Tradimento consensuale
Sono seduto nella penombra del mio studio, tre monitor davanti a me che illuminano il mio viso con una luce fredda. Il cuore mi martella nel petto, ma non è solo eccitazione. È un misto di ansia, desiderio e quella sensazione di perdere il controllo che mi fa sudare le mani. Ho 32 anni, sono un ingegnere informatico, e ho sempre avuto bisogno di avere tutto sotto controllo. Ogni variabile, ogni dato, ogni possibilità. Per questo ho creato l’app. Un software che mi permette di sapere tutto di Sofia, mia moglie, in tempo reale: posizione GPS, battito cardiaco, audio ambientale. È un capolavoro di tecnologia, un’estensione del mio bisogno di dominare ogni aspetto della nostra vita. Ma non avevo previsto che Sofia, la mia Sofia, quella donna che credevo timida e riservata, si sarebbe rivelata qualcos’altro.
Ho iniziato a lavorare all’app un anno fa, in segreto. Le ho detto che era un progetto per il lavoro, un sistema di monitoraggio per la sicurezza. Lei ha annuito, con quel sorriso dolce che mi ha sempre fatto sciogliere, e non ha fatto domande. Sofia ha 30 anni, è una grafica freelance, e il suo mondo è fatto di colori, creatività e caos. Tutto quello che io non sono. Quando le ho proposto l’idea, non come progetto lavorativo ma come gioco tra noi, ero terrorizzato che mi desse del pazzo. Invece, i suoi occhi si sono illuminati. “Vuoi guardarmi mentre sono con altri?” ha chiesto, con una voce così calma che mi ha spiazzato. Ho annuito, incapace di parlare. “Va bene, Luca. Ma decido io con chi e quando. E tu non puoi fare niente, solo guardare.”
È così che siamo arrivati a stasera. Sono le 21:47, e Sofia è in un hotel a 40 chilometri da casa. Io sono qui, con il cock cage che mi stringe, una scelta che ho fatto per rendere tutto più… reale. Non posso toccarmi, non posso fare nulla se non ascoltare e guardare i dati che scorrono sui monitor. Il primo schermo mostra la sua posizione su una mappa, un puntino rosso che pulsa in una camera d’albergo. Il secondo schermo visualizza il suo battito cardiaco: 92 bpm, per ora. Il terzo è l’audio, un flusso continuo che mi arriva tramite un microfono nascosto nella collana che le ho regalato. Sento la sua voce, bassa e roca, mentre parla con due uomini. Li riconosco subito: sono Marco e Davide, due suoi colleghi. Li ha scelti lei, e io non ho potuto dire niente.
“Ragazzi, siete sicuri che non vi crea problemi?” dice Sofia, con un tono che è un misto di curiosità e malizia. La sua voce mi arriva nitida, come se fosse nella stanza con me.
“Problemi? Sei uno spettacolo, Sofi,” risponde Marco, con una risata profonda. “Se tuo marito è d’accordo, chi siamo noi per dire di no?”
Sento il rumore di un bicchiere che viene posato su un tavolo, poi il fruscio di vestiti che vengono slacciati. Il battito di Sofia sale a 105. Il mio stomaco si stringe, ma non posso distogliere gli occhi dai monitor. “Luca sta ascoltando, sapete?” dice lei, e c’è una nota di divertimento nella sua voce. “Gli piace sentire tutto. Vero, amore?”
Non posso risponderle, ma il mio cuore salta un battito. Sa che sono qui, sa che sto ascoltando ogni parola, ogni respiro. “Fagli sentire quanto ci divertiamo, allora,” dice Davide, con un tono che mi fa stringere i denti.
Il suono dei vestiti che cadono a terra è chiaro, quasi amplificato dal microfono. Sento il respiro di Sofia che si fa più corto, il suo battito che sale a 110. “Toccami qui,” dice lei, e la sua voce è un sussurro che mi fa venire la pelle d’oca. Non posso vedere, ma immagino tutto. Immagino Marco che le sfiora il collo, Davide che le slaccia il reggiseno. Sento un gemito basso, il suo, e il battito schizza a 120. “Sì, così,” mormora lei.
Passano pochi minuti, ma sembrano ore. I rumori si fanno più intensi: il suono di labbra che si incontrano, di mani che esplorano, di respiri che si mescolano. “Sei bagnata da morire,” dice Marco, e la sua voce è carica di desiderio. Sofia ride, un suono che mi trafigge. “Lo so. E lui lo sa. Vero, Luca? Lo senti quanto sono pronta?”
Il battito è a 130 ora, e io sto tremando. Il cock cage mi stringe, è una tortura, ma non posso fare altro che ascoltare. Sento il rumore di una cintura che viene slacciata, poi un altro gemito, più profondo, più gutturale. “Piano, Marco,” dice lei, ma non c’è paura nella sua voce, solo eccitazione. “Fammi abituare.”
Non so quanto tempo passa, ma i suoni diventano un coro di carne e desiderio. Sento il rumore di un letto che cigola, di corpi che si muovono, di pelle che sbatte contro pelle. Il battito di Sofia arriva a 140, poi a 150. I suoi gemiti sono sempre più forti, quasi urla, e ogni tanto pronuncia i loro nomi. “Davide, più forte,” dice, e poi un grido che mi fa chiudere gli occhi per un momento. “Marco, lì, sì!”
Il microfono cattura tutto con una chiarezza brutale: il suono umido dei loro corpi che si uniscono, il ritmo dei colpi, i respiri affannosi. Sento l’odore immaginario del sesso, il calore della stanza, il sudore che deve colare sulla loro pelle. Il battito di Sofia tocca i 160, e so che è vicina. “Sto per venire,” ansima, e la sua voce è spezzata, disperata. “Luca, ascoltami, sto per venire per te!”
Il suo urlo mi colpisce come un pugno. È un suono primordiale, selvaggio, e mentre raggiunge l’orgasmo grida il mio nome. “Luca! Luca!” Sento Marco e Davide che grugniscono, i loro respiri che si fanno irregolari. “Riempimi,” dice lei, e la sua voce è un ordine, un’implorazione. Sento il suono dei loro corpi che si tendono, il rumore di qualcosa di bagnato, viscerale, e poi un silenzio rotto solo dai loro respiri pesanti. Il battito di Sofia scende lentamente, da 160 a 130, poi a 110.
“È stato… incredibile,” dice Davide, con la voce ancora spezzata. Sofia ride, un suono stanco ma soddisfatto. “Lo so. E Luca lo ha sentito tutto. Vero, tesoro? Ti è piaciuto?”
Non posso risponderle, ma il mio corpo trema. Il cock cage è una prigione, e ogni muscolo del mio corpo urla per un sollievo che non posso avere. Sento il rumore di un bacio, poi di vestiti che vengono raccolti. “Ci vediamo presto, Sofi,” dice Marco. “Quando vuoi,” risponde lei, con quella voce che ora è tornata calma, quasi dolce.
Quando l’audio si interrompe, perché Sofia ha spento il microfono, resto a fissare i monitor. Il puntino rosso è ancora lì, nella camera d’albergo. Il battito è sceso a 85. Mi passo una mano sul viso, sudato, e realizzo che non ho mai provato niente di simile in vita mia. Non è solo eccitazione. È un misto di perdita, desiderio e una strana forma di potere. So tutto di lei, ma non posso toccarla. Posso solo ascoltare.
Nei giorni successivi, non parliamo di quello che è successo. Non direttamente, almeno. Sofia mi guarda con un sorrisetto, come se sapesse qualcosa che io non so. Mi bacia sulla fronte prima di uscire per andare al lavoro, e io resto a fissare il vuoto. Ma poi, una sera, mi arriva un messaggio da un amico, Carlo. “Ehi, Luca, ho sentito parlare della tua app. Io e Giulia vorremmo provarla. Ti va di aiutarci a organizzare una sessione?”
Non so come abbia fatto a diffondersi la notizia, ma presto ricevo altri messaggi. Coppie del nostro giro di amici, persone che non avrei mai immaginato, mi chiedono di configurare l’app per loro. Divento una sorta di regista digitale, un voyeur di massa che gestisce le sessioni di altri mariti. Configuro i monitor, imposto i parametri, ascolto i loro respiri e i loro gemiti, ma ogni volta che chiudo gli occhi, sento ancora Sofia che grida il mio nome mentre viene riempita, a 40 chilometri da me.
E so che non smetterò mai di volerlo sentire ancora.
