insopportabile per un momento. Gemo forte, ma non mi fermo, non voglio che smettano. “Piano, cazzo,” dico, la voce strozzata. “Sei enorme.”
Luca ride, dandomi una sculacciata che mi fa sobbalzare. “Piano un cazzo, Martina. Ti prendi tutto. Sei la mia cagna, ricordi?”
E spinge, centimetro dopo centimetro, finché non è completamente dentro. Il senso di pienezza è incredibile, quasi doloroso, ma allo stesso tempo mi fa sentire vivo come mai prima. Le sue spinte sono lente all’inizio, ma poi accelerano, ogni colpo che mi scuote, facendomi gemere contro il membro di Matteo. Il ritmo tra loro due è perfetto, uno mi scopa il culo, l’altro la bocca, e io sono al centro, usato, desiderato, perso in una nebbia di piacere.
“Ti piace, vero?” dice Matteo, la voce rauca mentre mi guarda dall’alto. “Ti piace fare la troia per noi. Dimmi come ti senti con due cazzi che ti riempiono.”
Annuisco, incapace di parlare, i gemiti che mi sfuggono a ogni spinta di Luca. Il mio corpo è un fascio di nervi tesi, il piacere che sale come un’onda che non posso fermare. Sento il mio membro pulsare, il tessuto del perizoma che lo strofina a ogni movimento, e so che sto per venire, senza nemmeno toccarmi.
“Sto per… cazzo, sto per venire,” riesco a dire, tra un gemito e l’altro.
Luca ride dietro di me, dandomi un’altra sculacciata. “Vieni, Martina. Fammi vedere come godi mentre ti inculiamo. Dai, cagna, vieni per noi.”
E succede. Un’onda di piacere mi travolge, il mio membro che si contrae nel perizoma, schizzando caldo contro il tessuto mentre tremo, le gambe che quasi cedono. Gemo forte, un suono animalesco, mentre Luca continua a spingere dentro di me, prolungando l’orgasmo fino a farmi quasi svenire. Matteo mi guarda, il suo volto contorto dal piacere. “Cazzo, sì, guardati. Sei un disastro, Martina.”
Non passa molto prima che anche loro raggiungano il limite. Matteo si tira indietro, masturbandosi davanti alla mia faccia. “Apri la bocca, troia. Prendi tutto.”
Obbedisco, la lingua fuori, mentre lui viene con un gemito gutturale, il suo seme che mi colpisce il viso, caldo e appiccicoso, scivolandomi lungo il mento. Dietro di me, Luca si irrigidisce, le sue spinte che diventano irregolari. “Cazzo, ci sono. Prendilo, Martina.”
Sento il calore dentro di me, anche attraverso il preservativo, mentre lui viene con un ringhio, stringendomi i fianchi così forte che so che avrò i lividi domani. Restiamo così per un momento, ansimando tutti e tre, il silenzio rotto solo dal nostro respiro pesante. Poi, lentamente, si tirano indietro, lasciandomi collassare sul letto, il corpo tremante, il viso e il sedere che bruciano di un mix di dolore e soddisfazione.
Matteo si sdraia accanto a me, ridendo piano. “Porca miseria, Martina. Sei stata una cagna da ricordare stasera.”
Luca annuisce, passandosi una mano tra i capelli sudati. “Già. Non ti dimenticheremo facilmente. Vuoi tornare, qualche volta?”
Non rispondo subito, ma dentro di me so già la risposta. Mi sento usato, ma anche incredibilmente vivo. E, mentre mi pulisco il viso con un angolo del lenzuolo, non posso fare a meno di sorridere.
