Vedere le stelle
Non avrei mai pensato che un blackout potesse cambiare tutto. Ero a casa, solo, con la TV accesa e una birra in mano, quando all’improvviso la luce è sparita. Non solo in casa mia, ma in tutta la città. Un buio pesto, totale, che ti faceva sentire come se il mondo fosse svanito. Dalle finestre non si vedeva nulla, solo un vuoto nero dove di solito brillavano i lampioni e le finestre dei palazzi vicini. Ho preso il telefono, ma anche la rete era andata. Ero isolato. Poi ho sentito bussare alla porta.
“Ehi, sei sveglio?” Era la voce di Sara, la mia vicina del piano di sopra. La conoscevo appena, qualche saluto sulle scale, un sorriso di circostanza. Ma quella sera la sua voce sembrava diversa, più carica, come se avesse bisogno di qualcosa.
Ho aperto. Era lì, con una candela in mano che le illuminava appena il viso. Indossava un vestito leggero, estivo, che le aderiva al corpo in un modo che non avevo mai notato prima. “È tutto spento, ovunque. Non ti va di salire sul tetto con me? Magari si vedono le stelle, con questo buio.”
Non ci ho pensato due volte. “Dammi un secondo.” Ho preso una giacca, anche se l’aria di fine estate era ancora calda, e l’ho seguita. Abbiamo fatto le scale a fatica, con la luce tremolante della candela che proiettava ombre strane sui muri. Arrivati sul tetto, abbiamo spento la candela. Non serviva. Il cielo sopra di noi era uno spettacolo che non vedevo da anni: un tappeto di stelle, nitide come non le avevo mai viste in città.
“Guarda che roba,” ha detto Sara, con la voce che tremava appena. “Sembra irreale.”
Ci siamo avvicinati al parapetto, un muretto basso che correva lungo il bordo del tetto. Sotto di noi, la città era un buco nero, senza un bagliore, senza un rumore. Solo il vento, che lassù soffiava più forte, ci avvolgeva con folate fresche. Mi sono messo dietro di lei, senza pensarci troppo, e ho appoggiato le mani sui suoi fianchi. Lei non si è mossa, non ha detto nulla, ma ho sentito il suo corpo rilassarsi contro il mio.
“Dove guardi?” le ho chiesto, a voce bassa, quasi un sussurro vicino al suo orecchio. L’odore dei suoi capelli mi ha colpito subito, un misto di shampoo dolce e qualcosa di più caldo, di pelle.
“Non lo so, ovunque. Non si vede niente, ma è come se sentissi tutto.” La sua voce era tesa, ma non di paura. Era eccitazione, lo sentivo.
Le mie mani si sono mosse lente, scivolando sotto l’orlo del suo vestito. La stoffa era leggera, quasi inesistente, e la sua pelle sotto era calda, morbida. Ho risalito piano le sue cosce, sfiorandola appena, e ho sentito il suo respiro cambiare, farsi più corto. Non diceva nulla, ma si premeva di più contro di me, come un invito silenzioso. Ho continuato a toccarla, risalendo fino ai fianchi, e ho trovato il bordo delle sue mutandine. Le ho sfiorate con le dita, senza fretta, godendomi la sensazione di quel tessuto sottile sotto le mani.
“Ti tremano le gambe,” ho detto, con la bocca vicino al suo collo. Sentivo il profumo della sua pelle, un misto di sudore leggero e qualcosa di più profondo, che mi faceva girare la testa.
“Colpa tua,” ha risposto, con un sorriso che ho sentito più che visto. “Non ti fermare.”
Non l’ho fatto. Ho tirato piano il tessuto delle mutandine, facendole scivolare lungo le sue gambe. Lei ha lasciato che cadessero a terra, senza muoversi, senza protestare. Le sue mani erano appoggiate al parapetto, e il suo corpo era leggermente piegato in avanti, come se sapesse già cosa stava per succedere. Io ero dietro di lei, premuto contro il suo calore, e sentivo il vento che ci sferzava, freddo sulla pelle, mentre sotto di noi la città era un nulla silenzioso.
“Non guardare in basso,” le ho detto, mentre le sollevavo il vestito fino alla vita. La sua pelle era liscia, perfetta sotto le mie mani, e la vista del suo corpo esposto in quel buio mi faceva battere il cuore più forte. “Potresti cadere.”
“Non mi fai cadere tu?” ha ribattuto, voltando appena la testa. I suoi occhi brillavano, anche senza luce, e c’era una sfida nella sua voce.
Ho sorriso, ma non ho risposto. Mi sono slacciato i pantaloni, sentendo l’aria fresca sulla pelle, e mi sono avvicinato ancora di più. La sensazione del suo corpo contro il mio era elettrica, e quando l’ho presa, con una lentezza che quasi mi faceva impazzire, ho sentito il suo gemito basso, quasi soffocato dal vento. Era stretta, calda, e ogni movimento era come una scarica che mi attraversava. Le mie mani erano sui suoi fianchi, stringendola forte, mentre mi muovevo dentro di lei con un ritmo calmo, profondo, assaporando ogni secondo.
“Più forte,” ha detto, con la voce spezzata. “Non mi rompo, sai?”
“Non vuoi che duri?” le ho risposto, mordendole piano il collo. Il sapore della sua pelle era salato, caldo, e sentivo i suoi muscoli contrarsi sotto le mie mani.
“Voglio sentirti, tutto. Non farmi aspettare.” Le sue parole erano crude, dirette, e mi hanno spinto a dare di più. Ho accelerato, ma senza fretta, mantenendo un controllo che mi costava fatica. Ogni spinta era precisa, profonda, e il suono dei nostri corpi che si incontravano si mescolava al rumore del vento. Le sue mani stringevano il parapetto, le nocche bianche anche nel buio, e sentivo il suo respiro diventare sempre più irregolare.
“Se qualcuno ci vede da un altro tetto, che pensi?” le ho chiesto, con la voce roca, mentre le mie mani risalivano lungo il suo corpo, sotto il vestito, fino a stringerle il seno. I suoi capezzoli erano duri sotto le dita, e lei si è inarcata contro di me, cercando ancora più contatto.
“Che pensi un cazzo. Non si vede niente, e se anche fosse… che guardino.” Ha riso, un suono corto, spezzato da un altro gemito. “E poi, non ti piace l’idea che qualcuno ci stia spiando?”
Non ho risposto, ma il pensiero mi ha colpito come un’onda. Il rischio, il vento che ci spingeva, il buio totale sotto di noi: tutto aggiungeva un’adrenalina che non avevo mai provato. Le ho stretto i fianchi più forte, muovendomi con più decisione, e il suo corpo ha risposto subito, tremando sotto di me. Sentivo l’odore del suo sudore, il calore della sua pelle, e il suono dei suoi gemiti che si mescolava al rumore del vento. Era tutto così reale, così crudo, che quasi non riuscivo a pensare.
“Sto per…” ha iniziato a dire, ma non ha finito la frase. Il suo corpo si è teso, le sue mani hanno stretto il parapetto con forza, e ho sentito il suo calore stringersi attorno a me, un’ondata che mi ha travolto. Ho continuato a muovermi, portandola oltre quel limite, finché non ha lasciato andare un respiro lungo, tremante.
“Non fermarti ora,” ha sussurrato, voltando appena la testa. “Non lasciarmi così.”
Non avevo intenzione di fermarmi. Ma volevo di più, volevo vederla. L’ho fatta voltare, con delicatezza ma decisa, e l’ho stretta contro di me. Il suo corpo era caldo, sudato, e il suo respiro ancora affannoso. Le ho preso il viso tra le mani e l’ho baciata, a lungo, nel buio. La sua bocca era morbida, calda, con un sapore dolce e salato che mi faceva impazzire. Le sue mani si sono infilate sotto la mia maglietta, graffiandomi piano la schiena, e io ho premuto il mio corpo contro il suo, sentendo ogni curva, ogni movimento.
“Siamo ancora sul bordo,” ha detto, con la voce bassa, mentre le sue labbra sfioravano le mie. “Non hai paura?”
“Di cadere? No. Di te, forse.” Ho sorriso contro la sua bocca, e lei ha riso piano, mordendomi il labbro inferiore.
“Allora tienimi stretta.” Le sue gambe si sono avvolte attorno ai miei fianchi, e io l’ho sollevata appena, premendola contro il parapetto. Sentivo il vuoto dietro di lei, il vento che ci spingeva, ma non importava. Ero troppo preso da lei, dal calore del suo corpo, dal modo in cui si muoveva contro di me. Mi sono slacciato di nuovo, con una mano, mentre l’altra la teneva ferma, e sono entrato in lei con un movimento deciso, profondo. Il suo gemito è stato più forte stavolta, e ho sentito le sue unghie conficcarsi nella mia schiena.
“Così mi fai urlare,” ha detto, con la voce spezzata, mentre si aggrappava a me. “E se qualcuno ci sente?”
“Che sentano. Non mi importa.” Le mie mani erano sotto le sue cosce, sostenendola, mentre mi muovevo con un ritmo che non riuscivo più a controllare. Il suo corpo era un fuoco contro il mio, ogni movimento amplificato dal buio, dal rischio, dal vento che ci avvolgeva. Sentivo il suo respiro caldo sul collo, i suoi gemiti che diventavano sempre più intensi, e il calore della sua pelle sotto le mani. Ogni sensazione era amplificata, ogni tocco sembrava bruciare.
“Non resisto più,” ha detto, con la voce che tremava. “Fallo, ora.”
Le sue parole mi hanno spinto oltre il limite. Ho accelerato, sentendo il suo corpo stringersi di nuovo attorno a me, e il piacere è arrivato come un’onda, travolgente, lasciandomi senza fiato. Ho continuato a muovermi, più lento, mentre lei tremava contro di me, le sue mani che mi stringevano come se non volesse lasciarmi andare. Siamo rimasti così, avvinghiati, con il vento che ci accarezzava la pelle sudata, e il buio che ci avvolgeva come una coperta.
Quando finalmente ci siamo separati, l’ho stretta al petto, le mie braccia attorno a lei come se potessi proteggerla da tutto. Il suo respiro era ancora irregolare, e sentivo il battito del suo cuore contro il mio. Abbiamo guardato il cielo, quel tappeto di stelle sopra di noi, e per un momento non c’era nient’altro. Solo noi, il vento, e una città senza luci sotto di noi.
“Se il blackout finisce ora, mi incazzo,” ha detto, con una risata bassa, ancora appoggiata al mio petto.
“Tranquilla. Abbiamo tutto il buio che vogliamo.” Le ho baciato la fronte, e siamo rimasti lì, abbracciati, con il mondo sparito sotto di noi.
